domenica 17 aprile 2011

Bistecche


Oggi ho portato i bambini al Bancolat a San Piero a Grado. E' un distributore automatico di latte presso uno dei laboratori della facoltà di Agraria, gestito dal Centro Enrico Avanzi. Ci andiamo quasi ogni fine settimana a prendere il latte crudo dalla macchinetta, è molto buono, se siete da queste parti vi consiglio di andarci.

Poi i bambini vogliono andare a vedere i vitellini, e magari a dargli da mangiare. Sono così teneri, dovreste vedere! Chiaramente non collegano il vitello con le bistecche e gli hamburger, e non sarò certo io a traumatizzarli, almeno per ora.

Mentre siamo lì che guardiamo i bovini, un giovane extracomunitario pulisce la piccola stalla e distribuisce il fieno.  La stragrande maggioranza degli italiani rifiuterebbe un lavoro del genere, tutto il giorno in mezzo alla puzza di merca di vacca per pochi euro. I vecchi contadini e gli extracomunitari sono gli unici rimasti a voler fare questi lavori: i giovani italiani vogliono (giustamente) fare i dottori, o almeno gli idraulici. Tutti aspirano a innalzare il proprio benessere, a migliorare la loro classe sociale, e nessuno vuole essere retrocesso in serie B. Tutto ciò è ovvio, umano, comprensibile.

Mentre guardo il tipo lavorare, mi viene da pensare a quanto siano diventati insensibili gli italiani. Come i bambini con i vitelli, gli italiani non si rendono conto che lo stesso extracomunitario che hanno visto sbarcare sulle coste della Sicilia qualche mese fa, molto probabilmente adesso sta confezionando i polli che si trovano tutti belli allineati al supermercato. Eppure l'italiano medio non è più un bambino, dovrebbe saperle queste cose. Ma le due figure sono completamente distinte nella sua testa: e allora annuisce con la testa quando al Tg1 Bossi dice "fuori dalle balle!", e magari gli scappa un bel "bravo, così bisogna fare!", poco prima di addentare una bella bistecca, mi raccomando di carne italiana, eh.

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