Il 29 Luglio 2011, lavoratori e l’RSU dopo aver preso contatto con le Istituzioni locali (Regione, Provincia e Comune) chiedono con forza che il CDA di Telecom Italia del 4 agosto non deliberi la vendita di Loquendo alla concorrente americana Nuance.
“Tale vendita”, sostengono i lavoratori e l’RSU, “determinerebbe, nel breve-medio termine la distruzione di Loquendo, delle sue tecnologie, del suo know how e, infine, la scomparsa dei posti di lavoro e quindi di una realtà industriale Italiana e Piemontese ad alto contenuto di innovazione a causa della totale sovrapposizione del portafoglio prodotti, dell’enorme disparità di dimensioni delle due aziende, della politica aggressiva di Nuance nei confronti dei concorrenti”.
“L'intenzione di vendere Loquendo è diventata pubblica da pochissimo tempo: riteniamo pertanto che non si sia dato spazio affinchè potessero esprimersi altri interessi, anche Italiani, dettati da logiche imprenditoriali e non solo finanziarie e di depotenziamento della concorrenza. Chiediamo quindi che sia concesso il tempo necessario affinché possano essere presentate e valutate proposte imprenditoriali alternative, magari anche piu’ profittevoli per l’azionista, al fine di scegliere quella che fornisca maggiori garanzie per il mantenimento del ruolo di Loquendo nel mercato delle tecnologie vocali e nel mondo della ricerca”.
Le istituzioni territoriali hanno dimostrato un reale interesse e lavorato sinergicamente per cercare alternative che potrebbero concretizzarsi in offerte concrete a Telecom Italia se solo la vendita non fosse perfezionata ora con Nuance.
I lavoratori concludono “Crediamo di meritarci, anche in virtù del fatto di essere un’azienda sana e con un bilancio in attivo, l'opportunità di continuare a crescere e di non essere venduti precipitosamente a Nuance per ragioni di bilancio del breve termine, senza una completa ricerca di soluzioni alternative in grado di garantire un reale sviluppo della nostra azienda”.
Diario poco personale e molto personalizzato delle mie idee e opinioni. Per ricordarmi di come ero.
Visualizzazione post con etichetta aziende. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aziende. Mostra tutti i post
sabato 30 luglio 2011
Vendite precipitose
Preso da Quintarelli, copio e incollo:
martedì 10 giugno 2008
Corsi e ricorsi
Febbraio 2000
Sto per terminare il mio dottorato, e giustamente comincio a guardarmi intorno. La ricerca? sì, bella, ma chissà se mi darà da mangiare. Mando un po' di curriculum in giro. Alcuni miei ex-colleghi di università e cari amici lavorano alla Ericsson a Milano, vediamo se riesco a far arrivare un curriculum alla persona giusta (perché anche nel privato funziona così, in Italia).
Mi chiamano, viaggetto a Milano, per l'esattezza a Vimodrone, fermata della metro: "Cascina Burrone". Scendo alla fermata, non c'è niente intorno tranne l'edificio della Ericsson, e i campi intorno. Un po' di nebbiolina, che non guasta mai a Milano.
Colloquio tecnico con il capo reparto.
- Che cosa hai studiato?
- Ho fatto una tesi su sistemi operativi, nella mia ricerca mi sono occupato di sistemi real-time, e sistemi embedded, ho anche programmato un sistema operativo insieme a un mio collega
- No, qui quelle cose non le facciamo, non ci interessano più di tanto.
- Ah...
Mi viene da dirgli che invece dovrebbero interessargli, a quanto ne so. Ma sono ancora un pivellino, e poi è meglio stare coperti.
- E di elettronica che sai?
- Non molto, in realtà sono ingegnere informatico.
- Beh, ma qui non abbiamo molto da programmare, a dire la verità, facciamo altro.
- Ah ... (boh?)
Poi, il colloquio con la psicologa. Solite menate: quali sono i tuoi obiettivi, come ti vedi da qui a 5 anni, come mai non continui a fare ricerca, ecc. Mi rivedo seduto su quella sedia, con lo sguardo triste a guardare fuori dalla finestra la nebbia e i campi, mentre la psicologa mi fa le domande. Tutta la vita qui, così. Sono sicuro?
Non devo aver fatto un gran impressione alla psicologa. Infatti, non mi richiamano. Faccio altri colloqui. Ricevo 2 offerte molto buone, ma alla fine le rifiuto e mi butto: vinco il concorso da ricercatore e comincia l'avventura.
Giugno 2008
Scendo alla fermata di "Cascina Burrone". Ho difficoltà a trovare l'edificio giusto. Adesso è tutto un susseguirsi di capannoni, costruiti piuttosto alla rinfusa senza una chiara viabilità (ma non discendiamo dai Romani? e non erano i Romani quelli che costruivano le strade ordinatamente? e quando ci siamo scordati di come si costruiscono le strade e le città?). I campi ci sono ancora da una parte, ma spariranno presto, vedrete, altri 5 anni massimo ...
Entro, mi presento, mi danno il badge. Sono venuto ad insegnare sistemi operativi, un corso di formazione per dipendenti della Ericsson (anzi, adesso si chiama Marconi). Alla fine programmano, altro che, e usano sistemi operativi real-time, loro malgrado.
Piccola rivincita? Mah, non so. Non mi sento tanto in vena di rivincite. Il posto è ancora più triste di quanto fosse 8 anni fa, se possibile. "Ericsson Lab Italia" è in difficoltà, stanno per chiudere la sede storica di Roma, mentre Milano resiste ancora. Speriamo che si riprendano presto. I dipendenti, però, non sono propriamente su di giri.
Le lezioni, dopo un primo momento stagnante iniziale, vanno piuttosto lisce. I pochi ascoltatori sono decentemente interessati. Mi piace insegnare, veramente. Ne ho anche approfittato per sistemare ulteriormente i miei appunti, prima o poi raggiungerò questa benedetta perfezione. Alla fine c'è una bella interazione con i ragazzi (sebbene "ragazzi" non è appropriato, qualcuno è più vecchio di me in realtà). Sono perfino riuscito a fargli risolvere un esercizio dei miei. Domani finisco e torno via.
E' andata bene così, dopotutto.
Post scriptum: mi scuso con tutti gli abitanti di Vimodrone! Oggi durante la pausa pranzo ho fatto un salto "in centro", ed effettivamente le vie sono dritte e squadrate che neanche gli antichi Romani. Solo, nella zona industriale si sono distratti un'attimo e hanno fatto un bel casino di viabilità!
Sto per terminare il mio dottorato, e giustamente comincio a guardarmi intorno. La ricerca? sì, bella, ma chissà se mi darà da mangiare. Mando un po' di curriculum in giro. Alcuni miei ex-colleghi di università e cari amici lavorano alla Ericsson a Milano, vediamo se riesco a far arrivare un curriculum alla persona giusta (perché anche nel privato funziona così, in Italia).
Mi chiamano, viaggetto a Milano, per l'esattezza a Vimodrone, fermata della metro: "Cascina Burrone". Scendo alla fermata, non c'è niente intorno tranne l'edificio della Ericsson, e i campi intorno. Un po' di nebbiolina, che non guasta mai a Milano.
Colloquio tecnico con il capo reparto.
- Che cosa hai studiato?
- Ho fatto una tesi su sistemi operativi, nella mia ricerca mi sono occupato di sistemi real-time, e sistemi embedded, ho anche programmato un sistema operativo insieme a un mio collega
- No, qui quelle cose non le facciamo, non ci interessano più di tanto.
- Ah...
Mi viene da dirgli che invece dovrebbero interessargli, a quanto ne so. Ma sono ancora un pivellino, e poi è meglio stare coperti.
- E di elettronica che sai?
- Non molto, in realtà sono ingegnere informatico.
- Beh, ma qui non abbiamo molto da programmare, a dire la verità, facciamo altro.
- Ah ... (boh?)
Poi, il colloquio con la psicologa. Solite menate: quali sono i tuoi obiettivi, come ti vedi da qui a 5 anni, come mai non continui a fare ricerca, ecc. Mi rivedo seduto su quella sedia, con lo sguardo triste a guardare fuori dalla finestra la nebbia e i campi, mentre la psicologa mi fa le domande. Tutta la vita qui, così. Sono sicuro?
Non devo aver fatto un gran impressione alla psicologa. Infatti, non mi richiamano. Faccio altri colloqui. Ricevo 2 offerte molto buone, ma alla fine le rifiuto e mi butto: vinco il concorso da ricercatore e comincia l'avventura.
Giugno 2008
Scendo alla fermata di "Cascina Burrone". Ho difficoltà a trovare l'edificio giusto. Adesso è tutto un susseguirsi di capannoni, costruiti piuttosto alla rinfusa senza una chiara viabilità (ma non discendiamo dai Romani? e non erano i Romani quelli che costruivano le strade ordinatamente? e quando ci siamo scordati di come si costruiscono le strade e le città?). I campi ci sono ancora da una parte, ma spariranno presto, vedrete, altri 5 anni massimo ...
Entro, mi presento, mi danno il badge. Sono venuto ad insegnare sistemi operativi, un corso di formazione per dipendenti della Ericsson (anzi, adesso si chiama Marconi). Alla fine programmano, altro che, e usano sistemi operativi real-time, loro malgrado.
Piccola rivincita? Mah, non so. Non mi sento tanto in vena di rivincite. Il posto è ancora più triste di quanto fosse 8 anni fa, se possibile. "Ericsson Lab Italia" è in difficoltà, stanno per chiudere la sede storica di Roma, mentre Milano resiste ancora. Speriamo che si riprendano presto. I dipendenti, però, non sono propriamente su di giri.
Le lezioni, dopo un primo momento stagnante iniziale, vanno piuttosto lisce. I pochi ascoltatori sono decentemente interessati. Mi piace insegnare, veramente. Ne ho anche approfittato per sistemare ulteriormente i miei appunti, prima o poi raggiungerò questa benedetta perfezione. Alla fine c'è una bella interazione con i ragazzi (sebbene "ragazzi" non è appropriato, qualcuno è più vecchio di me in realtà). Sono perfino riuscito a fargli risolvere un esercizio dei miei. Domani finisco e torno via.
E' andata bene così, dopotutto.
Post scriptum: mi scuso con tutti gli abitanti di Vimodrone! Oggi durante la pausa pranzo ho fatto un salto "in centro", ed effettivamente le vie sono dritte e squadrate che neanche gli antichi Romani. Solo, nella zona industriale si sono distratti un'attimo e hanno fatto un bel casino di viabilità!
lunedì 16 luglio 2007
Galleggiare
Oggi è stata una di quelle giornate in cui ho galleggiato tutto il giorno senza combinare granché. Ho partecipato a un meeting telefonico poco impegnativo. Ho dato le correzioni della tesi di dottorato a uno studente descrivendogli come vorrei impostasse alcune cose. Ho risposto a un paio di e-mail dalla pila, un altro paio di servizi da 10 minuti l'uno. Quindi mangiare a mensa (il resto della famiglia al mare, beati loro). Nel pomeriggio, brain storming su argomenti di ricerca.
[ In realtà brain storming è proprio una brutta espressione e inadatta in questo contesto. Diciamo che ho ragionato molto pacatamente insieme e liberamente a Nicola e Tommaso e Antonio di possibili direzioni che alcuni lavori teorici e pratici potrebbero prendere. Parlando di ricerca con altri, mi si chiariscono le idee. A volte, ne nascono delle nuove, mi si aprono scenari, possibili evoluzioni, capisco io stesso meglio quello che voglio dire e le possibili implicazioni. Senza parlare degli errori che gli altri scoprono sulle mie elucubrazioni. ]
Dopo la discussione, ho vagato su Internet per quasi un'ora a mente quasi spenta.Mi piace galleggiare così. Dovrei farlo più spesso.
In realtà, secondo me il lavoro del ricercatore universitario (ma anche di quello industriale) dovrebbe essere almeno al 30% fatto da momenti come questi. Il 30% del proprio tempo dedicato a pensare liberamente. Cazzeggio libero. Senza un vero e proprio obiettivo specifico, altrimenti che "ricerca" è?
Invece, sempre di più il ricercatore deve "produrre" risultati concreti e misurabili, che abbiano impatto. Ci chiedono di collaborare con le aziende, di non restare sul mondo delle nuvole, di renderci concreti e applicabili. Di produrre risultati tangibili. Ci misurano. Anzi, ci chiedono di misurarci da noi stessi, così costa meno. Riempire relazioni su relazioni, tabelle, costi orari, elenchi di risultati e pubblicazioni.
Al ricercatore industriale non va meglio. L'azienda vuole sapere come spende i suoi soldi, alla fine dell'anno bisogna misurare quanto ha prodotto sto benedetto ricercatore.
Invece, sempre di più il ricercatore deve "produrre" risultati concreti e misurabili, che abbiano impatto. Ci chiedono di collaborare con le aziende, di non restare sul mondo delle nuvole, di renderci concreti e applicabili. Di produrre risultati tangibili. Ci misurano. Anzi, ci chiedono di misurarci da noi stessi, così costa meno. Riempire relazioni su relazioni, tabelle, costi orari, elenchi di risultati e pubblicazioni.
Al ricercatore industriale non va meglio. L'azienda vuole sapere come spende i suoi soldi, alla fine dell'anno bisogna misurare quanto ha prodotto sto benedetto ricercatore.
Invidio infinitamente il mio padre putativo Sanjoy Baruah per come lavora a UNC. Praticamente ha minimi obblighi con la faculty, e per il resto ricerca quello che gli pare. E produce davvero! Basta vedere la sua lista di pubblicazioni. Ma sono casi sempre più rari. Non è solo una tendenza italiana. L'altra sera ero a cena con Bran Selic e altri. Bran ha dato un keynote a ECRTS 07 che si è svolta qui a Pisa. Tra un bicchiere di vino e l'altro, Bran ci diceva che in USA si lavora male. Gli americani lavorano troppo e troppo freneticamente. E soprattutto, le aziende di SW americane non programmano più ricerca a lungo termine, a parte alcune notevoli eccezioni. Sono guidate dalla borsa, vogliono risultati subito, a breve termine, perché devono far vedere che i soldi investiti nella ricerca fruttano, e subito. La maggior parte della ricerca ha orizzonte di un anno, due anni al massimo. E se i risultati non arrivano subito, si cancella il progetto in un batter d'occhio.
Sono finiti i tempi in cui società come Bell Labs assumevano gente come Ullman per fargli fare quello che voleva. Ora bisogna produrre. E non lasciatevi abbagliare da Google che assume gente come Vinton G. Cerf per fare il Chief Evangelist. Quello è solo marketing!
Iscriviti a:
Post (Atom)