giovedì 21 aprile 2011

I problemi della ricerca in Italia

Il ministero ha pubblicato il Piano Nazionale della Ricerca 2011-2013.  A parte il dettaglio che lo pubblica a metà 2011, ho dato uno sguardo alla prima parte (di analisi) e ho trovato questo a pag. 25:
Dai dati esposti emerge, per l’Italia, un quadro di criticità relativo ai fattori che
determinano la capacità di produrre e diffondere conoscenze e di generare valore da
esse: la dotazione di capitale umano è sottodimensionata; il Sistema pubblico di
Ricerca ha una scarsa attitudine all’applicazione dei risultati e alla collaborazione con
le imprese; la valutazione della Ricerca non è allineata alla prassi internazionale; la
penetrazione della banda larga ICT nelle imprese è più bassa della media; la quasi
totalità della Ricerca delle imprese è localizzata nelle regioni centro-settentrionali del
Paese; l’innovazione prodotta dall’imprenditoria italiana prescinde dagli input
provenienti da centri di Ricerca e Sviluppo tecnologico pubblici; è carente, sia per il
settore pubblico che privato, l’analisi del sistema R&S basata su dati diretti e
disaggregati. Rispetto ad altri paesi della UE, è basso il livello di incentivazione ad
investire in house, ma anche ad assegnare le commesse da parte delle imprese alle
strutture pubbliche di ricerca. Occorre, tuttavia, considerare che la dimensione
dell’investimento privato in ricerca, largamente sottodimensionato rispetto agli altri
paesi industrializzati, dipende anche dalla larga prevalenza di PMI nel tessuto
industriale italiano. È evidente che, nell’interesse della sostenibilità del sistema Paese,
la Ricerca pubblica deve saper intercettare le linee di Ricerca di interesse per le
imprese, ristrutturandosi e organizzandosi in modo da rendere conveniente anche
alle PMI l’accesso alla Ricerca e al trasferimento tecnologico, tenendo presente,
laddove possibile, un bilanciamento tra l’orientamento al prodotto e quello al bene
sociale.
Quello che ho sempre sostenuto io: il problema della ricerca in Italia ha più a che vedere con le aziende che con le Università. L'ha scritto il ministero, eh! Al di la della propaganda, sanno anche loro quali sono i veri problemi. Non sono d'accordo con la soluzione proposta: le università devono essere al servizio delle aziende. Spiegare perché non sia d'accordo richiede tempo che ora non ho. Vi anticipo solo che le mie ragioni non hanno niente a che vedere con lo slogan "fuori i privati dalle università".

Detto questo,  chissà se il ministro l'ha letto questo documento ...

1 commento:

  1. Nemmeno io sono d'accordo con quella conclusione e sospetto pure per gli stessi motivi tuoi (io vedo il problema dal lato aziende e... lei m'intende).

    RispondiElimina

I commenti vengono gestiti tramite Disqus. Siete pregati di autentificarvi prima di commentare.