lunedì 31 maggio 2010

Faccialibro e la piazza


Quando frequentavo il liceo scientifico a Marsala, erano ancora gli anni '80. La sera, dopo le 7, i ragazzi si vedevano tutti in piazza, a Porta Nuova (nella foto in alto). Arrivavano con le loro Vespe, i loro Ciao, Sì, Garelli; oppure a piedi, dopo alcune "vasche" al Cassaro (1). Era un appuntamento automatico, non c'era neanche bisogno di dirlo. C'era chi si faceva trovare lì ogni giorno, chi solo ogni tanto. Tutti lisci e pettinati, vestiti come si vestivano i sedicenni negli anni '80.

A quel tempo a Marsala eravamo tutti "cugini". "Uè, cugì, ci l'hai una sigaretta?", "cugì, chi si rice?" (2). Tutti si conoscevano (più o meno), tutti ciondolavano parlando di cavolate, "quanto è cane quel professore", "talia a chidda come si cumminau" (3), e così via. Si formavano continuamente capannelli, che poi si scombinavano e ri ricombinavano dopo poco. C'era gente che stava sempre con i propri amici più stretti, chi andava da un gruppetto all'altro facendo da ponte, e così lo conoscevano tutti.

Io frequentavo poco. Ho sempre preferito i gruppi piccoli, di pochi e selezionati amici. Le piazze non le ho mai gradite troppo, questione di carattere. Insomma, a Porta Nuova ci vado più spesso adesso, che torno a Marsala una volta l'anno, che quando ero un sedicenne.

Dopo pochi anni cambiò il luogo di ritrovo. Prima il bar "Aloha", in via Mazzini. Poi altri angoli della città. E naturalmente cambiavano i ragazzi. Non si possono frequentare quei posti oltre i vent'anni. Gli ultraventenni fanno altro, hanno la macchina, vanno nei pub, a prendere gli aperitivi costosi, poi in discoteca.

E quelli come me che si vedevano a Porta Nuova negli anni '80? Che fine hanno fatto adesso? Semplice: si ritrovano su Facebook.

Trovo che l'analogia più stringente per Facebook sia quella della piazza virtuale. Ti incontri in piazza (e su Facebook) con i tuoi amici, o anche solo con i tuoi conoscenti, o con i conoscenti dei conoscenti, o perfino con dei perfetti sconosciuti. Sei in piazza, parli ad alta voce e tutti possono sentirti e avvicinarsi a sentirti meglio o a vedere le foto delle tue vacanze. Oppure sussurri nell'orecchio del tuo amico un pettegolezzo su "quella lì". Oppure fai quello che fanno i ragazzi per il 90% del loro tempo: cazzeggiano. Anche se hanno 40 anni e due figli, sono rimasti dei ragazzoni e gli mancano quei tempi là. Una volta stavano seduti sui motorini: ora stravaccati sul divano o su una scrivania.

Facebook è l'ambiente perfetto ricreare la piazza, cosa che un blog non sarà mai. In Facebook puoi cazzegiare senza impegno: puoi comunicare in real-time, scambiandoti messaggi pubblici e privati, e foto, e musica, e video, e stronzate. Puoi fare i giochini in compagnia, oppure scazzarti con quello che non sopporti proprio, o raccontare l'ultimo pettegolezzo pubblicamente, o privatamente. Facebook replica la piazza, anzi Facebook è un'immensa piazza virtuale.

Con una differenza fondamentale: verba volant, scripta manent. Molta gente non l'ha ancora capito, e si è ritrovata nei guai. Una cosa è urlare in piazza che il preside è un pezzo di cacca; le parole se le porta via il vento. Un'altra è mettere per iscritto che il preside è un pezzo di cacca. Il giorno in cui Facebook permetterà di autocancellare permanentemente dopo pochi minuti i messaggi postati in bacheca, avrà fatto un gran piacere a quella massa di imbecilli che amano mettersi nei guai.

Caro Ismaele, ecco a cosa serve Facebook, secondo me. Non credo che Facebook abbia cambiato il modo di essere delle persone, nè che abbia peggiorato la rete, né che sia una minaccia per i blog. C'era Porta Nuova negli anni '80 e c'è Facebook adesso. Zuckerberg ha solo indovinato il modo di soddisfare un bisogno di queste persone di continuare a vedersi e sentirsi in una piazza virtuale anche a 40 anni.

A me non piaceva la piazza e, guarda un po', non piace Facebook, lo lascio volentieri ai miei amici Portanuovisti. Non li giudico mica peggiori di me: c'è spazio per tutti in questo mondaccio, ognuno si diverta come vuole!




(1) La via storica per il passeggio a Marsala.
(2) "Cugino, che si dice?" Cugino è un appellativo generico, non indica veramente un parente. Tutti i conoscenti sono potenziali cugini a Marsala.
(3) "Guarda quella come si è combinata"

6 commenti:

  1. Perfettamente e totalmente d'accordo.
    un saluto da tokyo

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  2. Ma per alcuni Facebook è uno dei tre modi per tenersi in contatto, gli altri due essendo MSN e gli SMS con il cellulare.
    I miei "amici di Fb" giovani non usano e-mail, se proprio devono ti mandano un messaggino tipo "ti ho scritto una mail".
    E poi, detto tra noi, vuoi mettere la soddisfazione di poter scrivere ogni domenica pomeriggio "La Giuve senza Moggi è sempre a Zero Tituli" e "Arbitro cornuto"?

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  3. @juhan: infatti!

    Io ho moglie con account fb (ma dopo un po' si è stancata) e fratello fan sfegatato, e tutti i "cugini" che mi chiedono continuamente "ma perché non sei su facebook?"

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  4. Intanto grazie per avermi 'risposto' con un intero post, e complimenti per il bell'affresco di Marsala :)

    La comparazione alla piazza che tu hai fatto a mio parere non riguarda il solo Facebook: tale accostamento si addice all'intero Web, per come si è andato evolvendo negli ultimi dieci anni.
    Il concetto di 'piazza virtuale' è sempre stato espresso per definire i vari fenomeni comunicativi del Web: prima le mailing lists, poi i newsgroups, le chat, i forum, i servizi di instant messaging, in parte perfino gli stessi blog; infine Facebook, che tra tutti ha avuto l'enorme merito di aver attirato un numero di persone che sul Web non si era mai visto.

    Questa è la prima macroscopica differenza tra Facebook e le esperienze di 'piazze virtuali' che lo hanno preceduto: attualmente Fb è il secondo stato del mondo per 'popolazione', il sito di gran lunga più visitato della rete, un gigante di enormi dimensioni che continua a crescere.

    La seconda differenza è che Facebook, al contrario di newsgroups, chat e forum, non è un servizio gestito 'dal basso', come nella rete è sempre avvenuto. Facebook è un'azienda privata, dotata di un presidente (il più giovane miliardario del mondo, arricchitosi proprio grazie a Fb) e di un consiglio di amministrazione. Facebook è un'azienda dotata (legittimamente) di grandi interessi economici, capace di muovere milioni di dollari, dollari che riesce a guadagnare perché noi le diamo accesso ai nostri dati personali.

    L'unione di questi due dati fa sì che chi gestisce Facebook abbia fra le sue mani un potere di azione sul Web praticamente illimitato. Un tale potenziale è nelle mani anche di un'altra azienda come Google, ma la differenza è che se Google ha sempre dimostrato discrezione e rispetto per il Web, la dirigenza di Facebook ha dato più volte prova di volersi servire della propria posizione di forza cambiando le regole unilateralmente: da qui le modifiche 'ammazza-privacy' dei regolamenti interni, da qui il proliferare dei tasti 'like' per tutto il Web, da qui le politiche aggressive di sponsorizzazione.

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  5. [continua da prima; per qualche motivo non ho potuto pubblicare il commento intero]

    Uno dei principali motivi per cui non Facebook, ma l'intero Web è sempre stato paragonato a una piazza, è che il Web è un posto libero. Facebook non solo non è libero, ma agisce ai fini di un'ulteriore limitazione della libertà sul Web, cercando di imporre il suo modello.

    Sotto questo punto di vista, a mio parere Facebook è, tra le varie esperienze del Web, quella che *meno* assomiglia a una piazza.

    Anche l'argomentazione per cui Fb sarebbe un semplice strumento di comunicazione cade non appena si cerca di allargare il proprio punto di vista all'intero Web. L'atteggiamento di Facebook ricorda molto il simile comportamento di Apple sul lato hardware: Fb ha preso un limitato numero di funzioni e servizi tra i tantissimi già esistenti sul Web, li ha riuniti in un'interfaccia grafica 'facile' e 'alla portata di tutti' e ha presentato il tutto come un'eccezionale novità, imponendo la propria interfaccia come IL nuovo standard.
    Cosa si fa con Facebook che prima non si potesse già fare? Assolutamente niente. Fb ha certamente avuto il merito di aver riunito alcune funzioni utili in un'unica interfaccia, ma a quale prezzo? Un sistema chiuso, gestito in maniera autoritaria (sono migliaia i casi di post cancellati, di profili spariti, di gruppi modificati) e perennemente controllato 'dall'alto', un sistema che tenta di monetizzare la conoscenza della tue amicizie, delle tue preferenze, delle tue frequentazioni.

    Certo, chi è arrivato sul Web con Facebook queste cose non le sa, e continua a usare Facebook pensando che sia il massimo livello di comunicazione raggiungibile, ma toccherebbe proprio a noi che il Web lo conosciamo da anni renderle note.


    Vi sarebbero poi altre questioni su cui riflettere, tra cui quella 'antropologica' (Facebook è al 40% comunicazione-cazzeggio e al 60% puro esibizionismo del proprio narcisismo, il che di per sé non è condannabile, ma dovrebbe far riflettere sulla definizione di Fb come *social* network) e quela della 'stupidizzazione' (con tutte le virgolette del caso) del Web, che si ricollega alla questione delle 'manie di dominio' di Zuckerberg e che io nel mio post ho riassunto con la citazione della frase di Livefast, ma forse qui si entra più che altro nel terreno dell'ideologia, e i discorsi si farebbero troppo lunghi :)

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  6. @Ismaele: grazie per la lunghissima risposta! Ti rispondo meglio stasera, ho bisogno di far "depositare" le tue opinioni dentro di me! (e anche di lavorare ogni tanto)

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