lunedì 15 dicembre 2008

Cultura popolare

Mentre cucinavo, poco fa, tenevo accesa la TV sul quiz di rai uno. Non lo guardo veramente, ma ho preso il vizio di avere sempre del sottofondo mentre faccio qualcosa di ripetitivo, e non avendo la radio accendo la TV. Qualcosa ogni tanto filtra, naturalmente.

Orbene, mi sento la seguente domanda fatta a uno dei concorrenti.
"I religiosi sopportano il dolore meglio degli atei?"


Il concorrente, bontà sua, risponde "vero", e il conduttore elogia la sua perspicacia.

Questa splendida verità ci viene spiegata dall'apposita velina nella seguente maniera. Sembra che una non meglio specificata Università inglese (quindi autorevole per definizione, no?) abbia condotto il seguente studio: 12 cattolici e 12 atei sono stati posti di fronte a un quadro di argomento religioso (raffigurante la madonna o giù di lì), mentre gli venivano applicate leggere scosse elettriche. Orbene, i cattolici (sì, la velina scopre fossero cattolici i religiosi della domanda) continuavano ad avere uno sguardo estasiato, mentre gli atei (che gentaglia) sopportavano il dolore in silenzio ma mostravano evidenti segni di sofferenza.

Ora, a parte che sfido chiunque, ragionando a mente fredda, a stabilire quale dei due gruppi mostrasse un comportamento normale, e quale invece un comportamento patologico.

Non voglio fare qui il solito ateo rompiballe che vede un attacco alla laicità. Tutt'altro. Semmai volevo ragionare un attimo sul concetto di "ricerca scientifica" che si forma nella cosiddetta "cultura popolare". Se veramente le cose stanno come le ha riportate la velina (a proposito se qualcuno ne sapesse di più, mi scriva per favore!), uno studio con 24 persone in tutto mi sembra statisticamente poco rilevante. Dubito fortemente che dei ricercatori seri abbiano misurato il "grado di estasi" leggibile sul viso dei soggetti. Mi chiedo anche che senso abbia paragonare cattolici con atei. Già che c'erano potevano metterci dentro musulmani, buddisti, protestanti anglicani, in una specie di gara a chi sopporta meglio il dolore, alè. Mi chiedo anche lo scopo di questo studio e se sia stato finanziato da fondi pubblici. Infine mi chiedo se non sia una bufala pescata su qualche sito fake (tutto è possibile).

Il programma in questione sembra usi i risultati di questi "studi scientifici" piuttosto spesso nelle domande. Così come i vari TG e programmi cosiddetti di approfondimento. Statistiche sulle cose più improbabili, come ad esempio:
  • è vero che il nero snellisce?
  • gli uomini preferiscono davvero le bionde?
  • gli uomini inglesi tradiscono più dei latini?
e così via all'infinito. Chi li conduce questi studi? sempre un'autorevole università inglese o americana. Autorevole. Mah, spero solo che qualche alto prelato non se ne esca domani riportando questo studio ad esempio della santità dei cattolici. Sono per fortuna sicuro che la percentuale di italiani che hanno memorizzato questa perla di saggezza sia prossima allo zero.

2 commenti:

  1. Caro Knulp, a proposito di disinformazione... Qualche giorno fa al tg 2 un signore che poteva essere un ricercatore o un professore spiegava, in maniera corretta, che sembra proprio che le donne siano più abili nei compiti di linguaggio (in quanto hanno alcune zone dell'emisf. sx. più sviluppato). Cosa sacrosanta, ovviamente. Cosa dice la giornalista? Tutta compiaciuta:
    Ah-ah! Ma allora le donne sono più intelligenti!
    E via ad intervistare donne che venivano rese partecipi di questa grande scoperta ed erano chiamate a dare un parere (dal "me lo aspettavo" al "beh sì in qualche cosa sì").
    Quello che è passato nella sua testa è praticamente TUTT'ALTRO. Purtroppo temo che la stessa cosa sia passata al pubblico. Ottima informazione scientifica!

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