venerdì 18 gennaio 2008

Competizione

Oggi ho partecipato come rappresentante del mio settore (ingegneria) alla "Commissione Ricerche" della mia Università. Si è deciso per la prima volta di cambiare il modo di assegnare i Fondi di Ateneo.

Piccolo inciso. I fondi di ateneo sono fondi di ricerca, dall'entità molto limitata (circa 4-5.000 euro l'anno) che vengono distribuiti "a pioggia" a tutti i docenti e ricercatori. Si tratta di un minimo contributo alle spese del docente, per esempio per pagare la partecipazione ad alcune conferenze, oppure viaggi a Bruxelles per preparare progetti europei, oppure piccoli spostamenti in Italia per scopi di ricerca, oppure ancora per cambiarsi il PC ogni tanto. Io di solito li finisco sempre tutti in conferenze per me e per i miei dottorati (che invece non hanno fondi propri da gestire).

Da quest'anno si cambia. La proposta è semplicissima:
  • se si è fatta una pubblicazione nell'anno precedente
  • oppure una monografia (libro) nei 3 anni precedenti
allora si può accedere al fondo. Altrimenti, ciccia. Semplicissimo. Io mi sono un po' lamentato. La regola è ridicola, perché chiunque è in grado di fare una qualsiasi pubblicazione. Notate che non si è detto "una pubblicazione su journal con referees internazionali". Una pubblicazione qualsiasi. Un requisito minimo così modesto fa ridere i polli.

Eppure, c'è qualcuno che si è lamentato. Eh già, sembra che in certi settori, la gente studi molto, e solo dopo molto tempo è in grado di pubblicare una monografia. E quindi la regola gli sembrava un po' stretta. Un po' ingiusta, ecco, diciamo così, nei riguardi di questi studiosi matti e disperatissimi, che si chiudono a leggere milioni di pubblicazioni altrui prima di produrre le proprie. Poveretti. Studiano così tanto che sono costretti a chiudersi in casa, e in ufficio non ci vengono quasi mai. Eh sì, che ingiustizia.

Per fortuna, la voce era isolata. Per fortuna, perché molti componenti della commissione oggi mancavano. Se no, ne avremmo viste di cotte e di crude, vi garantisco.

Insomma, almeno in Commissione siamo riusciti a fare passate questa norma ridicola. Speriamo approdi in Senato.

Naturalmente, molte altre Università hanno già dei criteri del genere, anzi notevolmente più duri. Vi risparmio cosa fanno in Germania per carità di patria.

Intanto il nostro eroe Mussi era in Sapienza per difendere il papa. Chissà che impegni pressanti ha dovuto sospendere per soccorrere il povero JR. Nel frattempo, la famosa "agenzia nazionale per la valutazione dell'università e della ricerca" (ANVUR, ma si può trovare un acronimo più brutto di così?) langue dimenticata in qualche scaffale, sembra per "divergenze d'opinione" tra Mussi e il sottosegretario Modica.... poveri noi.

2 commenti:

  1. Cavoli, 4-5 mila euro. Da sguazzarci. Con tutti quei soldi ci si potrebbe costruire tranquillamente un elettroprotosincrotrone. Mamma mia, povera Italia. Poi si spendono come ridere centinaia di milioni di euro pubblici per consulenze che un onesto sfintere rifiuterebbe per la propria igiene intima. Ciao da un lector amareggiato.

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  2. In realtà, i 4-5 mila euro sono un fondo di base, dato a tutti senza particolari requisiti, tranne appunto se passerà questa modifica del regolamento interno alla mia Università. Trovo giusto che un tale finanziamento sia così basso, e non mi lamento (altre università distribuiscono molto, ma molto meno, noi siamo fortunati). Così come trovo giusto che anche simbolicamente, sia legato al risultato.

    Se voglio comprare un elettroprotosincrotrone per le mie ricerche, devo utilizzare canali più appropriati, come una proposta di progetto europeo, o proposta di progetto italiano, che saranno valutate da revisori competenti che attestino l'utilità pubblica della mia ricerca. Quello di cui mi lamento è che questi ultimi fondi (quelli per progetti italiani) sono pochi, gestiti malissimo, e destinati all'esaurimento, a guardare gli ultimi anni. Ma questa è un'altra storia!

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