lunedì 3 dicembre 2007

Classificazione del DNA

Arrivo fuori tempo massimo, come spesso mi accade. L'occasione di questo post, però, mi sembrava troppo ghiotta per lasciarmela scappare. Nel riordinare la mia scrivania ribelle, piena di cartacce e riviste, mi è ricapitato fra le mani un vecchio numero di IEEE Spectrum, con un interessante articolo sulle banche dati del DNA in USA e in Inghilterra, che mi ero segnato:

Double Helix Jeopardy
By Simon A. Cole


L'articolo è molto ben fatto, non molto tecnico ma abbastanza chiaro. Spiega molti aspetti del problema spesso trascurati nella baruffa continua delle nostre italiche discussioni. Se siete interessati al problema dell'uso del DNA per il controllo della criminalità, fareste bene a continuare a leggere e poi magari a dargli un'occhiata.

L'autore, prima di tutto, sfata alcune leggende metropolitane. Innanzitutto, non tutto il DNA porta informazioni genetiche importanti. Si stima che circa il 98% del DNA sia "non-coding", ovvero non porti informazioni genetiche rilevanti per lo sviluppo dell'individuo. Tale percentuale potrebbe essere esagerata, e con il progresso della scienza si potrebbe scoprire che parte di questo DNA sia in effetti di tipo "coding". Ci sono comunque delle sequenze che sembrano "artifatti dell'evoluzione", e che non contengano materiale "importante".

Il sistema americano di indicizzazione e codifica, detto CODIS, prende delle sequenze di DNA "non-coding" da 13 "loci". In parole povere, da quel materiale genetico non si possono trarre informazioni utili sulle caratteristiche fisiche dell'individuo, sebbene tali sequenze siano comunque con altissima probabilità di essere tutte diverse l'una dall'altra. Si stima che la probabilità di avere due essere umani con lo stesso indice CODIS sia di uno su 1000 miliardi circa.

Sbarazzatosi da imbarazzanti scenari da "grande fratello", l'autore avvia un'indagine sugli usi e abusi di queste banche dati negli USA e in Inghilterra. Innanzitutto, chi ci mettiamo nel database? In Inghilterra, fino al 2001 ci andavano tutti i condannati per reati di un certo tipo (omicidio, violenza carnale, etc.). Fino ad un certo caso: un tale viene arrestato e sospettato di rapina. Gli viene prelevato il DNA. Viene quindi rilasciato. Anni dopo, in un caso di violenza sessuale, viene prelevato il seme del violentatore e viene confrontato con il database. Viene fuori il DNA del tale di prima. Il quale si appella dicendo che il suo DNA non dovrebbe stare nel database, in quanto non è mai stato condannato. Richiesta accolta, il tale è assolto.
Al che, il parlamento inglese modifica la legge per includere nel database tutti gli arrestati.

Ecco il punto critico. Chi ci sta dentro i database? Le statistiche sui database USA sono impressionanti. Eccole riportate qui direttamente dall'articolo in questione.



Se si mettono tutti gli arrestati; e se in USA i poliziotti bianchi arrestano soprattutto maschi di colore; il database è una classificazione della popolazione maschile di colore.

La seconda tesi dell'autore è sulla politica. I politici si fanno belli sui temi della sicurezza (e non solo in Italia). Per far vedere di essere dei duri contro la criminalità (effetto Rudolf Giuliani?), estendono "l'inclusività" del database. Ma non estendono corrispondentemente i fondi per fare le cose per bene. Prendere il DNA e conservarlo in un database è una operazione delicata e costosa. Di solito, il prelievo è la cosa più semplice: basta un tampone da passare all'interno della guancia. Si tratta però poi di elaborare i dati (e serve un laboratorio) e inserirli correttamente nel database. Se no si rischia il caos. Sembra che estendendo il prelievo del DNA anche a chi ruba le mele, in California abbiano arretrati da smaltire per anni e anni.

L'autore chiude l'articolo riportando il parere di alcuni esperti, i quali ritengono che forse sarebbe il caso di prendere in considerazione un database universale: insomma, o tutti o nessuno.

Io chiudo dicendo che forse dovremmo tenere gli occhi più aperti in Italia quando certi ministri fanno certe proposte.

1 commento:

  1. I ministri fanno certe proposte perché personalmente sono tranquilli: qualcuno una volta ha detto loro che i politici hanno un'elica sola.
    Non solo ci hanno creduto, ma han pensato pure che fosse un complimento...

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