domenica 4 maggio 2014

I giornali italiani

Stamattina non sapevo niente di quello che è successo ieri sera. Ho aperto il sito di Repubblica.it, e non ci ho capito niente. Ecco quello che si vede in questo momento:


Titoli incomprensibili, sottolineature, evidenziazioni, rimandi a inutili commenti, mappe, tremila link. Ho dovuto leggere ben 4 articoli prima di capire che cavolo era successo.

Anche se non sopporto quelli de "Il Post" per la loro superbia, bisogna ammettere però che hanno un articolo in prima pagina con la cronaca, pura e semplice.



I fatti uno dietro l'altro, senza allusioni e commenti. E' così difficile? Bisogna ammettere che "Il Post" si è ritagliato una funzione che non fa nessun altro giornale ormai: spiegare come sono andate le cose. Complimenti a "Il Post", dunque. 

Un altro esempio a caso, sempre dal sito di Repubblica.it:






Notare il virgolettato. A quanto ne so io, se metti le virgolette, vuol dire che quelle esatte parole le ha dette lui con la sua voce, e il giornalista le ha sentite in prima persona, o comunque ha la registrazione di Renzi.

Apro l'articolo, e nel primo paragrafo trovo scritto:

"Sapete perché ci criticano? Perché gli stiamo levando il potere. Sono critiche pretestuose. La verità è un'altra: stiamo rivoluzionando il Paese e c'è chi resiste. E stiamo obbligando anche il sindacato a cambiare". Matteo Renzi riflette così con i suoi più stretti collaboratori.
Ancora virgolette, ma l'ha detto ai collaboratori... uhm. Siamo sicuri che abbia detto proprio queste esatte parole, oppure è una ricostruzione del giornalista? Il solito gossip? Voi che ne dite?

Io sinceramente sono stanco di questo modo di fare giornalismo. Da tempo non andavo più a leggere Repubblica.it, oggi è stata un'eccezione. Lo trovo pieno di corbellerie inutili, non solo sulla colonnina destra, ma anche in quella sinistra. Direi che la colonna destra ha ormai infettato anche la sinistra.

La democrazia di un paese ha bisogno di buona informazione, giornalisti coraggiosi ma corretti, che dicono le cose come stanno. Separare la notizia dai commenti; evitare di prendere parte politica per quanto possibile; essere onesti prima di tutto con se stessi.

Se applichiamo questi metri di giudizio a Repubblica o al Corriere (per non parlare dell'informazione televisiva), ne escono a pezzi, e così la nostra democrazia. 

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