giovedì 22 novembre 2012

Primarie e università pubblica

Non andrò a votare alle primarie: troppo difficile farlo qui dall'estero per me.E poi non ho molta voglia di votare per ragioni già ampiamente discusse su questo blog.

Vorrei però togliere di mezzo una certa confusione sui candidati. Qualche post fa scrivevo che secondo me Matteo Renzi è un candidato "di destra", e quindi trovo strano che si presenti alla guida di un partito di sinistra. Invece, leggo dappertutto che non è vero, Matteo Renzi è pienamente di sinistra. Per esempio Suzuki Maruti, e poi il Post, e anche Leonardo mi sembra metta in campo critiche tutto sommato secondarie.

Anni e anni di Berlusconi e di destra "all'italiana" hanno completamente distorto i concetti di "politica di destra" e "poilitica di sinistra" negli italiani. Proverò a spiegare perché secondo me Matteo Renzi è di destra prendendo a prestito il suo programma sull'università dal suo sito web. Eccolo:
d. Rilanciare l'università e la ricerca.
L’Italia, che in molti settori dell’industria e del commercio è ai vertici mondiali, non è ugualmente rappresentata ai vertici delle classifiche delle istituzioni universitarie e di ricerca. Nelle istituzioni estere che si trovano ai vertici di tali classifiche, invece, lavorano molti ricercatori italiani, incapaci di trovare una posizione adeguata in Italia, mentre – salvo rarissime eccezioni – non si trovano ricercatori stranieri nelle istituzioni italiane.
1. Mettere a punto un sistema di valutazione delle università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori. L’Italia spende per l’università e la ricerca meno dei grandi paesi con cui dobbiamo confrontarci, ma questo non è il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori è spesso viziato da logiche familistiche e clientelari. Le risorse vengono disperse tra centri di eccellenza e strutture improduttive. Anche in questo campo si devono introdurre meccanismi competitivi. I dipartimenti universitari che reclutano male devo sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di farsi apprezzare in campo internazionale ne riceverà di più. È un risultato che si può ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta sul modello dell'Anvur e il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L’obiettivo è avere una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrae talenti.
2. Consentire la scommessa degli atenei e degli studenti sulla qualità della formazione. Agli atenei che vi sono interessati deve essere consentito di aumentare le tasse universitarie in funzione di progetti di eccellenza didattica, trovando al tempo stesso compensazioni per le famiglie con redditi medi o bassi. Agli studenti devono essere offerti prestiti per coprire integralmente i costi, prevedendo che la restituzione rateizzata - parziale o integrale - inizi solo quando essi avranno raggiunto un determinato livello di reddito.
3. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.
4. Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria. Detrazione dalla base imponibile di quanto donato alle università e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari.
5. Un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da venture capital. Istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalità del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche.
Cosa c'è di sinistra e cosa di destra in questo pezzo?

Prima dirò cosa vogliono dire, secondo me, destra e sinistra in questo contesto.

In generale, una persona di destra tende a concentrare il proprio ragionamento politico intorno all'individuo. Libertà, liberalismo, iniziativa individuale, sono tutti concetti che tendono a porre avanti l'individuo e la sua felicità. La società (intesa come associazione più o meno libera di individui) viene posta in secondo piano. Il leit-motiv è: diamo il massimo possibile di libertà e autonomia a ciascun individuo, il "benessere comune" (qualunque cosa questa espressione voglia dire) seguirà inevitabilmente dalle scelte individuali. Il pronome preferito è "Io".

Una persona di sinistra, invece, tende a porre in risalto la società nel suo complesso. Quindi la politica deve prima di tutto contribuire allo sviluppo della società, ponendo particolare attenzione a non lasciare indietro nessuno, alla solidarietà tra chi ha tanto e chi ha poco, al progresso collettivo. L'individuo viene in secondo piano, perché benessere collettivo significa anche benessere individuale, alla lunga. Il pronome preferito è "Noi".

Partendo da queste definizioni (piuttosto generiche e lasche, lo ammetto), come si pongono una persona di destra e una di sinistra di fronte al problema dell'educazione dei cittadini, e alla scuola e all'università in particolare?

Una persona di destra tende a vedere la scuola e l'università come "servizi al cittadino", inteso come individuo. Lo scopo quindi è dare delle competenze (più o meno concrete, più o meno applicabili) agli individui. La scuola e l'università quindi come mezzi per migliorarsi. Poiché questi sono servizi che costano, chi li deve pagare? Il liberale di destra non ha dubbi: chi ne usufruisce paga il servizio. Per cui: vuoi andare all'università? Paghi, e se non hai i soldi, ti fai un mutuo, che ripagherai con comodo quando hai un lavoro; oppure i tuoi genitori sottoscrivono un piano di finanziamento che cominciano a pagare alla nascita del figlio. In USA funziona più o meno così (1).

Una persona di sinistra, invece, tende a vedere la scuola e l'università come "sistemi per migliorare la società", le cui ricadute si avranno su tutti, e non solo su chi le frequenta. Quindi, la scuola deve essere pubblica, finanziata dalle tasse, e quanto più possibile accessibile a tutti, indipendentemente dal reddito e dalle abilità di partenza (2).

Ci sono aspetti positivi e negativi in entrambi i punti di vista, e mischiare le cose (un po' di pubblico e un po' di privato) potrebbe essere la cosa migliore da fare.

A seconda della vostra propensione, potreste riconoscervi nel mio modello di destra o di sinistra. Ma adesso non mi interessa discutere di quale sia il modello migliore per organizzare la società: voglio solo vedere se Renzi può essere classificato come "persona di destra" o "persona di sinistra". In particolare, prendiamo i punti  d.2 e d.3 del suo programma riportati sopra. Seguendo la scuola di Chicago, gli amici di Noise From America, e i suggerimenti di Perotti e Zingales, Renzi propone di:

1) Innalzare le tasse universitarie (gli atenei che lo vogliono... quale ateneo non lo vorrebbe?)

2) Proporre dei prestiti agevolati agli studenti per potersi pagare gli studi.

In pratica: meno stato, più privato. Questo ricade nella mia definizione di "persona di destra". L'idea di fondo di questa scuola è che l'Università sia prima di tutto un servizio che porta un vantaggio allo studente, il quale uscito dall'università avrà delle competenze che potranno servirgli per avere un lavoro migliore e più pagato. Quindi, economicamente sarebbe vantaggioso per lo studente investire sul suo futuro. Questo approccio, secondo i liberali-sti, porterà alla fine dei vantaggi alla società nel suo complesso, ma si tratterebbe comunque una semplice "ricaduta" indiretta del modello (comunque tutta da dimostrare), non l'obiettivo principale.

Ripeto: Matteo Renzi è una persona essenzialmente di destra. Questo non vuol dire che non io capisca le motivazioni di chi andrà a votarlo alle primarie: le comprendo più che bene. Però, che sappia almeno chi sta votando.








(1) Sto estremizzando, naturalmente, per cercare di dimostrare la mia tesi: quasi tutti i sistemi universitari prevedono borse di studio ai più meritevoli, ad esempio.

(2) Anche qui sto estremizzando la visione statalista di una persona di sinistra.

9 commenti:

  1. Io mi sono registrato per votare alle primarie in Rete.

    https://votoestero.primarieitaliabenecomune.it/P0_WELCOME.aspx

    Ma penso che la registrazione fosse aperta fino al 20.

    Saluti

    RispondiElimina
  2. diciamo che leggendolo me prudevano le mani: un accrocco di banalità che dio ce ne scampi
    http://ilpianetadellescimmie.wordpress.com/

    RispondiElimina
  3. Il fatto è che chi ha una impostazione di tipo "sociale" (preferisco questo termine a "sinistra", così come preferirei "individualistica" rispetto a "destra", che "destra" e "sinistra" sono terminologie foriere di parecchi equivoci) non riesce proprio ad accettare la pregiudiziale che per poter dividere bisogna che ci sia prima qualcosa da dividere. Le politiche sociali, sinora, hanno sempre colpito il bersaglio sbagliato. Si sono concentrate a demolire l'organizzazione della produzione (che era meglio venisse lasciata al buon egoismo benthamiano, assai più efficiente ed efficace del finto solidarismo marxista), trascurando di converso il momento distributivo, dove invece avrebbero potuto avere risultati molto più proficui per la comunità. Purtroppo, ciò è dovuto al malvezzo della scuola marxista di disprezzare tutto ciò che marxista non sia, guardando con sufficienza e disdegnando di studiare seriamente ogni altro e diverso approccio economico [*]. Il dramma di chi ha un approccio "sociale" rispetto allo "individualista", infatti, è proprio quello di non capire - come direbbe Cetto Laqualunque - una "beata minchia" d'economia, ma di pensare d'aver capito tutto.

    [*] Non lo dico io. Lo ammette perfino qualche serio economista di scuola marxista, parlando della loro incapacità, ad esempio, di comprendere la teoria dei giochi, autentico fondamento di ogni scuola economica d'impostazione "individualista".

    RispondiElimina
  4. @lector, in effetti non avrei dovuto usare destra e sinistra. La critica del marxismo è cosa assai lunga e complicata, non fosse altro perché il marxismo è molto complicato.
    Se non fosse un ossimoro, mi definirei un liberal-socialista, nel senso che cerco di capire dove sia meglio applicare un approccio liberale e dove metodi socialisti, nel senso che ho spiegato qui. La scuola e la sanità sono i due ambiti in cui credo che un approccio socialista funzioni meglio, per il resto bisognerebbe cercare di essere liberali senza esagerare con l'individualismo.

    RispondiElimina
  5. Non è un ossimoro. Anch'io mi sento un liberal-socialista: liberalista (cum grano salis) sinché si tratta di produrre, perché -come dicevo - è dimostrato che funziona meglio; socialista, nel momento distributivo, perché non bisogna assolutamente permettere all'individualismo di privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Ciò, naturalmente, in un contesto come quello attuale.
    Ovviamente, ci sarebbe una terza via, quella della decrescita, la quale però implica rinuncia al consumismo e totale cambiamento dell'approccio al quale siamo abituati; forse saremmo costretti ad arrivarci in ogni caso, volenti o nolenti.
    Il discorso sarebbe affascinante ma certo troppo lungo.

    RispondiElimina
  6. Errata corrige: "saremo", scusami.

    RispondiElimina
  7. Mi interessa il giusto che Renzi sia di destra o di sinistra. Mi interessa che si esca dal ginepraio in cui ci siamo cacciati. E secondo me con Renzi abbiamo più possibilità che con gli altri. Inoltre il programma di Renzi è chiaro (cose che condivido e altre che condivido meno). Non so se riuscirà a fare quello che si propone o se commetterà errori. Ma gli altri hanno già avuto un sacco di occasioni per cambiare l'Italia in meglio e hanno fallito miseramente. Nel peggiore dei casi sbaglierà anche Renzi...

    RispondiElimina
  8. Volevo solo fare un'ultima chiosa. Quando dico che "destra" e "sinistra" sono terminologie passibili d'indurre all'equivoco, intendo che con "destra" sono normalmente accorpati, oltre a molti altri, il liberale di stampo ottocentesco e il nazi-skin; con sinistra, l'intellettuale socialista e il neo-bolscevico delle Brigate Rosse. Ossia, soggetti tra loro completamente agli antipodi. Ne consegue che, ciascuno di questi termini, è scevro di riferimenti negativi incidenti sul'immaginario di ciascuno di noi in maniera psicologicamente pregiudiziale a un dialogo tra parti che, in mancanza, potrebbe tranquillamente trovare dei punti di riferimento comuni (quali, ad esempio, democrazia, libertà, rispetto, ecc.). Destra e sinistra, a mio modestissimo parere, sono perciò connotati che hanno fatto il loro tempo, proprio per esser stati oltremodo abusati rispetto al loro contesto originario, che era quello parlamentare e rappresentativo delle prime assemblee democratiche.

    RispondiElimina
  9. Una chiosa alla chiosa. Sul tema dell'ideologia, segnalo questo bel post di Malvino:
    http://malvinodue.blogspot.it/2012/11/il-compromesso.html
    Trovo assai significativa la frase di chiusura.

    RispondiElimina

I commenti vengono gestiti tramite Disqus. Siete pregati di autentificarvi prima di commentare.