giovedì 11 ottobre 2012

Traduzioni in francese

Tradurre da una lingua ad un altra è un cosa molto complicata, anzi complicatissima, e molte cose sono state dette al riguardo da gente che ci capisce qualcosa, mica come me. Vi segnalo ad esempio questo bellissimo post di Popinga su D. Hofstadter e il suo "Le ton beau de Marot".

Ora, tutti sappiamo che i francesi tengono molto alla loro lingua, tanto che secondo me hanno cercato di "cristallizzarla" in un scrittura abbastanza slegata dalla pronuncia moderna. E quindi mi aspetterei che nelle traduzioni dall'inglese ne facciano un punto d'onore nel tradurre tutto, ma proprio ogni cosa in francese. E nell'informatica, almeno all'inizio ci hanno tentato con "octet" per byte, "sourie" per mouse, "ordinateur" per "computer" (ma noi abbiamo calcolatore), ecc.

Però, ho notato una strano comportamento nella traduzione di film e libri dall'inglese, vediamo se se n'è accorto qualcun'altro. Qualche tempo fa abbiamo acquistato il DVD di "Monsters and co", il film a cartoni animati della Disney, con l'intento di imparare noi e far imparare ai pargoli un po' di francese. Abbiamo scelto questo perché la versione italiana ce l'abbiamo già e la conosciamo a memoria. Il film qui si intitola "Monstres et Cie" (Cie sta per compagnie).

Ebbene, i personaggi hanno tutti gli stessi nomi della versione inglese e di quella italiana tranne uno. Per esempio, Sullivan, il protagonista, qui è Sullivan o Sully (anche se la pronuncia è alla francese), e anche tutti gli altri mantengono il loro nomi originali, tranne Mike Wasowsky, che qui diventa misteriosamente Bob Rasowsky. Ora, questa cosa mi ha stranito parecchio: potevano scegliere di cambiare tutti i nomi, per esempio mettendo nomi francesi; oppure di non cambiarne nessuno, come fanno gli italiani, consistentemente. Invece ne hanno cambiato solo uno, ma soltanto leggermente, con un altro nome straniero. Non può essere una decisione casuale.

Mia moglie ha avanzato l'ipotesi che la pronuncia di "Wasowky" ricorda troppo da vicino "oiseau", uccello, e si potevano creare doppi sensi non adatti a un film per bambini. Boh, non mi convince appieno, voi che ne dite?


Ma il secondo episodio è anche più strano. Abbiamo comprato la versione francese del libro "Diario di una schiappa", sempre per la stessa ragione di cui sopra. E devo dire che è stata un'ottima scelta, perché il libro è pieno di slang, modi di dire e altri giochi di parole incomprensibili a un non-francese che io e mia moglie stiamo lentamente cercando di decodificare. E anche qui la sorpresa: quasi tutti i personaggi mantengono i loro nomi americani, ad esempio il protagonista Greg e i suoi fratelli Rodrick e Manny. Ma il suo amico invece di chiamarsi Rowley, si chiama Robert (un nome sia inglese che francese), e uno dei compagni di scuola, invece di chiamarsi Fregley, si chiama Freddy. Anche qui la spiegazione più semplice sembra riguardare la pronuncia: è effettivamente più difficile per un non inglese pronunciare i nomi originali rispetto ai sostituti.

Continuerò a monitorare la cosa. Credo però che i traduttori francesi si prendano forse un po' troppa libertà, no?

8 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie mille! non lo conoscevo, ci sarà utilissimo!

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  2. Non è sourie; è souris il topo, anche se lì è femminile e non vorrei mettermi a giocare troppo con le parole, e anche con le gatte ;-)

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  3. Be', anche gli spagnoli hanno questi vizi, mi pare. Non solo traducono o adattano allo spagnolo termini vari (solo da pochi mesi vedo timidamente apparire nelle riviste specializzate "monitor" dove prima dicevano sempre "pantalla" e "tablet" invece di "tableta", ma il ratón resta ratón...) ma a volte anche i nomi vengono adattati, sebbene non tanto spesso quanto ci si aspetterebbe considerando l'enorme difficoltà degli spagnoli nel pronunciare l'inglese e in genere le altre lingue. Un giorno ne scriverò sul blog.

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  4. anche tedeschi e spagnoli traducono i termini informatici. per quello che riguarda il francese, molti dei termini arrivano dal Quebec, dove per ragioni politiche-ideologiche tentano di mantenere una identità francese più marcata.

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  5. Hai citato tutti nomi molto difficili, quasi impossibili da pronunciare per un Francese: W, GL, Y, dittonghi vari. Non vedo altri motivi.

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  6. Interessante questa storia dei singoli nomi modificati.
    Per quanto riguarda la traduzione dei termini informatici, ma più in generale per quanto riguarda la resistenza alla ormai decennale invasione barbarica angoglotta, mi sono fatto l'impressione che i "castiglianofoni" sono quelli che la stanno coniugando meglio. Lontani dagli eccessi burocratico-linguistici dei tedeschi, che ogni pochi anni con le loro rechtschreibreformen decidono per legge quali parole restano e se restano come vanno scritte; lontani credo anche dal purismo nazionalista francese; ma anche lontani dall'italica diffusa tendenza del "quanto sono figo quando uso 'ste parole inglesi.
    Mi sembra che loro castiglianizzino un po' tutto non tanto per snobbismo o purismo ma quanto per una loro naturale tendenza linguistica. Un mio collega spagnolo tempo fa mi disse: sì, potrei pure dire "hardware" invece di "herramienta" ma i miei colleghi rimarrebbero un po' sorpresi.
    Puoi confermare Bruna?

    Saluti a tutti!

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    1. In effetti è così, Dioniso. In piccola parte è dovuto sicuramente allo sciovinismo, ma credo che molto sia da imputare alla loro difficoltà nel pronunciare alcuni suoni (in compenso hanno il suono “raspante” della J che in italiano o in inglese non esiste). Guarda per esempio come devono scrivere “whisky”, che non si son dati la pena di tradurre: “güisqui”.
      Una delle difficoltà che trovano nel parlare le lingue straniere è l'impossibilità direi quasi fisica di pronunciare la S impura (si chiama così?) a inizio parola, cui devono premettere una E: per questo hanno España, Esteban (Stefano), estar, esgrima (scherma) ecc.
      Comunque in questi sedici anni ho visto cambiare un po' la situazione: i giovani, prima ancora e anzi direi al posto di imparare a scrivere correttamente il castellano, usano (a volte a scapocchia), pronunciano e scrivono come riescono le parole inglesi ormai universalmente diffuse, soprattutto riguardanti la musica, l'elettronica e l'informatica. Del resto, è loro ostica anche la loro propria lingua, che anche negli altri livelli d'età viene bistrattata soprattutto nella forma scritta, complice l'obiettiva difficoltà di distinguere alcune lettere di suono simile.

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