lunedì 16 gennaio 2012

Nuovo bando PRIN e enigmistica giapponese


Il cambio di ministro aveva suscitato qualche tiepida speranza nel mondo dell'università. Finalmente uno che fa parte del nostro mondo, si diceva, capirà i nostri problemi più facilmente.

E' passato pochissimo tempo, ma possiamo già dire che le nostre speranze sono state mal riposte. La grande delusione è arrivata con l'uscita dei bandi per il PRIN. Per chi si fosse perso le puntate precedenti: il Programma di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) e il Futuro in Ricerca (FIRB) sono i due programmi del ministero per assegnare fondi di ricerca. Il secondo è rivolto esclusivamente ai giovani sul modello dell'ERC (almeno nelle intenzioni del precedente ministro precedente); il primo per tutti gli altri.

Ho avuto già modo di lamentarmi per la gestione dei bandi per questi programmi, qui per esempio. In realtà è parecchi anni che questi sono gestiti malissimo. Tempi biblici per la valutazione, pochi fondi da assegnare con ritardo enorme sulla tabella di marcia.

L'ultimo PRIN (2009) è stato lanciato nel lontano 2010, i fondi sono stati assegnati nel tardo 2011. Ora è appena uscito il PRIN 2010-2011. Sempre in ritardo, quindi, ma come potete notare dal doppio numero, è stato saltato un anno.

Ma la cosa più disturbante è che sono cambiate molto le modalità di valutazione e di selezione dei progetti. Il meccanismo è veramente balordo ed è spiegato molto nel dettaglio in questo bel post del gruppo ROAR (cliccate sull'immagine).


Ve lo riassumo:

1) Innanzitutto, la selezione avviene in due fasi: in una prima fase ciascuna università pre-seleziona i progetti da inviare al ministero, utilizzando tecniche di peer-review con revisori internazionali, a spese dell'università ovviamente. Dato che i progetti sono collaborativi (cioè prevedono la partecipazione di più unità di ricerca di diverse università), la selezione verrà effettuata dall'università a cui appartiene il coordinatore del progetto.

Il numero di progetti che ogni università può selezionare è proporzionale al numero di ricercatori e docenti afferenti all'università stessa: per l'esattezza lo 0,75% del corpo docente. Quindi, se ci fossero 200 tra docenti e ricercatori, bisogna che l'università selezioni 2 progetti tra tutti quelli presentati in tutti i settori scientifico-disciplinari.

 Per esempio, se una piccola università con 200 docenti fra varie facoltà deve selezionare solo 2 progetti tra X aree non omogenee; bisognerà che compari progetti di economia con quelli di giurisprudenza, medicina, matematica, ingnegneria, ecc. La decisione quindi fra quale progetto selezionare non potrà che essere "politica", perché nessuno se la sentirà di mettere sulla stessa scala di merito progetti su aree completamente diverse.

2) Ma non solo gli unici problemi. Esiste anche una "preallocazione" dei fondi alle varie aree scientifiche; e sono stati anche decisi i costi minimi e massimi per ciascun progetto e per ciascuna area. Da cui è semplice ricavare il numero massimo e minimo di progetti per area scientifica.

Come spiega bene il post di roar, i numeri sono calibrati in modo che il numero di progetti che le università devono selezionare non si discosti moltissimo da quelli che saranno finanziati a livello nazionale. Ne viene fuori quindi che la selezione principalmente di natura "politica" che verrà fatta a livello di ateneo sarà decisiva. Difficilmente si potrà favorire la qualità, perché progetti qualitativamente molto buoni potrebbero essere scartati dal primo livello di selezione se presentati in atenei dove scontano decisioni politiche sfavorevoli. Viceversa, progetti mediocri avrebbero alta probabilità di passare al livello successivo se presentati da coordinatori molto forti politicamente. Alla faccia della meritocrazia.

3) Potreste pensare: "ecco che l'università è corrotta, e pensa sempre alla politica". Beh, proviamo per una volta a partire da una ipotesi di lavoro ottimistica: supponiamo che tutti i rettori siano sinceramente preoccupati di selezionare i progetti di qualità. Per esempio, vorrebbero selezionare a livello italiano tutti i migliori progetti di scienze, tutti i migliori di     giurisprudenza, tutti i migliori di ingegneria, ecc. Poiché però esisteranno tante selezioni locali, bisogna che i rettori si coordinino tra loro per evitare di scartare per sbaglio un progetto ottimo in, poniamo, ingegneria.

Ma il coordinamento non è affatto facile: bisogna risolvere il PRIN-Kakuro! Solo un esperto di algoritmi di ottimizzazione intera potrebbe riuscirci. E, poi, perché mai dovrebbero collaborare? Non dovrebbe essere un programma competitivo? Quali probabilità ci sono che i progetti migliori emergano da un processo così complicato?

Insomma: dal ministero ci hanno messo in condizioni da rendere più difficile un reale processo meritocratico. Bel risultato, vero?

Un'ultima battuta: Luigi Frati appoggia il ministro e approva il bando così congegnato. C'è forse un modo migliore per screditare il tutto? Non c'è luce in fondo al tunnel (ops!) per l'università.

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