mercoledì 14 dicembre 2011

Un monumento

Mi trovo a Tolosa, per una conferenza. Non è propriamente il mio campo, ma mi hanno invitato ed è tutta gente simpatica. Mi hanno aperto un po' la mente, portato nuove idee, fatto ricordare di vecchie idee lasciate nel dimenticatoio. Insomma mi sto divertendo.


Questo pomeriggio, il programma prevedeva una visita allo stabilimento dell'Airbus (e che puoi visitare mai a Tolosa?). Che poi non abbiamo visto tantissimo, a parte filmati della cabina di telemetria, dei test di certificazione, e il gigantesco capannone dove assemblano il gigantesco A380. E quindi non è stata una visita molto interessante o ricca di sorprese (e niente foto mie, mi dispiace ma erano vietate).


Non molto interessante, dicevo, a parte rendersi conto dell'enorme lavoro che ci sta dietro. Ed infatti, ad un certo punto della visita, mi sono messo a pensare a tutta la complessità del costruire una macchina come l'A380, e ai migliaia e migliaia di ingegneri che ci lavorano e che ci hanno lavorato direttamente e indirettamente e che continueranno a lavorarci. Ingegneri di tutte le specializzazioni, dai chimici (per le vernici e i materiali), ai meccanici, agli aeronautici (ovviamente), agli elettrici e elettronici (per la compatibilità elettromagnetica), agli informatici, e scusate se ho scordato qualcuno nel frattempo.

E pensando a tutta questa gente, quasi quasi mi usciva una lacrimuccia. Perché è incredibile cosa sia riuscito a costruire l'uomo nell'ultimo secolo, ed è incredibile la complessità dei dispositivi e delle macchine che ci circondano: dall'Airbus, alle moderne automobili, ai computer, alla rete internet, ai telefonini, iPhone e iPad vari.


Pensando a tutto questo mi girava la testa, perché nessun uomo da solo può dominare, o anche solo farsi una vaga idea di tutta questa complessità. E tutto questo mondo tecnologico moderno è dovuto all'incessante lavoro di scienziati e tecnici, la maggior parte di loro sconosciuti, che ogni giorno escono dalle loro case per andare a progettare e costruire il loro piccolo tassellino da mettere nell'inconcepibile puzzle della tecnologia di oggi.

Perché è vero che spesso ci sono dei grandi uomini che producono delle idee rivoluzionarie: ma è soprattutto grazie al lavoro di tutta questa gente senza volto e silenziosa se oggi voi potete guardare un film in santa pace mentre trasvolate l'oceano.


Mentre è facile glorificare i rivoluzionari come Enrico Fermi, Albert Einstein, ecc., è invece difficile pensare a ringraziare questa incredibile massa di tecnici e sviluppatori. E mi è venuto da pensare che il mestiere dell'ingegnere (tecnico) è forse troppo spesso dimenticato; e a volte, invece, tirato in ballo e portato sotto i riflettori quando si tratta di puntare il dito per un problema.

Per concludere: sarà che sono laureato in Ingegneria, e quindi me la suono, me la canto e me la ballo da solo. Però, a me piacerebbe erigere un monumento all'Ingegnere Ignoto, senza il quale, probabilmente, non potreste leggere questo stupido post proprio adesso sul vostro mirabilante dispositivo eletronico all'ultima moda.

Grazie mille ragazzi!

2 commenti:

  1. Forse sono OT ma http://www.poesieracconti.it/poesie/a/bertold-brecht/tebe-dalle-sette-porte
    O sarà che sono ing. anch'io?

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  2. Non sei affatto OT! bella poesia, caro collega!

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