martedì 20 settembre 2011

Fine della crescita?

I sistemi economici di tutto il mondo si fondano soprattutto sulle prospettive di crescita del PIL. Se il PIL cresce, tutto bene, e più cresce e meglio è. Se il PIL cresce poco, è la depressione. Non parliamo di cosa succede se comincia a decrescere: la catastrofe.

Prima o poi, questo mito della crescita finirà: le risorse del pianeta sono limitate, la crescita della popolazione mondiale e l'aspirazione allo stile di vita occidentale (con tutti i benefici che ne derivano) invece richiede un sempre maggiore (leggi esponenziale) consumo di risorse. Prima o poi si arriva al limite, non c'è niente da fare, per quanto il progresso tecnologico possa rendere più efficiente l'uso di tali risorse, la crescita non può essere infinita. E' stato detto e ripetuto tante volte in questi anni da parecchi ricercatori, a cominciare dal famoso "The Limits to Growth" pubblicato negli anni '70 da dei meritevoli ricercatori americani. Ugo Bardi ha recentemente pubblicato "Limits to Growth Revisited", un librone che mi riprometto di comprare presto. Purtroppo, gli appelli di queste "cassandre" sono sempre stati irrisi, o respinti con sdegno da frotte di economisti classici, sia liberisti che keynesiani. Io credo che inevitabilmente questa gente dovrà cominciare a fare i conti con i modelli dinamici.

E quindi, alla crescita c'è un limite, mi sembra lapalissiano. Tutto sta a capire quando arriveremo al limite.

Questa crisi, ha un sapore particolare: praticamente tutti i paesi del mondo occidentale stanno scontando l'eccesso di debiti, prospettive di bassa crescita, o addirittura di decrescita. Gli unici in attivo sembrano i paesi emergenti, gli unici che sembra abbiano ancora un potenziale umano e di risorse da sfruttare.

E' veramente la fine del mito della crescita? Dobbiamo anche noi cominciare a fare i conti con la prospettiva di una decrescita? Dobbiamo cominciare ad attrezzarci per rendere la "transizione" meno dura e caotica possibile? E gli economisti classici che ne pensano? E' davvero sufficiente iniettare maggiori dosi di liberismo, e tutto passerà? Oppure dobbiamo attrezzarci diversamente?

Che ne pensate?

(Weissbach, tu vieni a commentare alla fine, eh).

7 commenti:

  1. Medito sulla decrescita da tempo. Mi sembra l'unica alternativa verosimile - nonché serena, come vuole Latouche - all'attuale sistema economico.
    Il problema è farlo capire agli altri. Specie considerando che fino a stamattina sentivo alla radio che qualche organo europeo (la BCE?) diceva che la grande sfida del presente è... la crescita. (Appunto!).

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  2. Infatti, quello che mi stupisce di più in assoluto è il fatto che gli economisti "classici" e "famosi" tacciano a proposito. S
    econdo me, perché ci sia decrescita (o anche fine della crescita) serve prima di tutto un modello economico abbastanza studiato e capito a tutti i livelli: serve più ricerca!

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  3. Intanto una osservazione metodologica: alla crescita c'è un limite se le risorse sono finite, il che è vero se ci limitiamo a questo pianeta. Da giovanile divoratore di fantascienza, mi dispiacerebbe non fare in tempo a vedere lo sfruttamento di altri mondi :-), ma prima o poi (cioè quando i prezzi delle materie prime saranno abbastanza alti) qualcuno ci proverà.
    Altre osservazione: il punto cruciale secondo me lo individui bene quando dici che tutto sta a capire quando arriverà il limite. Perché se il quando è fra, per dire, duecento anni, è probabile che il modello che oggi usiamo per fare questa previsione sia talmente obsoleto, con i parametri di quel futuro, da rendere la previsione inutile. Diverso sarebbe se il modello prevede un collasso fra, diciamo, trent'anni.

    Ancora: già adesso, per lo meno nei paesi sviluppati, il PIL pro capite cresce a consumo di materie prime (sempre pro-capite) stabile o decrescente. Siamo sicuri che non sia possibile una economia in crescita senza consumo (intendo proprio a consumo zero) di materie prime non rinnovabili (escludendo l'energia, che non so se considerare una materia prima)? Oggi è difficilmente concepibile, ma la sempre maggiore efficienza dei processi ci potrebbe dare abbastanza tempo per arrivare a quel punto. Come, ovviamente, non lo so.

    Come primo commento nel tuo blog mi pare di aver contribuito a sufficienza :-)

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  4. "Io credo che inevitabilmente questa gente dovrà cominciare a fare i conti con i modelli dinamici."
    Hai centrato in pieno il punto.

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  5. "il punto cruciale secondo me lo individui bene quando dici che tutto sta a capire quando arriverà il limite"
    Osservazione corretta e cruciale.
    Fornire una risposta precisa è difficile ma nemmeno così importante, perché dobbiamo smetterla di pensare alle risorse col paradigma del serbatoio di benzina: "i limiti" non arrivano tutti insieme, in un colpo solo e per tutti allo stesso tempo.
    Ma una cosa è sicura: non dovremo aspettare 200 anni!

    Segnalo che nessuno ha ancora dimostrato che l'intensità energetica e materiale delle economie sviluppate sia calata più per l'efficienza che per l'esternalizzazione.
    E comunque quando aumenta l'efficienza, non sempre aumenta l'efficacia: vedasi legge di Jevons.

    In ogni caso, è molto difficile (anche se si tratta di un'illusione diffusa) pensare a un'economia in crescita senza aumento dei consumi.
    Perché dopotutto anch'io mi guadagno da vivere vendendo servizi immateriali, ma alla fine col mio stipendio pago una casa di mattoni e tante altre cose che consumano risorse (e grossomodo mi servono).

    In breve: se un giorno dovessimo avere il doppio di avvocati, consulenti, cantanti lirici o di quel che ci pare, penso che questi le BMW le apprezzerebbero vere, non in formato 3DStudioMax ;-)

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  6. @weissbach. Vero che i limiti non arrivano tutti insieme. Ma l'economia è piuttosto non-lineare, con tante correlazioni strane. E non c'è un solo limite, ma uno viene raggiunto che impatto ha sulla nostra vita e sul resto delle risorse?
    Insomma la nuova domanda è: continueremo a crescere oppure questa crisi segna la fine del mito della crescita mondiale?

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  7. "oppure questa crisi segna la fine del mito"
    No, i miti sono immortali: ci fosse la guerra atomica e rimanessero in cinque, starebbero ancora a discutere di quando passerà la debole congiuntura ;-)
    Ma venendo alla sostanza, la penso come Heinberg: siamo entrati nella fase "rollercoaster", con un'altalena di su e giù. Ma anche come Staniford: la società industriale è, nel suo complesso, molto più resiliente di quanto sembri.
    Insomma, non finirà il mondo, ma ci sarà una quantità enorme di sfiga per molti che prima non se la passavano così male.

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