giovedì 11 novembre 2010

A che punto siamo con la riforma dell'Università

Oggi il ministro Gelmini esultava sui Tg: Tremonti ha trovato i soldi per fare la riforma! Sembra infatti che nella "manovrina" da 5 Mld della legge di stabilità, che sarà varata da questo governo a breve, sia previsto ben 1 Mld di euro per l'Università. I giornali non sanno essere più precisi, ma suppongo (correggetemi se sbaglio) che questi soldi serviranno per finanziari i posti da ricercatore a tempo determinato e i posti da professore associato da bandire secondo i dettami della riforma. La legge dovrebbe tornare in parlamento il 18 di questo mese per continuare il suo iter.

A quanto pare, la riforma è considerata uno dei cavalli di battaglia di questo esecutivo, una di quelle (poche) cose di cui Berlusconi potrà vantarsi alle prossime elezioni. Non credo però che il governo ce la farà. Da come si mettono le cose, sembra (dico sembra) che l'attuale governo sia spacciato e che sia solo una questione di tempo prima che cada. E la tempistica è tutto in questo caso. Se anche si portasse a termine la legge di riforma, prima che la riforma possa essere applicata saranno necessari alcuni decreti attuativi, e un altro esecutivo potrebbe mettere tutto in stand by per un bel po'. Insomma, grande incertezza.

Sulla qualità di questa riforma mi sono espresso più volte, e non mi ripeterò. Qui un ulteriore intervento anti-Giavazzi che trovo abbastanza corretto.

Nel frattempo, i giochetti di Tremonti danno con una mano quello che tolgono con l'altra. Se da un lato si promettono 1 Miliardo di euro per l'Università, dall'altro sono stati tagliati i fondi per il diritto allo studio. Ecco la tabella pubblicata dal sito SinistraPer.
I dati del DPEF 2010-2013 erano già estremamente gravi.
(i dati, estrapolati da LaVoce.info, sono in milioni di €)
Finanziaria 2008
2009
2010
2011
2012
Diritto allo Studio nell’Istruzione Universitaria
249,3
152
96
70
70

Le modifiche imposte dal governo vedranno questa compressione generale:

Finanziaria 2008
2009
2010
2011
2012
Diritto allo Studio nell’Istruzione Universitaria
249,3
152
96
25,7
12,9


Impressionante, vero? Rispetto a 4 anni fa siamo a un taglio del 95% !!!

La voce in questione riguarda le borse di studio per permettere a studenti con basso reddito di frequentare l'Università. Si tratta di soldi per coprire posti letto in alloggi pubblici, pagare il vitto, dare buoni per l'acquisto dei libri di testo. Si obietterà che tali soldi dovrebbero essere erogati dalle regioni o dalle stesse Università. Ma le regioni non possono in questo momento compensare i tagli del governo per questioni legate al patto di stabilità e ai tagli subiti. E per quanto riguarda le Università, non ne parliamo. Insomma, il diritto allo studio va a farsi benedire, almeno per i prossimi 2/3 anni.

Vediamo cosa dice la proposta di legge Gelmini in proposito, che ne dite?

Art 1, comma 3:
Al fine di rimuovere le barriere di accesso al’istruzione universitaria degli studenti meritevoli e privi di mezzi il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, di seguito denominato “Ministero”, attua e monitora specifici programmi per la concreta realizzazione del diritto allo studio.
Art 16, comma 1:
Al fine di dare attuazione agli articoli 3, secondo comma, 33, 34 e 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di diritto allo studio universitario, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) riordino della normativa vigente in materia di diritto allo studio nelle università e nelle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di seguito denominate istituzioni di istruzione superiore, anche al fine di definire i livelli essenziali delle prestazioni destinate a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’accesso ed il conseguimento della laurea, della laurea magistrale e del dottorato di ricerca agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi; b) individuazione dei beneficiari delle prestazioni di cui alla lettera a) con riguardo agli studenti iscritti ai corsi di studio delle istituzioni di istruzione superiore; c) disciplina con decreti ministeriali a cadenza triennale, adottati previo parere del CUN, della Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU), del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica musicale e coreutica (CNAM) e della CRUI dei seguenti aspetti: 1) requisiti di eleggibilità relativi al merito ed alla condizione economica degli studenti sulla base della situazione economica equivalente di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e successive modificazioni; 2) importi minimi delle borse di studio e il termine massimo per l’erogazione dei relativi ratei; 3) criteri per l’attribuzione alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano delle risorse statali allo scopo destinate e della relativa rendicontazione; 4) facoltà per le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di prevedere prestazioni ulteriori rispetto ai livelli essenziali di cui alla lettera a); d) previsione di accordi di programma tra Ministero, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e istituti di istruzione superiore compresi nel loro ambito territoriale, al fine di elaborare strategie di intervento per il miglioramento dei servizi in favore degli studenti; e) previsione di accordi di programma tra Ministero, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano per favorire la trasferibilità transregionale delle borse di studio e dei sussidi assegnati al fine di favorire la mobilità studentesca; f) disciplina dei requisiti minimi necessari per l’accreditamento dei collegi universitari da parte del Ministero. 2. Sugli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1 è acquisito il parere della Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
Quest'ultimo è un po' lungo, ma in pratica io ci leggo: "diamo tutto l'onere delle prestazioni alle regioni e alle province autonome etc.". E quindi torna tutto, come vedete. 

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