venerdì 16 luglio 2010

Povera scuola

Roger Abravanel è un ex dirigente della McKinsey & Company, e con questo probabilmente potrei fermarmi qui, e lasciare le valutazioni del caso a voi.

Vi dico solo che a me la McKinsey (ma anche la Andersen, la Capgemini, etc.) non sta simpatica. Se volete un aiutino sulle ragioni della mia antipatia, prendete questa frase:

I consulenti della McKinsey sono inoltre soggetti alla pratica dell'"up or out", che prevede che debbano svolgere gli avanzamenti di carriera entro dei dati limiti temporali, altrimenti essi vengono invitati a lasciare l'azienda.


Vi invito anche a leggere la sezione critiche dell'articolo originale inglese, nonostante la corrispondente sezione in italiano sia ritenuta non neutrale.

Bene, noi andiamo a mettere il futuro della nostra società e dei nostri figli (perché la scuola è il nostro futuro!) nelle mani di un ex dirigente della McKinsey, che probabilmente atterà le stesse metodologie e lo stesso approccio etico alla nostra scuola. Basta, ho parlato già troppo.

3 commenti:

  1. sono anni che invito mia figlia a prendersi il diploma e scappare via da qui al più presto... non sono riuscita nemmeno ad arrabbiarmi quando mi ha comunicato che quest'anno aveva due debiti da recuperare...
    interessante anche il tuo blog juhan, ti leggerò volentieri (prometto che in futuro ti risparmierò i miei commenti non propriamente scientifici...)

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  2. Caro Knulp,
    il concetto alla base dell'up-or-out di Mckinsey è quello di Meritocrazia.
    Se questo concetto non ti appartiene, allora il tuo modello di sistema educativo e di istruzione secondaria è esattamente quello oggi vigente, con università finanziate indiscriminatamente a pioggia e carriere accademiche guidate non dal merito ma dalla capacità di farsi largo nella selva delle relazioni sociali e delle cordate politiche.
    Io invece auspico che l'istruzione secondaria sia guidata proprio da quest'idea, per fare in modo che vengano coltivate le eccellenze e venga garantito un livello di istruzione adeguata a chi ha minori capacità. Un modello dove vengano premiati i docenti attivi nella ricerca e capaci nella didattica.
    Senza un sistema realmente meritocratico queste idee sono solo pura speculazione. Io sono per un sistema che mandi a casa (out) quelli che siedono comodamente sulle loro poltrone da professori senza creare innovazione e delegando ad altri le didattica e vengano promosse (up)i ricercatori volenterosi ma scoraggiati da un sistema troppo ingessato.
    Il resto è demagogia.

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  3. @Paolo Mantero:

    vedo che lei è di quelli "il mondo è bianco o nero". Io ho qualche esperienza di misurazione del merito scientifico, lei non so ancora.
    Prima di continuare la discussione, però, la prego di leggersi questo mio post di qualche tempo fa, sempre valido.

    http://scacciamennule.blogspot.com/2009/08/saper-misurare.html

    Poi, se ha ancora voglia e tempo, la prego di leggersi questo mio pezzo su NfA.

    Una volta messi in pari, potremo parlare delle aziende di consulenza italiana (McKinsey, Anderssen, Capgemini, etc.) di cui ho avuto esperienza diretta.

    Tutto il resto, come dice lei, è demagogia.

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