lunedì 5 gennaio 2009

Ci vorrebbe un Khan

Il conflitto tra Israele e Palestinesi è di difficile, se non di impossibile, soluzione. Decenni di odio profondo, ingiustizie, uccisioni e soprusi da entrambe le parti rendono la strada per il dialogo molto, forse troppo, incrostata di risentimento. La pace sembra sempre più lontana.

Da una parte Israele ha diritto a difendere la sicurezza dei suoi cittadini. A questo proposito, ho l'impressione che non abbia alcun interesse a creare uno stato palestinese libero e indipendente ai suoi confini, perché nessuno potrà mai garantirgli che tale stato non si trasformi in uno stato terroristico votato alla sua eliminazione. Dall'altra parte, i Palestinesi sono tutt'ora guidati da Hamas, il quale non intende rinunciare alla sua guerra santa contro Israele.

Una possibilità (forse l'unica?) per sbloccare lo stallo sarebbe l'arrivo di una figura come Gandhi in Palestina. Una persona autorevole che metta in gioco la propria vita e che possa convincere i Palestinesi che otterrebbero molto di più con una protesta non violenta che con il lancio di razzi contro Israele. E' pura utopia, lo so. Se anche ci fosse una persona così, probabilmente verrebbe presto assassinato da Hamas o addirittura dai servizi segreti israeliani (vedi omicidio Rabin).

Molti commentatori di destra sostengono che un Gandhi musulmano non possa esistere perché la religione islamica è intrinsecamente violenta. Di solito, vengono portate a supporto di questa tesi alcuni passi del Corano che sembrano spingere alla guerra contro gli infedeli. Tali opinioni sono piuttosto diffuse, soprattutto negli Stati Uniti dopo l'11 settembre e la discussione su tali opinioni è naturalmente molto accesa.

E' però doveroso sottolineare che tali opinioni sono contraddette dalla vita di Khan Abdul Ghaffar Khan, detto anche "il Gandhi di frontiera". Oltre che su Wikipedia, potete leggere qui per informarvi sulla sua storia. Era musulmano, non violento, seguace del Mahatma. Come Gandhi, si battè per l'indipendenza dell'India dagli inglesi. Fu imprigionato molte volte, ed esiliato. E' stato il fondatore della prima "armata non violenta" della storia: incredibilmente, convinse un gruppo armato Pashtun che si opponeva agli inglesi con agguati e atti terroristici a deporre le armi e a trasformarsi in una "armata non violenta", unendosi al movimento non violento di Gandhi. Un miracolo!? E' da notare e sottolineare che gli inglesi non ci andavano con mano leggera, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare: in uno scontro con l'esercito inglese perfettamente armato furoni uccisi alcune centinaia di pashtun disarmati. Tuttavia, il credo non violento di Khan ne uscì rafforzato.

Khan è stato nominato al Nobel per la pace nel 1985. Egli sosteneva che il suo credo non violento derivasse direttamente dall'Islam:
“There is nothing surprising in a Muslim or a Pashtun like me subscribing to the creed of nonviolence,” he wrote. “It is not a new creed. It was followed fourteen hundred years ago by the Prophet all the time he was in Mecca, but we had so far forgotten it that when Gandhi placed it before us, we thought he was sponsoring a novel creed.”
Con buona pace dei sostenitori dell'Islam violento!

Notare che una religione come l'Islam è soggetta a interpretazioni differenti in misura maggiore di altre religioni monoteiste, in particolare di quella cattolica. La religione cattolica infatti sostiene una interpretazione ufficiale delle scritture da parte della gerarchia ecclesiastica, e interpretazioni difformi sono condannate come eresie. Nell'Islam non esiste una tale centralizzazione, e quindi varie interpretazioni possono coesistere, anche se quasi mai pacificamente (vedi il contrasto sunniti-shiti).

Inutile dire che da ateo io tifo per l'interpretazione data da Khan! E sogno vivamente che salti fuori il "Khan" della Palestina. Datevi fare, amici miei: diffondete quanto più possibile la sua storia, perché l'esempio è il miglior modo di insegnare.

3 commenti:

  1. Ai commentatori di destra, almeno quelli italiani, converrebbe che ascoltassero meno Magdi Cristiano Allam e leggessero qualche bella paginetta della loro amata Bibbia.

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  2. Post interessante e utile, non conoscevo Khan Abdul Ghaffar Khan.

    Tutti e due i fronti hanno degli estremisti che non vogliono la pace, ma la simmetria, lo ammetterai, non è perfetta.
    Da una parte c'è comunque una democrazia, dall'altra la teocrazia, e come sai non sono la stessa cosa e non promettono le stesse cose...

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  3. @IL:
    sono abbastanza d'accordo. Hamas è un gruppo terroristico, teocratico, va smantellato. L'attacco a Gaza era previsto e prevedibile, nessuna obiezione. I Palestinesi non sono neanche tutti compatti dietro Hamas, anzi. Io spero con tutto il cuore che l'attacco riesca a smantellare Hamas facendo meno danni possibili.

    Eppure, guardando al passato, non riesco ad essere imparzialmente solo dalla parte di Israele. La palestina non è sempre stata dominata da Hamas. Anzi, fino a qualche decennio fa i militanti del OLP si facevano vanto di essere laici. Gli uomini bomba erano sconosciuti e impensabili. Se siamo arrivati a questo punto non è solo colpa dei palestinesi.

    Ad esempio, la politica di colonizzazione dei territori portata avanti fino a qualche anno fa per compiacere gli estremisti israeliani è stata un vero sopruso. L'omicidio di Rabin è ancora un vero mistero. E sinceramente, io non vorrei mai e poi mai essere nato nella striscia di Gaza.

    Ma ora parlare di torti subiti dall'una e dall'altra parte è secondo me inutile e superfluo. Se davvero volessero arrivare alla pace dovrebbero ricominciare da zero dimenticandosi il passato, perché pesare sulla bilancia l'entità delle ingiustizie subite dall'una e dall'altra parte è impossibile. E questa è la vera utopia irrealizzabile. Per questo ci vorrebbe un Khan... :)

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