giovedì 4 ottobre 2007

Melting pot italiano

In questo periodo, sto insegnando un corso di Sistemi Operativi, un corso intensivo (40 ore) a un gruppo di studenti indiani e tunisini. Strano, no?

Gli indiani partecipano all'IMIT, i tunisini all'IMCNE. Per risparmiare, parte dei corsi dei due master sono a comune, tra cui il mio. Sono arrivati in italia da poco: i due master sono iniziati il 17 settembre, dureranno fino a maggio, poi stage in azienda. I due master sono finanziati in parte dal Ministero degli Affari Esteri (MAE), da D'Alema insomma (anche se il "caro" Massimo non sa nemmeno della nostra esistenza, scommetto: troppo impegnato a disegnare la strategia del PD, scommetto; e a scalare banche, scommetto).

Diamo una piccola borsa di studio agli studenti, e questo è il motivo fondamentale per il quale scelgono di venire in Italia invece di andarsene altrove. Si tratta di ragazzi giovani, che selezioniamo accuratamente (quest'anno, per gli indiani, su 100 domande circa ne abbiamo presi solo 9).

L'altro ieri, 2 ottobre, abbiamo fatto la giornata inaugurale (sì, lo so, l'inaugurazione 15 giorni dopo è un po strana, ma dopo tutto siamo in Italia, no? non pretenderete organizzazione perfetta, spero!). Dopo i nostri bei discorsi, io e Claudio (il segretario tuttofare) abbiamo invitato gli studenti al bar per un brindisi. I tunisini sono sotto ramadam (e chi ci aveva fatto caso? 'ste religioni sono una bella rottura), quindi alla fine sono venuti solo gli indiani.

E ci siamo messi a chiaccherare. Per un attimo, provatevi a mettervi nei loro panni: a 21 anni, prendono un aereo per essere catapultati in un paese di cui non conoscono un bel niente, non conoscono la lingua (!), non conoscono la moneta, niente. Se siete stati studenti all'estero, probabilmente avrete un'idea abbastanza precisa dei primi 10 giorni! Per fortuna li aiutiamo un pò noi. Quando arrivano li ospitiamo gratuitamente in qualche residence del circondario (a basso prezzo, non siamo mica ricchi noi, dèh!). Nel frattempo, il buon Claudio si fa un c... così a cercargli degli appartamenti decenti e piazzarli 3 o 4 per appartamento. Claudio li accompagna in banca per fargli aprire un conto, li accompagna in questura per il permesso di soggiorno... tutte operazioni che voi magari pensate banali, invece ogni volta c'è sempre qualche casino (con tante grazie alla Bossi-Fini!).

Insomma, al bar si chiacchera un po di tutto:
  • di come fanno a mangiare (sono quasi tutti vegetariani): si cucinano a casa da soli;
  • se hanno avuto problemi con il visto: per fortuna no (anche qui la nostra organizzazione è stata abbastanza buona, li seguiamo da quando li selezioniamo fino a quando non arrivano in Italia. Mandarli allo sbaraglio da soli all'ambasciata Italiana in India sarebbe un vero suicidio. A due studentesse del nostro master, in fila lo stesso giorno a due sportelli diversi della stessa ambasciata, hanno chiesto documenti diversi!);
  • di che sport seguono-praticano: il cricket naturalmente;
  • di cosa pensano degli italiani: che siamo gentilissimi e molto accoglienti, e che la gente per strada si fa in 4 per aiutarli (non l'avrei mai detto, in fondo hanno la faccia da indiani, ovvero immigrati clandestini, anche se sono vestiti meglio);
  • del perché hanno scelto l'Italia.
E sapete perché? onestamente, mi hanno risposto tutti che ci hanno scelto per la borsa di studio che gli diamo. Tutti gli indiani di un certo livello che hanno studiato un pò vorrebbero andare in Inghilterra o in USA. Ma iscriversi a una università qualsiasi in questi posti ha un costo proibitivo, ed è un costo che ricade interamente sulle famiglie, che sebbene benestanti in India, a confronto con i costi dell'occidente sono dei poveracci. E poi, ormai ci siamo fatti un certo nome, e il titolo se lo possono rivendere molto bene sia in Italia che all'estero (alcuni studenti delle scorse edizioni sono finiti in ottime aziende europee, oppure hanno continuato gli studi in europa e in USA). Dobbiamo quindi ringraziare il generoso MAE se questi studenti possono venire in Italia.

I tunisini li segue di più il mio collega Piero, ma il discorso è analogo (solo sostituite Inghilterra e USA con Francia, e cricket con calcio).

A proposito dell'arretratezza dei paesi di provenienza: su 9 studenti indiani, 2 sono ragazze; su 14 tunisini, ben 4 sono ragazze. E considerando che si tratta di corsi di ingegneria, la percentuale è molto più alta della percentuali di studentesse nelle classi di ingegneria nelle università italiane.

Insomma, un piccolo sforzo per invertire la tendenza di cervelli in fuga, e far diventare questo paese un po più aperto alle altre culture. Come andrà a finire? alla prossima puntata!

1 commento:

  1. Speriamo non finisca che scappino anche loro, contribuendo alla "fuga di cervelli", alla faccia dell'Italia!

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