mercoledì 1 gennaio 2014

La performance della ricerca accademica italiana

Quali sono le performance della ricerca accademica italiana rispetto al resto del mondo? È vero che i professori universitari e i ricercatori italiani sono nullafacenti e scarsi?

Ispirato da questo post su Roars sono andato a guardare leggermi il rapporto originale, che è pubblicamente disponibile a questo link. Da come la pone Sylos Labini, sembra che ci siano buone notizie per l'università italiana, e che ci sia da essere contenti. Vediamo se è vero.

Il rapporto è stato commissionato dal governo inglese a Elsevier, ed è un'indagine statistica sulla performance della ricerca inglese rispetto al resto del mondo. Poiché ci siamo anche noi italiani, allora è il caso di dare un'occhiata più approfondita. Faccio qui un brevissimo sunto, per non annoiarvi, riportando i grafici.

Cominciamo dall'input, ovvero da quanto i paesi analizzati spendono nella ricerca:

Spesa in ricerca (GERD) in percentuale sul PIL
Il GERD sarebbe la spesa totale in ricerca, comprendente spesa pubblica in fondi di ricerca, come finanziamento all'università (HERD), spesa privata e spesa da altre fonti (principalmente associazioni non-profit come ad esempio Telethon). L'Italia e l'ultima tra i paesi analizzati. Notiamo che tutti stanno tagliando. L'Italia sembra in leggera crescita, ma non sono sicura della correttezza del dato (le linee tratteggiate sono proiezioni sui dati OECD). Inoltre, la crescita di un rapporto potrebbe anche essere dovuta al calo del denominatore (ovvero del PIL).

Se vogliamo vedere come l'Italia scompone il suo GERD, ecco il seguente grafico.
Scomposizione della spesa
Come vedete, il problema è sia il basso livello di spesa generale, sia il fatto che la spesa privata è tra le più basse in assoluto.Anche questo dato è ben noto.

Vediamo adesso il numero di ricercatori nei vari paesi.
Numero di ricercatori
Nel rapporto sta scritto che questo numero potrebbe essere sottostimato, ma ci ritorno dopo.

Questo per quanto riguarda l'input e la forza lavoro iniziale. Adesso vediamo gli output. Per quanto riguarda la percentuale mondiale di articoli, la classifica è saldamente guidata dagli USA.

Nel grafico a destra viene riportato un ingrandimento escludendo USA e Cina

Tali numeri sono tutt'altro che sorprendenti dopo aver visto la spesa e il personale. Cosa succede se facciamo il rapporto?

Questo è il numero di articoli per unità di GERD (ovvero di spesa). L'Italia è sorprendentemente terza

Niente male. Soprattutto vediamo che gli USA cadono parecchio in basso nella classifica. Inoltre vediamo che la performance dell'Italia si è mantenuta ai primi posti nel corso degli ultimi anni.

E se guardiamo il numero di citazioni per unità di spesa?





Le cose non cambiano molto. I ricercatori italiani continuano ad essere piuttosto efficienti, nonostante il sorpasso da parte del Canada. E soprattutto, continuano ad essere molto più efficienti di paesi come la Francia, la Germania (!) e gli USA.

Naturalmente, questa è solo una misura di efficienza, e non è detto che sia la migliore, o quella da guardare se vogliamo migliorare il sistema dell'educazione e della ricerca nazionale. Vorrei però far notare che misure "bibliografiche" sono adottare dall'ANVUR (l'agenzia nazionale per la valutazione dell'Università e della ricerca) sia per valutare le università italiana (ultima VQR), sia per valutare i singoli ricercatori/docenti (vedi ASN). Quindi, sembra che questi indicatori siano quelli che i governi italiani recenti hanno deciso di prendere in considerazione nella valutazione del nostro sistema universitario.

Riporto per completezza anche i grafici che riportano gli stessi rapporti relativamente all'HERD, ovvero alla sola componente della spesa che riguarda il finanziamento dell'università.


 
Nel secondo caso, notiamo che stiamo per sorpassare gli USA. Quindi non solo tanta ricerca, ma anche di qualità (rispetto alla spesa).

Se poi guardiamo il numero di articoli per ricercatore, ecco l'ultima sorpresa.



E il numero di citazioni per ricercatore.

In questi ultimi due casi siamo incredibilmente in testa, con un caveat:
Of particular note is Italy, which shows a very high but broadly stable productivity per researcher; as noted in the previous report in this series, this indicator may be overestimated owing to underestimation of researcher counts for Italy.
Ecco, non ho capito come il numero possa essere sottostimato, perché altrove sta scritto che le linee tratteggiate sono stime, mentre le linee continue sono dati ufficiali (presi da dove?). Se andate a riuardare il grafico sul numero di ricercatori riportato più su nel post, vedrete che la linea dell'Italia è continua.

Secondo me, la statistica tiene conto dei ricercatori e dei docenti assunti in pianta stabile, il cui numero viene messo a disposizione dal MIUR, mentre i ricercatori precari sono esclusi da questa statistica perché non è detto che siano tutti conteggiati ufficialmente. Però è una mia interpretazione, e se qualcuno ne sa di più lo pregherei di fare luce sulla questione.

Infine, il mio commento. Non c'e da essere contenti, secondo me. In tutti i grafici stiamo messi male, sia come input che come output. Gli unici grafici su cui siamo messi bene sono quelli che mostrano il rapporto tra risultati ottenuti e soldi spesi.

Ne consegue, secondo me in maniera abbastanza evidente, che il sistema della ricerca italiana è già molto efficiente, e che difficilmente sarà possibile migliorare questi numeri continuando a tagliare la spesa. Certamente, tutto è perfettibile. Ma forse sarà il caso di andare a cercare gli sprechi da qualche altra parte.





Nessun commento:

Posta un commento

I commenti vengono gestiti tramite Disqus. Siete pregati di autentificarvi prima di commentare.