mercoledì 23 maggio 2012

Venti

Oggi non avrei voluto scrivere un post. Odio gli anniversari. Non reggo l'inevitabile retorica dell'eroismo, del non dimentichiamoli, ecc. Oggi avrei voluto stare per i fatti miei in silenzio, con i miei pensieri e i miei ricordi.

Invece alla fine scrivo, perché devo sfogarmi.

E' cominciato stamattina, ho letto dei twit che dicevano "ricordiamoli citando tutti quelli che parlavano male di loro", e mi è parsa una cosa brutta e meschina, il modo migliore per rovinarsi la giornata. Sempre "contro qualcuno", in questo paese c'è questa gente che deve continuamente alimentare la sua rabbia, tenerla viva e attizzata, leggendo e rileggendo polemiche vecchie più di ventanni. Meschini.

Poi "Falcone deve diventare trending topic". Ecco, fatelo diventare trending topic dai.

Poi dopo cena, sento Giuliano Ferrara. Un pezzo oggettivamente brutto e inutile e triste. I baffetti, chi se ne frega che avevano i baffetti?

Mentre sto scrivendo, su Rai 1 va in onda la retorica della partita del cuore. Mi dispiace dirlo: loro ci mettono del loro meglio, capisco, ma mi da quasi fastidio. Gli striscioni, "chi ha paura muore mille volte", chissà. Poi Gigi D'Alessio che canta Dalla, e Bruno Vespa e "un possibile ritorno delle stragi mafiose".

Basta, basta.

Chiudo gli occhi. Giochiamo al gioco di "dov'ero quando è successo?". Sì dai. Io ero a Marsala, nel luogo che ha dato il nome al blog. Avevo 20 anni, erano finite le lezioni all'Università a Pisa, ero a casa sulla veranda, con un qualche libro davanti. La televisione accesa in sottofondo in soggiorno. Ho sentito che qualcosa è successo, mi sono alzato per andare a vedere. Dapprima incredulità, poi mi sale dentro una incredibile rabbia, poi senso di impotenza, poi le lacrime, copiose, senso di inutilità. Poi non so più niente, probabilmente ho continuato a piangere a lungo.

E chi ha meno di trent'anni adesso, cosa ricorda? probabilmente non molto. Penso che probabilmente ne avrà parlato a scuola, e gli avranno fatto fare un disegno. A me, quando fu ammazzato Aldo Moro, a scuola fecero fare un disegno. Ricordo solo una macchina con il bagagliaio aperto e basta. Che successe non l'ho mai capito davvero, ero troppo piccolo. Sì, posso informarmi, documentari, libri, parlarne con chi c'era. Ma non so se potrò mai capire.

Con Falcone e Borsellino, invece, è diverso. Avevo vent'anni, capivo benissimo. Anzi, sentivo benissimo cosa c'era nell'aria. E, forse, per quelli che hanno meno di trent'anni, che sono nati e cresciuti a nord di Roma, è lo stesso: hanno probabilmente fatto dei disegni; possono visitare Palermo, l'aula bunker, passare sulla maledetta autostrada, leggere i libri e i saggi e tutto il resto. Ma chissà se sentiranno davvero cosa è successo. Ci vorrà tempo, tanto tempo e tanto sforzo.

Per concludere. Può darsi che oggi mi giri storto; può darsi che io sia semplicemente un tipo burbero e antipatico. Ma tutto questo celebrare, tutto questo ricordare le loro frasi, scriverle sugli striscioni, oggi; e fare la partita del cuore, ed entrare nei trending topic. Tutto questo, credetemi, non basta affatto. Non è mai bastato: sono passati ventanni, e tante celebrazioni, e libri, e ricordi, e scuole/piazze/aeroporti intitolati, e marce antimafia. Ma sono servite a qualcosa? Hanno cambiato qualcosa nell'atteggiamento culturale della media degli italiani? Ci hanno fatto migliori?

No.

E allora dai, basta, un po' di silenzio.

5 commenti:

  1. "Poi Gigi D'Alessio che canta Dalla".
    Fantastica Italia: è risaputo che, se volessero arrestare in un colpo solo tutto il clan dei Casalesi, basterebbe che andassero a un concerto di Gigi D'Alessio.

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  2. Sono completamente d'accordo.
    Sembra che alcune persone devono scrivere il tweet per far vedere quanto sono sensibili...
    Forse se si facesse tutti silenzio in quei giorni si farebbe molto piu' rumore.

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  3. Ho sentito per radio la storia di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dai Corleonesi alla fine degli anni quaranta perché dava fastidio ai boss. Il suo corpo, gettato in una foiba, è stato ritrovato solo pochi mesi or sono. Un ragazzino vide gli assassini e lo raccontò al padre. Questi, pensando che il figlio fosse provvisamente impazzito, lo portò all'ospedale e lo fece vedere al primario. Sennoché il primario era uno dei boss locali e uccise il ragazzo praticandogli un'iniezione di aria nelle vene. Tutto vero.
    Ora dico: no Pasquale Barra, detto 'o animale; no "Freddy Krueger"; no "Jason Voorhees" di Venerdì 13; no "Pennywise" di It; nessuno di questi sordidi signori, ma un serio, distinto, rispettato primario ospedaliero. Allucinante.

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    1. Una cosa che non spiega nessuno è che la mafia allora non era solo un'associazione a delinquere che vendeva droga.
      Placido Rizzotto non fu ucciso perché aveva scoperto un traffico illecito o perché si opponeva al pizzo. Placido Rizzotto era un sindacalista socialista, e a quei tempi gran parte dei contadini avevano cominciato a associarsi al partito comunista e al partito socialista, per rivendicare il diritto a godere dei frutti della terra che coltivavano. La riforma agraria è del '50, Rizzotto fu ucciso nel '48.
      Perché la mafia uccise Placido Rizzotto? Perché all'epoca la mafia era il braccio armato della classe dei proprietari terrieri, naturalmente anticomunisti, che volevano tenere sotto scacco i contadini con tutti i mezzi, leciti e illeciti. La mafia era quindi una sorta di "esercito parallelo" al soldo dei potenti. E potente, e sicuramente anticomunista, e proprietario terriero, era il primario di cui racconti.
      Se ci si limita a dire (come si dice oggi) che Placido Rizzotto fu ammazzato dalla mafia, non si capisce niente. Chi non ha studiato o vissuto quel periodo, non capisce niente.

      In Sicilia ci fu una vera e propria strage di comunisti e contadini negli anni '40 e '50, in cui l'evento più eclatante fu la strage di Portella della Ginestra ad opera del bandito Giuliano, al soldo degli americani (naturalmente anticomunisti) e del potentato locale.

      Per tornare al mio post: a che servono queste celebrazioni se non si spiega il momento storico, le cause, gli effetti? Per forza si finisce con Gigi D'Alessio.

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