mercoledì 30 marzo 2011

Zero per cento

Stasera sono piuttosto stanco, avrei evitato di scrivere qui. Ma mi serve come sfogo, scusatemi.

Premessa (lunga ma necessaria)

Qualche tempo fa alcuni amici europei mi avevano chiesto di partecipare a una proposta di progetto, questa.

Funziona così:
  • Alcuni partner si mettono insieme a scrivere un progetto di ricerca coordinato. Devono essere di almeno 3 paesi diversi.
  • I partner dicono che vogliono fare e come; descrivono i risultati attesi, spiegano i vantaggi della tecnologia che sarà sviluppata, l'impatto che questa avrà presumibilmente sulla tecnologia del futuro.
  • Questa call riguarda principalmente progetti industriali, quindi le aziende di tutte le dimensioni sono fortemente invitate a partecipare. Ma anche le università e i centri di ricerca pubblica sono invitati a partecipare, perchè si tratta di trasferimento tecnologico e tecnologia applicata
  • Il settore di riferimento riguarda i sistemi informatici embedded
  • Il meccanismo di finanziamento è il seguente: nella descrizione della proposta i partner fanno un budget preventivo di spesa; se il progetto viene accettato, i partner vengono co-finanziati secondo una certa percentuale che dipende da tante cose.
E qui viene il bello. Questa tipologia di progetti ha un meccanismo di finanziamento quantomeno discutibile: il 16,7% del costo totale viene finanziato dalla comunità europea attraverso il consorzio pubblico/privato ARTEMIS. Il restante finanziamento viene erogato dai singoli stati membri, secondo le regole degli stati.

Per fare un esempio: se una azienda francese, una tedesca e una università italiana fanno una proposta di progetto e viene accettata, l'azienda francese viene finanziata dal ministero della ricerca francese secondo le regole francesi; l'azienda tedesca dal ministero tedesco secondo le regole tedesche, e l'università italiana dal ministero italiano con le regole italiane.
(E già qui vi sento che vi scatta qualcosa nel cervello, un segnale di pericolo che vi dice: "ah, ah, finirà male"). 

Si capisce quindi da queste piccole cose come l'unione europea sia in realtà sottoposta a forze centrifughe che la destineranno presto al fallimento totale. Altro che il sogno dei padri fondatori: i sogni si fermano sempre davanti alla porta dei burocrati.

Il finanziamento
Insomma, questo pomeriggio su sollecitazione del coordinatore (francese) apro la Guide for Applicants, per vedere come impostare il budget. "Per sapere la percentuale di finanziamento del tuo paese vai all'Annex 5", mi dice. Ok. 
La faccio breve:
Francia:

Germania:
Repubblica Ceca:
Italia:

Ovvero, siamo quasi i più bassi di tutti (a onor del vero gli Olandesi finanziano questi progetti allo stesso modo). Cioè, se spendo 100 in ricerca industriale applicata, lo stato italiano mi darà 36.3, la UE 16.7. E se dichiaro di fare ricerca di base, la percentuale invece si ferma al 16.7% della UE, perché il ministero ci mette lo 0%.

Cosa ci va nel costo? Sicuramente parte del mio stipendio (che tanto mi paga lo stato italiano, da qui il co-finanziamento). Il resto, saranno contratti e borse di studio a giovani ricercatori. In comparazione, la Germania finanzia le sue Università al 100% per fare ricerca di base; la Francia al 100% per fare ricerca applicata. Bel casino.

Sconforto

Insomma, quello 0% lì mi ha depresso. Perché, vedete, è vero che anche i francesi danno lo 0% per la ricerca di base in questi progetti. E anche gli olandesi finanziano come noi. Però, i francesi e gli olandesi hanno altri programmi nazionali di finanziamento alla ricerca di base più o meno ricchi. Per non parlare degli inglesi.

Un mio collega inglese mi ricorda sempre che un programma inglese finanzia il doppio di un equivalente programma UE e richiede la metà dello sforzo amministrativo e burocratico. E io gli rispondo sempre: "beati voi che avete programmi di ricerca nazionali. Perché da noi i programmi di ricerca semplicemente non esistono" (a meno di voler considerare programmi di ricerca il PRIN e il FIRB).

Non so ancora se completerò la proposta. Ci dormo su e domani mattina decido.


Finale

Dopo questa botta di sconforto, prima di tornare a casa dall'ufficio leggo un po' di notizie in giro e trovo questo.  E, giuro, mi veniva da urlare.
E' vero, Francesco: sono incredibilmente scarsi.

4 commenti:

  1. Non si tratta di cattiva volontà, ma solo d'incompetenza. Nel nostro paese, l'incompetenza è un fattore istituzionalizzato;
    e, ad una nazione che alla capacità ed alla preparazione finisce sempre per preferire il nepotismo e il clientelarismo, a qualsiasi livello, ben s'addice un magliaro come capo.
    Rassegnati.

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  2. E tuttavia capitano cose come queste: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Ricerca-italiana-primo-microchip-che-isola-cellule-tumorali-nel-sangue_311851194795.html

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  3. Vi segnalo anche:
    l'articolo di Peppe Liberti;
    Questo articolo di Repubblica (per quanto probabilmente impreciso nei numeri e antigovernativo a prescindere);

    Sì, è vero, l'Università italiana ha delle punte di eccellenza straordinaria, così come di abisso straordinario. Ma non vorrei iniziare un altro lungo pippone sui problemi e i punti di forza dell'università. Magari per un prossimo post.

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  4. Sia detto a prescindere da tutto: capisco la tua stizza.

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