domenica 18 luglio 2010

Ricchezza e egoismo?

Perché non si dica che me la prendo sempre con i soliti Panebianco e Galli della Loggia: quest'ultimo ha scritto un pezzo notevole sul corriere, come apprendo da Luca e Francesco, che si sono sentiti di commentare.

Per conto mio, credo che una certa tendenza a pensare al proprio esclusivo interesse sia propria del ricco di ogni paese, e in effetti è vero che in ogni dove la destra rappresenti meglio l'individualismo, mentre la sinistra rappresenti meglio il socialismo (o la socialità se non vi piace la parola precedente). Per restare nel campo dei comportamenti economici, ad esempio, sembra siano in maggioranza i ricchi a non pagare i debiti sui mutui in USA.

Bisogna però dire che, mentre in altri paesi tale egoismo si manifesta per lo più entro i binari della legalità (perlomeno apparente), in Italia il concetto di legalità è talmente variabile, flessibile, evanescente, da non rappresentare alcun ostacolo o freno etico/morale al raggiungimento dei proprio obiettivo di arricchimento ad ogni costo. Ha ragione Galli della Loggia: la storiella che se le tasse fossero più basse ci sarebbe meno evasione è appunto una storiella, una favoletta a cui nessun italiano "furbo" potrebbe mai credere.

Quello che non dice però, è che i poveri si comportano esattamente come i ricchi. Se vuoi arricchirti, dopotutto, non devi far altro che seguire l'esempio di chi ci è già riuscito. E allora non è solo il professionista di grido, o l'imprenditore senza scrupoli ad evadere, ma anche l'idraulico squattrinato, il fruttarolo sotto casa, il muratore a cottimo. Ed è per questo che non abbiamo alcuna classe dirigente all'altezza in questo paese, né di ricchi, né di poveri: perché i poveri sono solo dei ricchi più sfigati.

E così, in questo tourbillon di illegalità, paga chi è costretto: il dipendente, quello che non rientra nello studio di settore, quello che prima o puoi può scaricare (e solo per la cifra che gli permetta di rientrare appena appena negli studi di settore, e non di più). E digrigna i denti, e si lamenta, e minaccia scioperi delle tasse, che non se ne può più di questo stato ladrone.

E sì, ci sono anche gli onesti, le silenziose moltitudini di Einaudi, ma di solito non godono di buona reputazione presso i colleghi, e prima o poi finiscono per cadere nei folli ingranaggi della burocrazia italica, fatta apposta per acchiappare gli onesti che sgarrano una sola volta nella vita. E passano la loro esistenza a rimpiangere amaramente la loro maledetta natura di persone per bene: loro proprio non sanno truffare perché gli si leggerebbe in faccia, mannaggia.

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