martedì 20 luglio 2010

L'export italiano

L'export italiano non è solo moda, gastronomia, enologia. Non è solo e sempre l'"Italian Style" ad essere esportato. I politici e i media, da anni, esaltano sempre le stesse cose: le scarpe fatte a mano dal vecchio artigiano, le stoffe pregiate, i jeans di Rosso. Da parte mia, massimo rispetto per questi artigiani, per questi capitani d'industria che riescono a far soldi con l'"Italian Style".

Ma perché nessuno parla mai dell'industria meccanica italiana? In Italia si fanno splendide macchine a controllo numerico, macchine e robot per l'industria manifatturiera. E le macchine italiane si esportano benissimo, come si legge qui, tanto da contribuire in maniera fondamentale alla ripresa. Macchine, tecnologia, ingegneri: anche questo è made in Italy. Solo che si tratta di arida tecnologia, non arte ed emozione. Sarà per questo che i giornali e le TV non ne parlano mai? Sarà per questo che ci fanno leggere sempre i soliti articoli sull'artigianato delle scarpe e delle sciarpe?

E invece, guarda un po', abbiamo ottimi ingegneri, li abbiamo sempre avuti. Facciamogli un bell'applauso di incoraggiamento, dai.

(e abbiamo anche ottimi ingegneri elettronici e informatici, ve lo assicuro, solo che non trovano ancora un'ambiente industriale all'altezza...)


(Hat tip: Phastidio)

3 commenti:

  1. Bell'articolo, mi trovo completamente d'accordo.
    In Italia la cultura tecnico-scientifica è sempre stata ritenuta di serie B (la riforma Gentile ne è un esempio) e oggi anche, basta vedere come sono inquadrati tanti ingegneri nel mondo del lavoro.
    Per non parlare poi dell'inesistenza, in Italia, della carriera tecnica; studiare, migliorarsi, specializzarsi è inutile, devi passare a fare il commerciale, altrimenti sei ritenuto sempre la stessa figura, pagata 1000 euro/mese quando va bene.
    Ciao!

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  2. Parlo nel mio piccolo, ingegnere ferroviario ex Finmeccanica (Ansaldo), ora lavoro per un'azienda giapponese.

    Tralasciando che in Italia abbiamo la seconda azienda di segnalamento ferroviario del mondo, Da queste parti (a Tokyo) nessuno parla mai delle aziende "tecnologiche" italiane, ma intanto i pannelli delle stazioni in Giappone li fa un'azienda di Udine, e i nostri progetti in India usano sistemi di comunicazioni italiane.

    Per dire, eh.

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  3. Grazie ragazzi. Orgoglio ingegneristico! Forse è meglio che non parlino mai degli ingegneri italiani: per lo meno la politica li lascia in pace...

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