giovedì 29 ottobre 2009

Pubblico o privato - I

Un mio collega ricercatore è appena tornato da un (lungo) periodo di lavoro a Stanford. Mi raccontava del famoso "ponte" di San Francisco, gestito da privati, con pedaggio a pagamento. A causa della crisi, meno gente va a lavoro in macchina, quindi meno gente paga il pedaggio. Di conseguenza, i gestori del ponte, per recuperare i minori introiti, hanno aumentato il prezzo del pedaggio.

Ergo, chi ha un lavoro dall'altra parte della baia è costretto a pagare un costo maggiore per avere lo stesso servizio (il ponte), semplicemente perché c'è la crisi.

Se il ponte fosse stato gestito dallo stato della California, o dalla città di San Francisco, forse il costo della crisi sarebbe stato distribuito fra tutti (anche fra chi non usa il ponte), ora viene distribuito tra chi è costretto ad usarlo.

Mi/vi faccio due domande:
1) Secondo voi, se finisce la crisi quali sono le probabilità che il prezzo si riabbassi?
2) Secondo voi, quale sarebbe il modo più giusto di affrontare il problema? Pubblico o privato?

Rispondete pure senza paura!

18 commenti:

  1. (avevo scritto un commento ma temo si sia cancellato. Provo a riscriverlo)

    1) Secondo me si abbassera: basta chiedersi perché nel periodo pre-crisi il prezzo non era alto come ora: non di certo perché i proprietari del ponte erano meno assetati di denaro. Semplicemente conveniva così. Se lo condizioni torneranno "normali" il prezzo tornerà normale.
    (per capire "perché" dovrebbe tornare normale avrei bisogno di più informazioni, ad esempio se le persone hanno un altro mezzo per passare da una parte all'altra del ponte, oppure a che fascia di reddito appartengono le persone che comunque l'utilizzano, quante l'utilizzavano prima e quante ora, ecc.)


    2) Nulla ci garantisce che un servizio pubblico costi più di uno privato, anzi: il privato entra in regime di libero mercato e deve salvaguardare i suoi interessi attirando i clienti (attirare clienti=guadagnare)->i clienti vengono attirati se il servizio è di loro gradimento.

    il pubblico non ha problemi a buttare soldi nel cesso, tanto i soldi non sono i suoi -> il pubblico potrebbe continuare ad agire in perdita -> agire in perdita vuol dire non soddisfare i clienti o abbastanza clienti (cioè non essere competitivi) -> il settore pubblico non è incentivato a soddisfare i clienti (questo vuol dire che il prezzo potrebbe essere più alto, o il servizio peggiore: cosa importa? I soldi arrivano comunque. Anzi quando un servizio non funziona si richiedono sempre altri soldi allo stato. Mi vien da pensare che in regime pubblico non funzionare bene paga)


    Inoltre io non credo che pagare poco (o nulla) possa essere sempre positivo. Ecco il ragionamento:

    far pagare alla gente per un bene x disincentiva la gente ad usare il bene x -> aumentando il prezzo alcuni casi al limite non useranno il bene x;

    i proprietari del ponte sono incentivati a tenere il traffico basso-> se le macchine scorrono più persone possono utilizzare il ponte, i proprietari guadagneranno di più

    Non mi sembra strano immaginare che rendendo gratuito l'utilizzo del ponte si crei più traffico. Traffico vuol dire perdere tempo; per molte persone il tempo ha valore; molte persone sarebbero disposte a spendere x euro in più per guadagnare tempo;
    in un certo senso quando paghiamo per il pedaggio paghiamo anche per non perdere tempo in inutili code.
    Quindi non è detto che non pagare il pedaggio voglia dire -attraversarlo gratis-. Potrebbe voler dire -rimetterci sotto qualche altro aspetto. Bisogna tenerne conto..

    Un'altra considerazione:
    è giusto che x debba pagare per un bene che non usa e che non ha intenzione di usare? È possibile immaginare che x si sia sbattuto per trovare un lavoro "al di qua" del ponte; per quale motivo dovrebbe pagare per gli altri che invece non si sono impegnati?

    RispondiElimina
  2. quindi, se non si fosse capito, io sono per il privato : D

    RispondiElimina
  3. Ciao Vaal,

    grazie per il lungo commento! Sì, si era capito che a te piace il privato! Ti invito a fare le seguenti considerazioni aggiuntive:

    1)
    Questa è la San Francisco Bay area.
    Come vedi non ci sono tantissimi ponti, e sono abbastanza distanziati fra di loro. Sinceramente non so se siano tutti a pagamento, se li gestisca una sola società o molte, non so neanche a quale ponte si riferisse esattamente il mio amico.
    Fatto sta che scegliere un ponte piuttosto che un altro non è come comprare la Coca Cola o la Pepsi. Scegliere un altro ponte significa fare un giuro più lungo, con aggravio di costi, e di tempo (anche per colpa del traffico). I lavoratori non hanno quindi la possibilità di scegliere a parità di condizioni.

    2) Non ho ben capito perché secondo te il prezzo dopo la fine della crisi dovrebbe scendere. A parte il fatto che non ho capito perché il prezzo durante la crisi è salito (o meglio, forse l'ho capito, ma non ho capito perché fosse più basso prima). Evidentemente c'è qualche cosa di cui ne io ne te siamo a conoscenza, che influenza il prezzo. Spero per tutti che tale "cosa" faccia abbassare il prezzo dopo la crisi!

    3) Non sarei così frettoloso nel dire che se io non prendo il ponte, è giusto che non paghi.
    Il ponte potrebbe avere utilità pubblica ampia e io potrei usufruire dei benefici del ponte indirettamente, anche se non lo passo mai.
    Supponi che ci sia una pizzeria che fa delivery e che sta dall'altra parte del ponte. Se non ci fosse il ponte, o se ci fosse ma fosse troppo caro, il costo mi sarebbe caricato sulla pizza, rendendomi sconveniente l'acquisto. Dovrei accontentarmi di acquistare pizza solo da pizzerie che stanno dal mio lato della baia, oppure accettare di pagare tale costo sulla pizza.

    Per andare oltre l'esempio specifico: un ponte a basso costo sarebbe un vantaggio per l'economia in generale, favorirebbe gli scambi e il movimento, aumenterebbe il PIL, quindi ne beneficerebbe la società e quindi indirettamente anche io.

    Che ne dici?

    ---------------

    PS: io sono nel mezzo; in certe cose meglio il pubblico, in certe cose meglio il privato. In questo caso, non so.

    RispondiElimina
  4. 1) "I lavoratori non hanno la possibilità di scegliere a parità di condizioni" questo in effetti non avviene quasi, e non è un problema. Non mi sembra strano che un ponte situato in una zona "comoda" costi di più: in effetti vuol dire che sta facendo risparmiare alla gente un certo tratto di strada. Non vedo nessun problema in questo : D

    2) capire perché i prezzi si muovono in un certo modo è abbastanza difficile, perché vorrebbe dire comprendere il meccanismo d'azione di migliaia di persone. Si può provare ad abbozzare una teoria solo a conoscenza di molte informazioni, che in effetti non abbiamo.
    Per l'appunto l'unica cosa ovvia è che se i prezzi prima non erano così alti un motivo ci sarà. Provo a fare un esperimento mentale, giusto per verificare che una condizione del genere è ipoteticamente possibile:

    Situazione pre crisi: il costo è 1 euro e 100 persone attraversavano il ponte. Gli imprenditori hanno notato che aumentando il prezzo a 2 euro oltre 51 persone avrebbero preferto un altro ponte, quindi ci avrebbero perso.

    (scusa knulp, ho un contrattempo e non posso continuare. Vorrei copiare il messaggio su un file txt ma incredibilmente la funzione copia non va né con mouse né con tastiera :-s

    Pubblico il commento e conto di completarlo domani o stanotte.)

    Ciao!

    RispondiElimina
  5. Recentemente mi stanno iniziando alla scuola austriaca (*) per cui sto cominciando a vedere il privato come la scelta migliore *sempre* (a meno di monopoli artificiali...)

    (*)
    http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0945466358/economicforre-20

    RispondiElimina
  6. 1) "I lavoratori non hanno la possibilità di scegliere a parità di condizioni" questo in effetti non avviene quasi, e non è un problema. Non mi sembra strano che un ponte situato in una zona "comoda" costi di più: in effetti vuol dire che sta facendo risparmiare alla gente un certo tratto di strada. Non vedo nessun problema in questo : D

    2) capire perché i prezzi si muovono in un certo modo è abbastanza difficile, perché vorrebbe dire comprendere il meccanismo d'azione di migliaia di persone. Si può provare ad abbozzare una teoria seria per il caso specifico solo a conoscenza di molte informazioni, che in effetti non abbiamo.
    Per l'appunto l'unica cosa ovvia è che se i prezzi prima non erano così alti un motivo ci sarà.

    Provo a fare un esperimento mentale, giusto per verificare che una condizione del genere è ipoteticamente possibile. L'unica premessa che dobbiamo considerare è: gli imprenditori vogliono guadagnare il più possibile. Non c'è bisogno di altro.

    Situazione pre-crisi: il costo è 1 euro e 100 persone attraversavano il ponte. Gli imprenditori hanno notato che aumentando il prezzo a 2 euro oltre 51 persone avrebbero preferto un altro ponte, quindi ci avrebbero perso. Ovviamente diminuendo il prezzo aumenterebbero le persone, ma anche questo potrebbe non convenire: se fissare il prezzo a 0.5 euro per persona invoglierebbe più di 100 persone aggiuntive (quindi più di 200 in totale) ad attraversare il ponte il prezzo sarà fissato a 0.5, ma se ne invoglia di meno gli imprenditori perderanno. Gli imprenditori avranno fatto i loro calcoli e avranno visto che il prezzo giusto è 1 euro.


    Crisi: molte persone non utilizzano più il ponte. Forse quelle che lo utilizzano ora sono le fasce a reddito più alto, ma non è essenziale pensarlo. Ammettiamo che meno di 50 persone utilizzino il ponte. Ad esempio 40 persone ora utilizzano il ponte, il prezzo viene raddoppiato e il guadagno è di 80 euro. Come sopra non conviene alzare di più il prezzo perché potrebbero perdere ancora di più. Ma questa è una condizione nella quale, nonostante il prezzo sia stato raddoppiato, i guadagni sono inferiore alla situazione pre crisi.

    Post-crisi: ammettiamo che tutte le 60 persone che durante la crisi erano "scomparse" tornino ad utilizzare il ponte. Se la situazione è come quella pre-crisi è abbastanza facile capire che molti, trovandosi con il prezzo raddoppiato, cambieranno ponte, proprio come sopra. Agli imprenditori non conviene neanche tenere il prezzo a 2 euro per soddisfare 40 persone: finché le persone che sono disposte a pagare 2 euro sono meno di 50 conviene abbassare di nuovo il prezzo ad 1 euro e invogliare i clienti ad utilizzare il ponte ALLO SCOPO DI (come sempre) guadagnare di più.

    Questo è un esempio ipotetico. Ci possiamo basare quindi sulla conoscenza che, IDEALMENTE: se durante la situazione pre-crisi il prezzo era fissato ad x vuol dire che x era il prezzo giusto. Se la situazione ritorna uguale il prezzo si fisserà di nuovo ad x.

    RispondiElimina
  7. 3)

    -non vedo il problema: se la pizza è così buona nella regione oltre il ponte e sei disposto a pagare prezzi aggiuntivi, bene, altrimenti ti compri una di quelle orrende pizze preponte : D
    Quando si ordinano dei libri dall'altra parte del mondo non si pretende mica che il costo del trasporto sia gratis.
    Il fatto che io desideri ricevere libri gratis (o senza spese di spedizioni o spese-ponte) non vuol dire che ciò sia possibile o sia giusto. Io desidero molte cose : p

    -"Un ponte a basso costo sarebbe conveniente per l'economia generale" questo sempre ammettendo che lo stato sia interessato a tenere basso il costo del ponte. Non trovo nessun motivo per cui debba andare così.

    -il fatto che tu beneficii "indirettamente" di un bene non vuol dire che sia obbligato a pagarlo. Tu potresti non volere quel beneficio. Esempio: io dipingo il mio palazzo di blu per rendere tutto il quartiere più attraente. Posso obbligare i miei vicini a pagarmi per questo servizio? Se non ci sono contratti precedenti tra noi, ovviamente no. (e, ovviamente, non ci sono contratti tra x e lo stato)


    Perdonami la lunghezza del post. Dimmi cosa ne pensi, ciao!


    (ps: con firefox la funzione copia-incolla non funziona nella finestra dei commenti. Capita solo a me? : s)

    RispondiElimina
  8. x hornir:

    Friedman nel libro "l'ingranaggio della libertà" affronta il problema dei monopolii artificali con molta chiarezza. Maurizio Colucci trascrive qui quella parte --> http://lumerinnovato.blogspot.com/2008/01/il-monopolio-pubblico-e-privato.html

    ho pensato che forse potrebbe interessarti : )

    Ciao!

    RispondiElimina
  9. Ciao, ho cambiato la modalità per postare commenti, vediamo se adesso funziona meglio!

    @vaal: mi interssa questo esperimento mentale.

    Supponiamo ci siano 2 ponti a distanza di 10 Km l'uno dall'altro, chiamiamoli PA e PB, gestiti dalle società A e B. Supponiamo di partire da condizioni uguali: il passaggio sui due ponti costa 1 euro.
    I cittadini che devono passare sul ponte per ragioni di lavoro sceglieranno ognuno il ponte più vicino, per comodità. Supponiamo che siano 100 per PA e 100 per PB. Ogni giorno A e B guadagnano 100 euro a testa.

    Per un cittadino che passa da PA, passare da PB costerebbe 2 euro in più fra benzina e tempo sprecato nel traffico.

    Quindi, per la società A c'è un margine (piccolo o grande non so) per aumentare il prezzo. Infatti, se aumenta il prezzo a 1.10, probabilmente continuerà ad avere 100 clienti, perché i suoi clienti continuano a trovare molto più sconveniente passare da PB. Evidentemente, 1 euro non è il prezzo giusto. Supponiamo che A faccia questo aumento.

    Ora, alla società B non sono mica fessi. Perché non dovrebbero aumentare? Anche 1.20 andrebbe ancora bene, no? Il differenziale con l'altra soluzione rimarrebbe alto (1.90). I propri clienti troverebbero sconveniente spendere 3.10 invece di 1.20. Quindi, via con l'aumento a 1.20.

    Tornando da A, anche A adesso può aumentare un altro po'. E così via.

    Come dici tu, ad un certo punto si troverà l'equilibrio, che sta bene a A e B, e ad occhio sarà maggiore di 2 euro. Alzarlo troppo non conviene, perché la gente troverebbe addirittura sconveniente andare a lavorare e comincerebbe a trovarsi un lavoro che non richieda la "tassa" di attraversamento del ponte.

    Ad occhio, però, ho come l'impressione che il prezzo in questo caso sia parecchio più elevato che una gestione che abbia come obiettivo la semplice copertura dei costi. Naturalmente, nel caso di gestione pubblica bisogna tener conto che ci sono problemi legati al servizio un po' meno efficiente, e ad eventuali corruzioni e ruberie.

    Ma io non credo che le ruberie siano inevitabili nel pubblico! Sarà che essendo dipendente pubblico vedo la cosa dall'altra parte della barricata!

    Cos'è che non torna nel mio ragionamento?

    RispondiElimina
  10. Vaaal, quel libro di Friedman è uno dei prossimi che il mio iniziatore al libertarismo a piazzato sulla mia scrivania... :)

    Una delle cose che più mi ha colpito leggendo Callahan (il libro che avevo linkato) è che il prezzo delle cose non è (non deve essere? non *può* essere? è sbagliato pensare che sia!) basato sui costi (e.g. di manutenzione del ponte) ma sul valore che il bene/servizio offerto ha.

    E questo, volendo riassumere enormemente, quel che c'è di sbagliato nel ragionamento di Knulp?

    RispondiElimina
  11. Ciao Knulp. Il ragionamento è molto interessante, ma non capisco cosa dimosttrerebbe. Infatti non è detto che il guadagno dell'imprenditore debba coprire unicamente i costi (e fornirgli un magrissimo netto). Il suo guadagno reale potrebbe anche essere bello grosso: quando l'imprenditore inizia una attività assume dei rischi e immagina di poter guadagnare una certa fetta; se gli viene impedito di guadagnare questa attività non viene aperta, creando svantaggi per tutti quelli che l'avrebbero usata.

    Considerazione numero due: il tuo ragionamento porta ad alcune difficoltà perché consideri i due blocchi di persone come praticamente identici al loro interno, quindi ad esempio quelli più vicini a PA continueranno TUTTI ad utilizzare PA finché il prezzo è un tot; appena superato questo prezzo TUTTI andranno verso PB. Cosa troppo semplicistica, è come se tutte le 100 persone di PA fossero una sola persona. (non che una analisi del genere non possa essere fatta, e io ci ho provato, e ho avuto delle difficoltà, ma non ci serve poi a molto)
    Nella realtà anche minime modificazioni di pochi centesimi possono far avvicinare o allontanare clienti, quei cosidetti clienti sul margine che ad esempio userebbero il ponte una volta di più al giorno (per motivi futili, magari) se il prezzo fosse più basso di 50 cent.

    Comunque per continuare l'esempio, mi sa che in quel caso (semplificato cioè con 2 clienti, uno più vicino a PA e l'altro più vicino a PB) la soluzione più conveniente per l'imprenditore è fare prezzi diversi per le due persone, facendo uno sconto per quello più lontano. Non vorrei dire una stronzata ma mi sembra che i prezzi continuerebbero ad oscillare :-s (no, non ne sono per niente sicuro)

    Comunque ricorda che prezzi troppo alti incentivano outsider ad inserirsi sul mercato. Questo è un meccanismo essenziale che abbassa i costi facendoli avvicinare a quelli di produzione e gestione, per quanto possibile.
    Questo meccanismo può essere inceppato dal sistema statale, che può impedire una libera concorrenza attraverso diverse misure politiche. Es. è quello del rilascio di licenze per poter esercitare una professione, cosa che blocca la concorrenza e di conseguenza alza i prezzi (se volete un esempio, pensate alle licenze per guidare i taxi. I prezzi potrebbero essere più bassi, ma le licenze vengono rilasciate solo sotto cospicuo pagamento [in america, e prob. anche in italia] disincentivanto privati ad iniziare l'attività. Ma ci sono esempi in qualsiasi cosa, qualsiasi. Per fare ogni stronzata si devono sostenere così tanti costi statali che i privati sono disincentivati a fare qualsiasi cosa [e ciò è uno svantaggio netto per i consumatori]). Il monopolio artificiale quindi può essere creato e sostenuto solo dallo stato.



    Hronir ha ragione, il prezzo giusto non è basato sul costo di produzione, ma sul valore che il bene ha per i clienti (ma sinceramente non sono convintissimo delle definizioni, e anche questa definizione di prezzo "giusto" mi sembra ambigua. Diciamo che è il prezzo -che deve essere- lasciando che le persone si comportino come meglio credano. Ora sì).


    (per capire che il prezzo giusto non è quello di produzione, immagina che il mio lavoro consista nello svuotare e riempire una buca per un anno, alla fine del quale riesco ad ottenere una pietra. Questa pietra può "costare" qualche miliardo di euro (che è il costo della mia fatica)? Ovviamente no!)


    Anche se non ho dato seguito all'esperimento mentale che io stesso ho iniziato spero di essermi spiegato ^^
    Ciao!

    RispondiElimina
  12. Nonostante in questo periodo di letture libertarie mi senta molto libertario, anche se con riluttanza e molto poco convinto, vorrei far notare a Vaaal che nel caso del ponte potrebbero sollevarsi proprio dubbi di libertà di (accesso al) mercato e monopolio: quanto può alzare i prezzi il gestore del ponte, prima che diventi conveniente per un altro imprenditore... costruire un nuovo ponte?

    RispondiElimina
  13. ciao hronir, non sono sicuro di aver capito per bene cosa intendi.

    Un imprenditore trova conveniente iniziare una attività x quando vede che può guadagnare; per guadagnare ha bisogno dei soldi della gente; per avere i soldi della gente deve offrire servizi migliori di quelli già esistenti; un imprenditore inizierà una nuova attività quando l'offerta attuale permette all'imprenditore di inserirsi, e cioè quando (secondo i suoi calcoli) le persone preferirebbero avere (e pagare per) un bene x diverso da quello esistente. Per questo, anche senza concorrenza, i gestori di un bene x non possono esagerare con i prezzi o abbassare troppo la qualità, perché richierebbero di incentivare outsider ad inserirsi nel mercato.

    Dov'è la mancanza di libertà di accesso al mercato? Intendi forse dire che per essere imprenditore devi avere soldi, e non tutti li hanno, e che questo limita la libertà delle persone ad essere imprenditori? Non credo che tu intenda questo, quindi puoi specificare meglio?

    RispondiElimina
  14. @vaal:
    suppongo che hronir voglia dire questo:

    Il mercato dei ponti è un mercato molto particolare, perché sussistono queste 3 condizioni particolari:

    1) Per il cliente, scegliere un ponte oppure l'atro non è indifferente. Cambiare scelta implica un costo. Quindi, perché un cliente cambi ponte ci deve essere un vantaggio "consistente", altrimenti non riesce a coprire il costo aggiuntivo del cambio

    2) Supponiamo di essere titolare di una società C che vuole inserirsi nel mercato. Poiché costruire un ponte costa tantissimo, lìimpresa è molto rischiosa. Infatti, C deve inserirsi in un mercato dove ci sono già due concorrenti, probabilmente agguerriti; deve investire tantissimo per costruire una cosa gigantesca come un ponte; deve inserirsi a un prezzo concorrenziale, ed essere disposto a subire il contrasto esercitato dai due concorrenti già nel mercato (che faranno una guerra dei prezzi iniziale per non farsi "rubare" la clientela). Il rischio di non rientrare nell'investimento è elevato, e il pareggio del bilancio avverrà dopo molte decine di anni. Ritengo che, affinché un nuovo concorrente decida di entrare con un nuovo ponte, A e B devono proprio tirare la corda tantissimo!

    3) Il mercato sembra proprio essere un oligopolio, come da manuale di economia. E' ben risaputo che l'oligopolio non è un buon mercato, perché il rischio che gli oligopolisti si mettano d'accordo per tenere i prezzi alti è molto elevato.
    Naturalmente, è chiaro che A e B non possono tirare la corda all'infinito, se no si restringe il mercato. Però possono tenere i prezzi belli alti!

    Ora io non sono un tifoso sfegatato del pubblico. Negli esempi che fai ad esempio (le licenze per i tassisti e i farmacisti) io sono assolutamente a favore delle liberalizzazioni. Non ha senso tenere un mercato sotto controllo in quel modo.

    Il caso del ponte però è diverso. Qui il mercato è un po' asfittico, concordi?

    Considera questo altro esperimento mentale:
    I cittadini della città in cui si trovano i due ponti decidono di associarsi, fondare una società e versare delle quote. Essendo in tanti, la quota verrà abbastanza ragionevole.
    Decidono loro di costruire un ponte, e di mantenere i prezzi bassi. Infatti, loro non sono interessati a guadagnarci: il ponte per loro è un costo, e il loro obiettivo è di tenerlo il più basso possibile.
    Naturalmente, ci sono i cittadini che non hanno bisogno del ponte: loro potrebbero non voler partecipare. Però, gli altri potrebbero anche proporre loro un "patto": i) se contribuiamo tutti, la quota sarà inferiore ii) se un giorno avrai bisogno del ponte, ce lo avrai a un prezzo ragionevole, iii) se bisogna fare un altro lavoro che serve a te ma non a noi, contribuiremo anche noi.

    Avrai notato che questo approccio è molto simile all'approccio "pubblico".
    Che c'è di male, se i cittadini firmano questo "patto"? Renderebbero il "mercato" più equilibrato, non credi?

    Certo, c'è il problema della corruzione, inefficenza, ecc. Ma secondo me non è inevitabile. Si possono prevedere premi per quelli che si comportano male, punizioni per quelli che non rendono abbastanza.
    In fondo, che differenza c'è fra una società privata ad azionariato diffuso, e la società "pubblica" che ti ho appena descritto?

    RispondiElimina
  15. Più i punti 2 e 3 che l'1, ma sì, Knulp ha reso bene quel che intendevo. In particolare io pensavo al fatto che di ponti non se ne possono costruire quanti se ne vuole e che di ponti (con tutti i vantaggi che ci possono essere a costruirlo proprio e non poco prima o poco dopo) ce ne può essere uno solo...

    RispondiElimina
  16. certo, aprire una fabbrica di caramelle è più facile che aprire un ponte, e comporta dei rischi maggiori e per questo il costo ne risentirà. Ma questo vale per molti servizi che, nonostante tutto, vengono forniti comunque. Nella S. Francisco Bay Area ci sono ben 4 ponti, e immagino ce ne possano essere di più se non ci fossero restrizioni governative e tasse che disincentivano i privati.
    Il mercato non è propriamente un oligopolio. Il "mercato dei bar" non è un oligopolio, perché ci sono molti bar anche molto vicini tra di loro. Questo rispecchia il desiderio umano. Si crea un monopolio con un solo fornitore di un certo bene semplicemente perché, evidentemente, questo fornisce servizi migliori ai prezzi più bassi, senza lasciare spazio a esterni per inserirsi. Che male c'è? Vuol dire semplicemente che questo imprenditore sta facendo benissimo il proprio lavoro (non conosco neanche un caso di monopolio naturale. Tutti i monopolii che conosco riguardano lo Stato)

    È vero, un certo tipo di ponte in un posto particolare avrà un vantaggio particolare, è ciò è giusto: trovarsi in un buon posto vuol dire fornire servizi migliori (perché, per definizione, è un "buon posto", ad esempio perché la gente vi è più vicina), e non vedo motivo per cui il proprietario non debba far pagare questo beneficio in più.

    Come spiega Friedman i cartelli monopolistici non riescono mai nel loro intento. I cartelli soffrono di
    a) tradimento: i privati si mettono d'accordo nel richiedere uno stesso prezzo ma nella pratica offrono sconti sottobanco, prezzi di favore per accaparrarsi più clienti del proprio compagno di cartello
    b) esterni, che si inseriscono nel mercato
    I cartelli hanno la capacità di sbriciolarsi, ed è ciò che è accaduto puntualmente (il ragionamento è approfondito nel link sul sito di Colucci che ho messo sopra)

    Per il 2o esperimento mentale:

    devi specificare un punto importante. I cittadini che non vogliono partecipare verranno costretti a pagare per il "bene comune" del ponte?
    Se la risposta è sì, non posso essere d'accordo, ed ecco le mie motivazioni.
    motivazione libertaria: non puoi costringermi a fare qualcosa, ciò che è "bene comune" per te potrebbe non esserlo per me. Ciò che è "giusto" per tutte le persone tranne me non è detto che sia giusto.

    motivazione economica: quante devono essere le persone che non sono d'accordo per essere costrette a pagare? Una? Due? Cento? O appena meno della metà? Se pensiamo che i prezzi siano dei segnali dobbiamo iniziare anche a pensare che, se non raggiungiamo la cifra adatta, vuol dire che quel servizio non vale abbastanza per noi.
    Ammettiamo infatti che il ponte costi 15 euro per persona. Io calcolo che quel ponte mi farà guadagnare 10 euro: mi sembra ovvio che io non voglia partecipare, semplicemente perché quel ponte non vale abbastanza per me, e quindi non val la pena di essere costruito.
    In regime di libero mercato vengono costruite solo strutture che danno un reale beneficio alle persone; come sappiamo, nel pubblico vengono costruiti molti servizi particolarmente inutili, perché non utilizzano il sistema di segnali che è il denaro, creando quindi beni che costano più di quanto non diano.

    RispondiElimina
  17. Se invece pensi che bisogna semplicemente "convincere" i cittadini a partecipare alla costruzione del ponte, non vedo il problema: si comportano come una cooperativa di privati, e ben venga.



    Infine, una considerazione: la maggior parte degli economisti pensa che in alcuni casi la tassazione possa funzionare meglio del privato, e questo è il caso dei beni pubblici. In regime di libero mercato i beni pubblici non riescono ad essere forniti perché è difficile far pagare le persone per usufruirne. Comunque, questo non è il caso del ponte (il cui ingresso può essere fatto pagare senza problemi) e, comunque, è una discussione che va al di là del punto in questione.

    "Certo, c'è il problema della corruzione, inefficenza, ecc. Ma secondo me non è inevitabile. Si possono prevedere premi per quelli che si comportano male, punizioni per quelli che non rendono abbastanza."

    Infatti io penso che l'unico motivo per cui lo stato non va completamente in sfacelo è che ci sono questi sistemi di feedback "amatoriali". Ma io credo che il miglior sistema di feedback sia quello del denaro, perché segnala in maniera inoppugnabile il desiderio della gente; gli altri non possono che esserne una versione ristretta.
    Mi viene in mente il sistema di votazione del servizio pubblico proposto (e attuato? Boh) da brunetta, del tipo che il "cliente" di un servizio pubblico all'uscita dall'edificio poteva giudicare il servizio ottenuto.
    Ovviamente in un sistema di libero mercato questo feedback è una barzelletta, perché servizi che non offrono "abbastanza" vengono semplicemente esclusi dal mercato. Mi vengono in mente diverse tattiche, invece, per eludere questo sistema di votazione, e anche diverse motivazioni per cui questo sistema non è efficiente.



    (DIOSANTO ma come faccio a essere così prolisso!?)


    ultimissima considerazione: ammettiamo che un sistema coercitivo abbia strumenti per fornire risultati migliori di un sistema libero. Io credo che ciò sia possibile. Altresì non vedo alcun incentivo per cui questo potere debba essere usato in maniera positiva. Lo stato non è un dio che, potendo disporre di un potere enorme, lo sfrutti nel migliore dei modi per compiere "azioni positive".

    Ciao : )

    RispondiElimina

I commenti vengono gestiti tramite Disqus. Siete pregati di autentificarvi prima di commentare.