venerdì 11 settembre 2009

Follie

Non è facile sposarsi in Italia...


[...]
Se ci riflettete la cosa non ha, per davvero, il minimo senso logico.

Stiamo ad una storia di cui ho sentito parlare. Lui americano, qui come docente, visiting professor in una delle tanti sedi universitarie americane a Firenze; lei tosco-italica. Si innamorano, si vogliono sposare.

Lui però non ha intenzione, per il momento, di venire ad abitare in Italia.

Perchè, quindi, in nome della ragione, avrebbe dovuto chiedere il permesso di soggiorno?

Nozze fissate per i primi di Settembre, transumanze familiari da mezza Italia e da mezzo mondo ( lui ha parenti sparpagliati tra due o tre continenti).

Matrimonio annullato dal Comune, a pochi giorni dalla data fissata con gli sposi che lo vengono a sapere per caso, dal fiorista, avvisato dal messo comunale.


Se leggete i commenti del post, si ripropone l'eterna tiritera, destra contro sinistra, con i primi che accusano i secondi di essere "catto-comunisti", i secondi che poco-ci-manca, mandano a cagare i primi con l'accusa di fascismo. In pratica: indipendentemente dal "contenuto" della legge (o della notizia), la legge viene considerata buona o cattiva a seconda di chi l'ha fatta. Anche se, a pensarci bene, la regola non ha il minimo senso logico.
Sono nauseato dagli "italiani" (non tutti, ci mancherebbe, ma dall'opinione pubblica, per così dire). Che paese che siamo. Poi, se uno mi domanda "ma che ci stai a fare in Italia?", mi viene sempre più difficile rispondere.

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