domenica 26 ottobre 2014

Statistiche

Vi segnalo un'interessante articolo su ROARS che fa le pulci a una delle tante stime prodotte dagli uffici dell'Unione Europea, e dove si scopre che l'Italia non è l'unico paese dove si tirano fuori numeri a caso, ma questa abitudini di sparare cifre tanto per si riscontra un po' dappertutto.

In questo caso, Barroso avrebbe dichiarato che nel 2105 in Europa ci sarebbe ua carenza di 900.000 lavoratori nel digitale. Davvero? Leggete un po' come salta fuori questo numero...

sabato 13 settembre 2014

Cartolina da Lille

Insomma, come vi ho anticipato, ora io e la mia famiglia viviamo a Lille, nel nord della Francia. Lille è una bella città di circa 200.000 abitanti. Facciamo che ve la mostro con un po' di foto, vi va?

Sono andato a fare un po' di jogging al parco della "Citadelle", non troppo lontano da casa mia. E' molto verde e tranquillo, pieno di jogger. Inaspettatamente, il clima in questi giorni è stato mite, piuttosto piacevole. Ecco una foto panoramica da uno dei percorsi interni alla Citadelle:



Il fine settimana scorso abbiamo partecipato alla Braderie: si tratta del più grande mercatino d'Europa! Una volta l'anno commercianti e semplici cittadini posso esporre liberamente la loro mercanzia, oppure quello che si ritrovano di superfluo in casa, lungo le strade della città. Per darvi un'idea, il comune ha stimato la partecipazione a 2 milioni e mezzo di persone in 2 giorni!

Ecco qualche foto sparsa dell'evento:

C'era anche una fiera con le giostre; e la gente vendeva di tutto
I partecipanti si erano preparati da lungo tempo; alcuni hanno dormito in tenda nel parco
Gente che portava via mobili usati con il carretto
questi avevano allestito una minirosticceria nella fermata dell'autobus
Varia paccottiglia sui banchi, i miei figli sembrano interessati
Un ragazzo faceva di questi capolavori con i palloncini

Un attimo di pausa, e non poteva mancare la birra locale, ovviamente
Il piatto tipico della braderie sono le cozze con le patatine fritte
Eccomi pronto alla scorpacciata (un po' pesantino magari)
Alla fine i gusci si lanciavano nel mucchio: i ristoranti di Lille fanno la gara a chi alla fine avrà il mucchio più alto!


Insomma, niente male no? Prossimamente vi racconto dell'altro...


martedì 9 settembre 2014

Post di servizio

Questo è un post di servizio per chi ancora non lo sa.

Dal primo settembre ho preso servizio come professore all'Università di Lille 1, qui. E quindi sono diventato un dipendente (fonctionnaire) dello stato francese. Si tratta di un posto da professore ordinario, quindi è uno scatto di carriera verso l'alto rispetto al posto che avevo alla Scuola Sant'Anna.

Le motivazioni che mi hanno spinto a prendere la decisione di cambiare paese e lavoro sono parte di una storia molto lunga e molto personale, e non so se avrò mai voglia di raccontarla qui. In ogni caso, ci tenevo a farmi sapere che la situazione politico/economica del paese Italia ha giocato un ruolo molto marginale nella mia decisione. Dico semplicemente qui che niente nessuno mi ha costretto ad emigrare per ragioni di lavoro: il lavoro ce l'avevo, molto più che decente, e mi piaceva; con i colleghi mi sono sempre trovato bene, anzi benissimo; Pisa è una bella città; tutti mi volevano bene e io volevo bene a tutti. E quindi, vi prego di non chiamarmi "cervello in fuga": non sono un cervellone, e non sono fuggito.

Detto questo, vengo da un semestre piuttosto duro (concorso + trasloco), e mi aspetta un semestre forse ancora più duro (lezioni in francese, lingua che non parlo ancora tanto bene), e quindi mi sa che i post sui miei vari blog continueranno a latitare ancora per un bel po'.

Ci si rivede in giro!


venerdì 6 giugno 2014

Non posso essere cattolico

Ho letto di questa storia tremenda. Una fossa comune con diversi bambini accanto a una "casa per ragazze madri" in Irlanda. Si tratta di bambini morti tra il 1926 e il 1961, presumibilmente figli illegittimi delle ragazze che venivano ospitate dalle suore. Purtroppo cose del genere sono successe, e non ci si può fare più niente.

Io non sono nessuno per commentare quello che è successo. Non amo giudicare nessuno e per natura sono disposto alla comprensione e perfino al perdono. Di fronte a una cosa del genere mi rattristo un po', ma poi mi passa: c'è tanto male nel mondo, e bisogna pur tirare avanti e guardare ottimisticamente al futuro. Non sono pregiudizialmente anticlericale (almeno credo).

Però. Mi ha colpito una dichiarazione fatta dal segretario della locale arcidiocesi. Dice:
«Non credo possiamo giudicare il passato col punto di vista di oggi, con la nostra lente. Tutto quello che possiamo fare è assicurarci che ci sia un posto adatto, qui, dove le persone possano venire a ricordare i bambini che sono morti».
Sono andato a ricercare la dichiarazione del segretario della congregazione per accertarmi fosse stata tradotta correttamente. Dal Guardian:
Father Fintan Monaghan, secretary of the Tuam archediocese, says: "I suppose we can't really judge the past from our point of view, from our lens. All we can do is mark it appropriately and make sure there is a suitable place here where people can come and remember the babies that died."
E niente, mi sono innervosito.

Ma come! Abbiamo (avete) avuto un papa emerito che per anni ci ha rotto le scatole quasi giornalmente con la piaga del relativismo della morale, a suo dire una delle cause della decadenza odierna! E allora com'è che "non bisogna giudicare con il punto di vista odierno"? In che senso? Non è forse vero che la Morale Cattolica è sempre la stessa e non deve essere relativizzata, nè adeguata ai tempi che cambiano, pena la vittoria del "relativismo"?
Oppure il relativismo è solo quello mio, mentre i cattolici possono relativizzare a piacere?

Ecco perché non potrei mai essere cattolico: non vorrei mai correre il pericolo di trovarmi a fianco di gente come Padre Fintan.

lunedì 19 maggio 2014

Critiche fondate al test PISA

Un gruppo di docenti ha scritto una lettera molto condivisibile al direttore del programma PISA (Programmer for Internation Student Assessment).
Eccola: (scusate ma non ho il tempo di tradurla)

Dear Dr Schleicher,
We write to you in your capacity as OECD's (Organisation for Economic Co-operation and Development) director of the Programme of International Student Assessment (Pisa). Now in its 13th year, Pisa is known around the world as an instrument to rank OECD and non-OECD countries (60-plus at last count) according to a measure of academic achievement of 15-year-old students in mathematics, science, and reading. Administered every three years, Pisa results are anxiously awaited by governments, education ministers, and the editorial boards of newspapers, and are cited authoritatively in countless policy reports. They have begun to deeply influence educational practices in many countries. As a result of Pisa, countries are overhauling their education systems in the hopes of improving their rankings. Lack of progress on Pisa has led to declarations of crisis and "Pisa shock" in many countries, followed by calls for resignations, and far-reaching reforms according to Pisa precepts.
We are frankly concerned about the negative consequences of the Pisa rankings. These are some of our concerns:
• While standardised testing has been used in many nations for decades (despite serious reservations about its validity and reliability), Pisa has contributed to an escalation in such testing and a dramatically increased reliance on quantitative measures. For example, in the US, Pisa has been invoked as a major justification for the recent "Race to the Top" programme, which has increased the use of standardised testing for student-, teacher-, and administrator evaluations, which rank and label students, as well as teachers and administrators according to the results of tests widely known to be imperfect (see, for example, Finland's unexplained decline from the top of the Pisa table).
• In education policy, Pisa, with its three-year assessment cycle, has caused a shift of attention to short-term fixes designed to help a country quickly climb the rankings, despite research showing that enduring changes in education practice take decades, not a few years, to come to fruition. For example, we know that the status of teachers and the prestige of teaching as a profession have a strong influence on the quality of instruction, but that status varies strongly across cultures and is not easily influenced by short-term policy.
• By emphasising a narrow range of measurable aspects of education, Pisa takes attention away from the less measurable or immeasurable educational objectives like physical, moral, civic and artistic development, thereby dangerously narrowing our collective imagination regarding what education is and ought to be about.
• As an organisation of economic development, OECD is naturally biased in favour of the economic role of public [state] schools. But preparing young men and women for gainful employment is not the only, and not even the main goal of public education, which has to prepare students for participation in democratic self-government, moral action and a life of personal development, growth and wellbeing.
• Unlike United Nations (UN) organisations such as UNESCO or UNICEF that have clear and legitimate mandates to improve education and the lives of children around the world, OECD has no such mandate. Nor are there, at present, mechanisms of effective democratic participation in its education decision-making process.
• To carry out Pisa and a host of follow-up services, OECD has embraced "public-private partnerships" and entered into alliances with multi-national for-profit companies, which stand to gain financially from any deficits—real or perceived—unearthed by Pisa. Some of these companies provide educational services to American schools and school districts on a massive, for-profit basis, while also pursuing plans to develop for-profit elementary education in Africa, where OECD is now planning to introduce the Pisa programme.
• Finally, and most importantly: the new Pisa regime, with its continuous cycle of global testing, harms our children and impoverishes our classrooms, as it inevitably involves more and longer batteries of multiple-choice testing, more scripted "vendor"-made lessons, and less autonomy for teachers. In this way Pisa has further increased the already high stress level in schools, which endangers the wellbeing of students and teachers.
These developments are in overt conflict with widely accepted principles of good educational and democratic practice:
• No reform of any consequence should be based on a single narrow measure of quality.
• No reform of any consequence should ignore the important role of non-educational factors, among which a nation's socio-economic inequality is paramount. In many countries, including the US, inequality has dramatically increased over the past 15 years, explaining the widening educational gap between rich and poor which education reforms, no matter how sophisticated, are unlikely to redress.
• An organisation like OECD, as any organisation that deeply affects the life of our communities, should be open to democratic accountability by members of those communities.
We are writing not only to point out deficits and problems. We would also like to offer constructive ideas and suggestions that may help to alleviate the above mentioned concerns. While in no way complete, they illustrate how learning could be improved without the above mentioned negative effects:
1 Develop alternatives to league tables: explore more meaningful and less easily sensationalised ways of reporting assessment outcomes. For example, comparing developing countries, where 15-year-olds are regularly drafted into child labour, with first-world countries makes neither educational nor political sense and opens OECD up for charges of educational colonialism.
2 Make room for participation by the full range of relevant constituents and scholarship: to date, the groups with greatest influence on what and how international learning is assessed are psychometricians, statisticians, and economists. They certainly deserve a seat at the table, but so do many other groups: parents, educators, administrators, community leaders, students, as well as scholars from disciplines like anthropology, sociology, history, philosophy, linguistics, as well as the arts and humanities. What and how we assess the education of 15-year-old students should be subject to discussions involving all these groups at local, national, and international levels.
3 Include national and international organisations in the formulation of assessment methods and standards whose mission goes beyond the economic aspect of public education and which are concerned with the health, human development, wellbeing and happiness of students and teachers. This would include the above mentioned United Nations organisations, as well as teacher, parent, and administrator associations, to name a few.
4 Publish the direct and indirect costs of administering Pisa so that taxpayers in member countries can gauge alternative uses of the millions of dollars spent on these tests and determine if they want to continue their participation in it.
5 Welcome oversight by independent international monitoring teams which can observe the administration of Pisa from the conception to the execution, so that questions about test format and statistical and scoring procedures can be weighed fairly against charges of bias or unfair comparisons.
6 Provide detailed accounts regarding the role of private, for-profit companies in the preparation, execution, and follow-up to the tri-annual Pisa assessments to avoid the appearance or reality of conflicts of interest.
7 Slow down the testing juggernaut. To gain time to discuss the issues mentioned here at local, national, and international levels, consider skipping the next Pisa cycle. This would give time to incorporate the collective learning that will result from the suggested deliberations in a new and improved assessment model.
We assume that OECD's Pisa experts are motivated by a sincere desire to improve education. But we fail to understand how your organisation has become the global arbiter of the means and ends of education around the world. OECD's narrow focus on standardised testing risks turning learning into drudgery and killing the joy of learning. As Pisa has led many governments into an international competition for higher test scores, OECD has assumed the power to shape education policy around the world, with no debate about the necessity or limitations of OECD's goals. We are deeply concerned that measuring a great diversity of educational traditions and cultures using a single, narrow, biased yardstick could, in the end, do irreparable harm to our schools and our students.
Sincerely,

domenica 4 maggio 2014

I giornali italiani

Stamattina non sapevo niente di quello che è successo ieri sera. Ho aperto il sito di Repubblica.it, e non ci ho capito niente. Ecco quello che si vede in questo momento:


Titoli incomprensibili, sottolineature, evidenziazioni, rimandi a inutili commenti, mappe, tremila link. Ho dovuto leggere ben 4 articoli prima di capire che cavolo era successo.

Anche se non sopporto quelli de "Il Post" per la loro superbia, bisogna ammettere però che hanno un articolo in prima pagina con la cronaca, pura e semplice.



I fatti uno dietro l'altro, senza allusioni e commenti. E' così difficile? Bisogna ammettere che "Il Post" si è ritagliato una funzione che non fa nessun altro giornale ormai: spiegare come sono andate le cose. Complimenti a "Il Post", dunque. 

Un altro esempio a caso, sempre dal sito di Repubblica.it:






Notare il virgolettato. A quanto ne so io, se metti le virgolette, vuol dire che quelle esatte parole le ha dette lui con la sua voce, e il giornalista le ha sentite in prima persona, o comunque ha la registrazione di Renzi.

Apro l'articolo, e nel primo paragrafo trovo scritto:

"Sapete perché ci criticano? Perché gli stiamo levando il potere. Sono critiche pretestuose. La verità è un'altra: stiamo rivoluzionando il Paese e c'è chi resiste. E stiamo obbligando anche il sindacato a cambiare". Matteo Renzi riflette così con i suoi più stretti collaboratori.
Ancora virgolette, ma l'ha detto ai collaboratori... uhm. Siamo sicuri che abbia detto proprio queste esatte parole, oppure è una ricostruzione del giornalista? Il solito gossip? Voi che ne dite?

Io sinceramente sono stanco di questo modo di fare giornalismo. Da tempo non andavo più a leggere Repubblica.it, oggi è stata un'eccezione. Lo trovo pieno di corbellerie inutili, non solo sulla colonnina destra, ma anche in quella sinistra. Direi che la colonna destra ha ormai infettato anche la sinistra.

La democrazia di un paese ha bisogno di buona informazione, giornalisti coraggiosi ma corretti, che dicono le cose come stanno. Separare la notizia dai commenti; evitare di prendere parte politica per quanto possibile; essere onesti prima di tutto con se stessi.

Se applichiamo questi metri di giudizio a Repubblica o al Corriere (per non parlare dell'informazione televisiva), ne escono a pezzi, e così la nostra democrazia. 

venerdì 2 maggio 2014

Lettera al ministro

L'altro ieri, copiando l'idea di un'amica di social network, ho spedito questa e-mail:

Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e
del Ministro dell’Interno incaricato Angelino Alfano

Egregio Ministro,

mi chiamo Giuseppe Lipari e sono un cittadino italiano. Vorrei con questa lettera esprimerLe il mio disagio e la mia indignazione per i fatti accaduti ieri alla riunione del sindacato di polizia SAP: membri delle forze dell'ordine, che hanno la responsabilità e il dovere di rappresentare lo stato italiano degnamente e dignitosamente, e di difendere noi cittadini vigilando sul rispetto della legge, hanno con il loro gesto simbolico offeso una madre, infangato l'onore del loro corpo, e gettato fango sullo stato intero.

Le istituzioni hanno finora risposto a questo indifendibile atto con fermezza. Mi auguro che non ci si fermi a dei gesti simbolici di condanna, ma che si mettano in atto tutti gli strumenti che la legge italiana e i regolamenti del corpo di polizia prevedono per reprimere adeguatamente, affinchè non si ripetano, episodi così vergognosi.

Distinti saluti

Pisa, li 30/04/2014

Giuseppe Lipari


Lo so che probabilmente la mia lettera non servirà a niente. Ma credo sia dovere di ogni cittadino protestare democraticamente, anche con delle semplici lettere intestate con nome e cognome. Dovremmo farlo tutti più spesso.

sabato 26 aprile 2014

La telenovela continua...

Alla fine il taglio di 15 milioni per quest'anno c'è.

La ministra Giannini ha detto "non è una vittoria, ma una battaglia non persa". Boh. 

Alt(r)a matematica

Questo è un post pubblicitario: vi segnalo la collana Altramatematica, di 40k, che pubblica una serie di libri divulgativi, divertenti e istruttivi, per chi come me si appassiona di matematica, da tutti i punti di vista. Non sono richieste conoscenze matematiche approfondite per poterne godere, e quindi che aspettate?

Gli autori sono miei "blog friends", ovvero gente che seguo da tempo e con cui ho qualche volta avuto modo di scambiare commenti, opinioni, battute. Insomma, ve li consiglio tutti! Li trovate in ebook su amazon o book republic a poco prezzo:  gli autori non si arricchiranno certo con i vostri soldi, ma vuoi mettere il piacere di vedere che il tuo libro è piaciuto a tanta gente?

Ecco la lista dei titoli:
Io li ho già presi tutti, e voi che state aspettando?