lunedì 29 aprile 2013

Prime impressioni

Dal discorso del nuovo presidente del consiglio, noto che:
  • manca una legge su conflitto di interessi (e questo era praticamente scontato);
  • niente legge sulla corruzione (e va beh);
  • niente liberalizzazioni (eh, quando mai).
In compenso:
  • tolgono l'IMU già da giugno (dopo una campagna elettorale sulla responsabilità del PD, sul bene comune, ecc.)
  • tagli di spesa "generici" (ma l'università non sarà certamente premiata)
  • il taglio delle imposte sul lavoro mi sembra improbabile;
  • sulle riforme ci pensa Quagliarello (e quindi, mi sembra chiaro dove si andrà a parare);
  • In compenso, un generico accenno alla riforma del welfare con un pizzico di "reddito di cittadinanza" (questo dovrebbe essere il contentino per la sinistra?) 
Insomma, qui a Parigi io e i miei amici italiani concordiamo che questo è un governo intestato al PD per portare avanti il programma elettorale del PdL e in particolare di Silvio Berlusconi. Che alle prossime elezioni (che averranno appena avrà incassato l'IMU e qualche altra cosetta, quindi a breve), il PdL vincerà di nuovo.

Ottimo e abbondante direi. Complimenti a tutti per il magnifico risultato.

martedì 9 aprile 2013

Professori in Francia

Mentre in Italia c'è l'ANS, per passare un po' il tempo vediamo come funziona in Francia. 

La Francia è un paese molto simile all'Italia. E' un paese statalista e con tanta burocrazia, probabilmente più che in Italia. Però è un paese in cui le cose funzionano un pochino meglio che in Italia, in media. Per fare carriera accademica in Francia bisogna fare un certo percorso, che recentemente è stato modificato per renderlo un po' più flessibile. 

Innanzitutto, vale la pena dire che per accedere a un posto pubblico nell'amministrazione francese bisogna essere cittadini francesi. Da quello che mi hanno raccontato (e spero non mi abbiano detto delle fesserie) l'unica eccezione a questa regola è quella dei professori universitari, che possono anche essere cittadini stranieri.

Se un francese vuole fare carriera nell'università, dopo aver fatto il dottorato deve fare l'habilitation. Si tratta di compilare un tesi (la tesi di abilitazione) che è un po' di più di una tesi di dottorato. Nella tesi di abilitazione, il candidato deve dimostrare di avere un suo obiettivo di ricerca da perseguire e di essere in grado di fare ricerca in maniera indipendente. La tesi di abilitazione viene valutata da una apposita commissione, di solito messa in piedi nella stessa università in cui il candidato sta facendo ricerca con una borsa di post-doc.

Dopo l'habilitation, viene la qualification. Qui il procedimento è molto più semplice, si tratta di inviare un dossier contenente il proprio curriculum e i proprio lavori migliori, nonché la tesi di abilitazione. Inoltre, possono partecipare alla qualification anche candidati che non abbiano l'abilitazione (per un qualche motivo ben giustificato) e cittadini stranieri.

La qualification è una procedura nazionale; ogni anno, all'incirca nel mese di ottobre, c'è la scadenza per poter fare domanda; nel giro di un 3-4 mesi  danno la risposta. La qualification è una specie di filtro minimo, e quindi è simile all'ASN: il suo obiettivo dichiarato è di evitare candidature imbarazzanti e di limitare le baronie universitarie. Poiché però il livello minimo richiesto è piuttosto basso, è un filtro molto semplice da superare, e quindi secondo me questa cosa ai baroni fa il solletico. 

Infine, ci sono i concorsi, che sono gestiti localmente da ciascuna università, ma sono tutti sincronizzati a livello nazionale. Ogni anno a inizio marzo escono i bandi sul sito Galaxie, con scadenza a fine marzo. L'idea è che il concorso si concluda brevemente, entro l'estate, in maniera che i nuovi assunti prendano servizio a settembre. Si può concorrere per Maître de Conférence Universitaire (MCU), che corrisponde al nostro "professore associato", oppure per "Professeur d'université", corrispondente al nostro "professore ordinario". 

Dimenticavo di dire che si può anche concorrere per un posto di ricercatore in uno degli enti di ricerca pubblici, come il CNRS, l'INRIA, o qualcuno di quello semi-pubblici in giro per la Francia. La procedura però è leggermente diversa, e personalmente non la conosco bene.

In sintesi, ecco quindi le differenze principali con il nostro sistema:
1) La qualification è più facile del nostro ASN, nel senso che i requisiti sono più bassi;
2) Le tempistiche sono certe: ogni anno a ottobre ci sono le qualification e a seguire i concorsi, per poter essere assunti l'anno dopo a settembre;
3) I concorsi ci sono, e sono sufficientemente numerosi.

È probabile che l'intenzione dei nostri legislatori, a regime, sarebbe stata di avere tempistiche certe anche in Italia; in effetti, il nuovo bando ASN per il 2013 è già uscito. Peccato che non si sappia quando la precedente procedura avrà termine. Nè si sa quanti posti saranno messi a concorso in seguito all'abilitazione: con i tempi che corrono c'è da stare poco allegri.

sabato 6 aprile 2013

Abilitazioni Scientifiche: stato dei lavori


L'Abilitazione Scientifica Nazionale è quella procedura prevista dalla riforma Gelmini e messa in atto dall'ANVUR che serve per selezionare la futura classe docente dell'università italiana. In pratica, è una vera e propria abilitazione: se si passa l'ASN, allora si è possibile partecipare a un concorso per professore; se non si passa, bisogna aspettare un anno prima di poterci riprovare. La scadenza per presentare domanda di abilitazione è stata a novembre dell'anno scorso, e da poco si sono insediate le commissioni che esamineranno le domande. 

L'ASN è partita tra mille polemiche a causa della procedura che è stata messa in piedi. In pratica, il candidato doveva presentare le proprie pubblicazioni, e quasi esclusivamente in base ad esse viene deciso il suo destino. I particolare, nei settori scientifici cosiddetti bibliometrici (per i quali esistono a livello internazionale delle procedure di peer-review per le pubblicazioni scientifiche) si è deciso di utilizzare degli indici bibliometrici. In pratica, per ogni articolo si contano le citazioni, si mettono dentro un formula che tiene conto di tanti fattori (anno di pubblicazione, anno della citazione, età del candidato, ecc.) e si tira fuori un unico numeretto per ogni candidato. Tale numeretto si calcola anche per i professori associati e i professori ordinari attualmente in carica nel settore scientifico corrispondente a quello del candidato. Se l'indice del candidato supera (o comunque non è inferiore) alla mediana degli indici dei professori in servizio, allora il candidato è abile, se no la domanda viene respinta. 

In realtà non è così semplice né così automatico: innanzitutto, per ogni candidato ci sono 3 numeretti da calcolare, e quindi 3 mediane con cui confrontarsi. Poi, le commissioni hanno il compito di valutare caso per caso e hanno comunque autonomia di giudizio: se un candidato è al di sotto della mediana di settore, può comunque essere valutato abile, purché la valutazione positiva sia opportunamente giustificata. 

Tale procedura, che sembra semplice e lineare, ha invece fin da subito mille critiche. Innanzitutto, nessuno al mondo fa così, ne ha mai fatto così, noi italiani siamo i primi. E si sa che i primi di solito sono quelli che avranno più problemi. Si poteva partire intanto con una sperimentazione di qualche anno, e invece, no, tutta la procedura parte da subito. 

Secondo, dal punto di vista tecnico non è chiarissimo come fare. Infatti, contare le citazioni non è per niente semplice. Ci vuole qualcuno che abbia un database completo e affidabile di tutte le pubblicazioni, e sia in grado di estrarre i dati giusti. L'ASN si appoggia a due database, Scopus e ISI WoS, che sono forniti da due editori internazionali molto importanti. Tali database sono fino ad oggi stati utilizzati dagli stessi ricercatori per scriversi i curriculum; ma non sono stati mai sottoposti a un tale esercizio massiccio. E infatti, alla prova dei fatti, si sono scoperte le magagne: i database sono largamente incompleti e contengono chissà quanti errori.

È indicativo il fatto che nei mesi precedenti alla scadenza della domanda, il numero di richieste di correzioni arrivate allo staff di Scopus è stato talmente elevato che sembra che abbiano dovuto urgentemente assumere personale per far fronte alle richieste pressanti in tempo per la scadenza (per lo meno l'ANVUR può fregiarsi di aver contribuito a creare posti di lavoro!)

Insomma, taglio corto. Vi dico solo che il calcolo degli indici è andato parecchio per le lunghe, la formula cambiava continuamente, l'ANVUR pubblicava spiegazioni per poi puntualmente rimangiarsele, venivano mostrate tabelle e poi ritirate perché dimostrate scorrette. La storia è continuata fino ai giorni scorsi, ben  oltre la scadenza per la consegna delle domande e dopo la formazione delle commissioni. Qui su ROARS un riassunto.

A questo punto vi taglio e incollo una comunicazione ricevuta dai miei rappresentanti CUN, e presa da qui:
[...] è stato invitato in aula il prof. Bonaccorsi del consiglio direttivo dell’ANVUR per avere chiarimenti in merito ad alcuni quesiti emersi da una prima analisi dei lavori delle commissioni. In particolare al prof. Bonaccorsi sono stati chiesti chiarimenti sulla data in cui sono stati calcolati gli indicatori bibliometrici dei candidati e sulle modalità di calcolo dei periodi di congedo. 
Il prof. Bonaccorsi ha affermato che mentre la lista delle pubblicazioni è fissata al 20 novembre 2012 – data di scadenza del bando – il calcolo delle citazioni è stato possibile effettuarlo solo alla data dell’interrogazione dei database WOS e Scopus. Interrogazione che è avvenuta nei giorni scorsi e non necessariamente nella stesso giorno per tutti i candidati. Ha poi sostenuto che non ritiene possibile che le commissioni prendano in considerazione citazioni non presenti nei database WOS e Scopus, ma trovate autonomamente dai candidati e indicate nella domanda.
[...] Per quanto riguarda le pubblicazioni, verranno segnalati alle commissioni gli eventuali problemi relativi al mancato “aggancio” dei lavori rispetto ai database affinché la commissione possa effettuare le necessarie verifiche.
A questa comunicazione che ci ha lasciati notevolmente perplessi sono state fatte osservare al prof. Bonaccorsi quali siano alcune delle possibili conseguenze di questa procedura:
1.    Il trattamento dei candidati non appare uniforme, come sempre avviene per le procedure concorsuali, in quanto la data di conteggio delle citazioni non è la stessa per tutti neppure all’interno dello stesso settore concorsuale.
2.    Poiché i candidati erano convinti che la data di riferimento per il calcolo degli indicatori fosse quella di chiusura del bando (20/11/2012), alcuni di loro a cui mancavano un numero limitato di citazioni per superare le mediane, potrebbero aver deciso di non presentare domanda o di ritirarla, quando invece nei quattro mesi successivi avrebbero potuto ottenere le citazioni mancanti.
3.    Il metodo di calcolo esclude le citazioni ottenute dal candidato, ma non presenti, per qualche ragione, nei database commerciali WOS e Scopus che come è noto non adottano procedure e tempistiche di carico delle citazioni uniformi e trasparenti.
A queste osservazioni il prof. Bonaccorsi pur riconoscendo che la tempistica non è quella ottimale, ha però teso a sminuire l’effetto del ritardo del calcolo rispetto alla data di chiusura del bando (circa quattro mesi), affermando che il ritardo gioca a vantaggio dei candidati.
Evidentemente con questa risposta si comprende che nel ragionamento non sono presi in considerazione quei “potenziali” candidati che hanno ritirato la domanda o non l’hanno presentata a causa di regole carenti, opache, improvvisate e in totale mancanza di una trasparente comunicazione. Tutte questioni che, come il CUN ha sempre denunciato, rendono sempre meno credibile il sistema adottato per l’Abilitazione Scientifica Nazionale.
Adesso i miei commenti personali. Dal punto di vista strettamente pratico: per il punto 1, qualche giorno di distanza tra candidati dello stesso settore non fa una grandissima differenza. Qualche mese, invece, si. Per il punto 2, se un candidato che aveva gli indicatori poco al di sotto delle mediane non ha fatto domanda, per me ha fatto una cappellata, ma la questione è in effetti opinabile. Infine per il punto 3, il problema grosso è appunto che Scopus e ISI WoS (database privati ma, ricordiamolo, finanziati il il 99% da soldi pubblici) sono molto poco affidabili. E quindi, qualunque procedura che si affidi a dati non affidabili rischia di essere essa stessa non affidabile.

Quello che mi preoccupa di più, dal punto di vista pratico, è la poca affidabilità della procedura di aggancio dei dati. Che vuol dire? Vuol dire che se io ho indicato nella mia domanda di aver pubblicato l'articolo X, sulla rivista Y, non è detto che il sistema di interrogazione utilizzato dal CINECA riesca a trovare e agganciare questo articolo nel database. Anche se l'articolo c'è (io chiaramente ho controllato) con le interrogazioni automatiche non si sa mai. In effetti, due mesi fa ricevo questa e-mail sibillina:
Gentile Candidato

a seguito della Nota Miur n.3209 del 14 febbraio 2013

si comunica che sul sito riservato https://loginmiur.cineca.it  
nella sezione ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE (Candidato 2012),

e' disponibile un modulo che Le consente la verifica della correttezza delle informazioni inserite in domanda nella sezione Pubblicazioni
con la possibilita' di aggiungere/modificare i codici ISI e Scopus per i settori concorsuali bibliometrici,
aggiungere/modificare  i valori numerici standard internazionali di identificazione delle stesse (ISBN, ISSN e ISMN) per i settori concorsuali non bibliometrici.

Cliccando sul pulsante "Accedi" nella sezione "Completa i Riferimenti per le Pubblicazioni (TORNATA 2012)"
è possibile compilare il modulo.
Per farlo potra' utilizzare anche le istruzioni disponibili nel sito in formato PDF.
Tale procedura sara' attiva a partire dal giorno 15 febbraio p.v. fino al 4 marzo p.v.

Cordiali Saluti
Consulenza Cineca.

Mmm, puzza, vero? Due mesi dopo la chiusura delle domande mi chiedono di modificare dei codici? Che pasticcio hanno combinato? Non si sa bene, ma il sospetto forte è che, ben oltre la chiusura delle domande, il CINECA non fosse affatto in grado di fare interrogazioni affidabili sui database Scopus e ISI WoS.

Se questo fosse vero, si apre un altro grosso punto di domanda: l'estate scorsa sono state pubblicate le mediane per ogni settore, in modo che ogni potenziale candidato potesse decidere se fare domanda oppure no (se uno fa domanda e non passa, deve saltare un giro e non può farla l'anno successivo). Se le interrogazioni a Marzo 2013 non erano affidabili, come hanno fatto a calcolare e pubblicare delle mediane ufficiali a Luglio 2012?

In conclusione, il procedimento è stato fatto di fretta, in maniera arruffata, senza aver ben chiari i problemi che sarebbero sorti e i potenziali ostacoli. La conclusione non è per nulla chiara ed è a forte rischio ricorsi a cascata con blocco totale della procedura.

Nel frattempo, questi sono i numeri della docenza in Italia. Le assunzioni di nuovi docenti sono bloccati da tempo; i prossimi pochi assunti saranno gli abilitati ASN, ma non saranno in grado compensare le persone andate in pensione nel frattempo. Si spera che la procedura possa concludersi entro l'estate (ma ci credo molto poco).

Personalmente, io ho fatto domanda per essere abilitato alla posizione di professore ordinario. Se anche mi daranno l'abilitazione, non credo ci sarà successivamente spazio per l'assunzione: le università hanno grossi problemi di budget a causa dei tagli, quindi i posti di ordinario arriveranno con il contagocce in tutta Italia; e c'è gente parecchio più forte di me nel mio settore. Credo rimarrò professore associato ancora (molto) a lungo.

martedì 26 marzo 2013

Alla frutta

La situazione politica in Italia è molto deprimente. Ma oggi proprio mi è venuto il magone quando ho letto questa cosa qui.

In pratica: il governo propone un decreto urgente per pagare i debiti della pubblica amministrazione alle imprese; e il M5S si oppone. E perché? Perché nella sua relazione Grilli ha detto che un buona parte di questi soldi andrà direttamente alle banche, alleviando così i problemi di liquidità.

Quindi, la capogruppo del M5S alla Camera dichiara l'opposizione del M5S perché tale decreto sarebbe "un regalo alle banche" (cattive banche!! cattive!!) e "non possiamo permetterci di spendere soldi dei contribuenti e aumentare il debito pubblico in questo modo".

Sono rimasto letteralmente a bocca aperta. Questa è manifesta incompetenza, oltre che testarda e ottusa stupidità, e chiunque abbia avuto un minimo a che fare con la vita di una azienda, anche solo come segretario, si rende conto delle enormi corbellerie presenti in quel post.

Spenderò due righe a spiegare il perché, per chi non sa niente di aziende.

Supponiamo che una azienda A prenda una commessa per fornire qualcosa (un servizio, un progetto) alla PA. Per realizzare il servizio, l'azienda investe e spende del denaro: materiale, stipendi, ecc. Alla fine emette fattura e aspetta che la PA paghi. Ma la PA non paga: passano i mesi, anche gli anni in certi casi. Nel frattempo l'azienda i soldi spesi non li ha più in cassa, e quindi ha un problema molto grosso di liquidità; sebbene il credito possa essere iscritto in bilancio, i soldi non sono ancora arrivati, e il conto in banca è desolatamente vuoto. 

Dopo un po', quindi, il titolare prende la fattura non pagata e si rivolge a una banca, per farsela "scontare". Ovvero, la banca gli propone uno scambio: "se hai un credito con la PA per 100.000 euro, io me lo prendo in carico, e in cambio di darò un po' meno di 100.000" (lo sconto). Naturalmente, il credito viene ceduto: la banca da questo punto in poi è titolata a riscuotere il credito dallo stato.

Quasi tutte le aziende sono costrette a lavorare così: non è mica possibile pensare di lavorare senza soldi, ovvero senza liquidità. Naturalmente, adesso il problema ce l'ha la banca: ha dato dei soldi in cambio di un pezzo di carta e questi soldi devono prima o poi rientrare.

Ed ecco spiegato semplicissimamente l'arcano della dichiarazione di Grilli, che i grillini faticano a capire: i crediti della PA sono in gran parte già in mano alle banche che hanno tutto il diritto di richiederne il pagamento. La richiesta di allentare il vincolo di bilancio serve quindi anche per alleviare il "loro" problema di liquidità.

Ma alla Lombardi, e a chi scrive il blog di Beppe Grillo (di cui lui è pienamente responsabile), e a tutti quelli che scrivono commenti entusiasti, questo semplicissimo ragionamento è completamente sfuggito. Faccio notare che non servono specifiche competenze per capire come funziona; non servono lauree in economia, ne diplomi in ragioneria. Basta appunto aver lavorato almeno un po' dentro una piccola azienda per capire questo meccanismo. Possibile che dentro il M5S non ci sia nessuno che faccia notare alla Lombardi l'enormità delle sue corbellerie? E cosa succederà quando si tratterà di votare la legge di bilancio dello stato?

E adesso arriviamo alla triste conclusione. Dovunque ci si gira ci sono macerie. Il governo tecnico è naufragato miseramente, e con un gran figuraccia internazionale; quasi sicuramente non ci sarà alcun governo e si andrà a votare con questa stessa legge. In parlamento il pallino è in mano a un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. Tutti urlano contro tutti gli altri, e siamo di nuovo in campagna elettorale, e sarà ancora peggiore della precedente (Renzi o non Renzi), senza idee e in preda al peggior populismo. Dentro il PD si è aperto il solito giro di recriminazioni sterili e senza scopo, e probabilmente siamo vicini alla fine di questo partito.

Quello che è peggio è che non c'è nessuno al timone di questo paese, e sarà difficilissimo evitare il naufragio sui prossimi scogli di un mare in tempesta. Anzi, si vedono già spuntare minacciosi in mezzo ai flutti.

venerdì 22 marzo 2013

Massima affidabilità

Sono un po' arrabbiato oggi. Un bel po' arrabbiato.

Come sapete mi trovo all'estero per motivi di studio. Ho fatto regolare concorso, ho vinto una borsa "Marie Curie" per "senior researcher", ho chiesto l'aspettativa senza assegni alla mia istituzione, la Scuola Superiore Sant'Anna, e dal marzo 2012 mi trovo qui a Parigi.

Nel frattempo, le cose a Pisa sono cambiavano: l'ex-rettore, Maria Chiara Carrozza, si è candidata alle elezioni nelle liste del PD, è stata eletta alla camera, e si è dimessa dall'incarico. Pertanto, la Scuola ha indetto le elezioni per il nuovo rettore.

Nel passato era stato possibile svolgere alcune elezioni (non ricordo se anche quelle per il direttore/rettore) in via telematica: ti davano delle credenziali d'accesso e al momento giusto uno si collegava e votava.

Quest'anno e per queste elezioni ciò non sarà possibile. Stamattina infatti il Decano ci ha comunicato che "il diritto di voto potrà essere esercitato con modalità elettronica esclusivamente presso il seggio elettorale (“stazione di voto”) istituito nella sede centrale della Scuola, in Piazza Martiri della Libertà.".

Alcuni di noi che sono (o saranno) all'estero non hanno capito bene il contenuto della e-mail, e scommetto che anche voi avete delle perplessità, e quindi lo riscrivo: "modalità elettronica presso una sede fisica ben precisa". Per cui, alcuni di noi hanno deciso di chiedere gentilmente ed educatamente di abilitare la possibilità di esercitare il diritto di voto in maniera elettronica. Ho contato 9 e-mail di richiesta. Al che, questo pomeriggio il Decano ha risposto che gli piacerebbe tanto accontentarci, ma ciò non è possibile:
[...] Venendo in rilievo l’elezione della carica istituzionale apicale, il Rettore, che deve essere nominato con decreto ministeriale, si rende infatti necessario assicurare la massima affidabilità e sicurezza del sistema di voto e garantire con certezza l’identificazione del soggetto votante.
Tali esigenze nella circostanza possono essere soddisfatte mediante il ricorso alla piattaforma elettronica U-VOTE implementata dal Consorzio CINECA, ampliamente collaudata e già utilizzata da numerosi Atenei per l’elezione del Rettore, che ha ricevuto la positiva valutazione nonché la certificazione da parte dello stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Più nel dettaglio il sistema U-VOTE prevede:
-          l’identificazione del votante, mediante esibizione del documento di identità, e la sottoscrizione di un apposito registro;
-          la consegna al votante delle credenziali di accesso al sistema (username e password);
-          l’accesso al sistema nell’apposita stazione di voto;
-          la votazione in modalità elettronica, consistente nella compilazione di una scheda elettorale virtuale.
Vi faccio notare le differenze con il sistema (diciamo così) tradizionale, perché sono sicuro che non crediate ai vostri occhi: invece di scheda e matita copiativa, vi danno login e password. Per il resto, nulla cambia: ci vuole il documento di identità, e bisogna votare fisicamente al seggio. Ecco l'innovativo sistema U-VOTE del CINECA che assicura massima affidabilità. Rispetto a cosa? Ecco, questo non mi è del tutto chiaro; nè mi è chiaro il costo di questa innovazione che ci porta dritti dritti negli anni '80. Innovazione che, ricordiamola, ha ricevuto l'approvazione e la certificazione nientepopodimeno che del MIUR.

Vale la pena menzionare anche che il CINECA è lo stesso soggetto che ci ha dotato dell'innovativo sistema di contabilità U-GOV, contro cui la Scuola ha appena minacciato azioni legali, perché a 3 mesi dalla messa in opera i nostri amministrativi hanno impegnato una parte consistente del loro tempo a combattere contro le magagne del programma; programma che ad oggi ancora non funziona, e quando lo fa assicura tempi di risposta biblici rallentando tutte le operazioni contabili. Il CINECA , sempre lui, gestisce inoltre il sito dei docenti, il sito per i progetti PRIN e FIRB, il sito per la raccolta delle pubblicazioni, ecc. Chiunque abbia avuto a che fare con questi aggeggi avrà in mente di cosa si sta parlando.

Non intendo spendere soldi e tempo per venire appositamente a Pisa a votare. Per cui, con tutta probabilità, non voterò per il prossimo rettore.

giovedì 7 marzo 2013

Copione

Sembra che recentemente Nicolas Sarkozy abbia fatto sapere di aver intenzione di ricandidarsi al prossimo giro, e un giornale della sua parte politica ci avrebbe fatto i famosi "virgolettati". Ecco l'articolo di "Le Parisien".
L’ancien président de la République y affirme qu’il ne veut pas revenir en politique mais qu’il pourrait être «obligé d’y aller» pour«la France» à cause de la gravité de la situation.
L'ex presidente della Repubblica afferma che non vorrebbe tornare, ma che potrebbe essere costretto "per la Francia", a causa della gravità della situazione.
Non vi ricorda qualcuno? ...
«Il y aura malheureusement un moment où la question ne sera plus : avez-vous envie ? mais aurez-vous le choix ? (...) Dans ce cas, je ne pourrai pas continuer à me dire : je suis heureux, j’emmène ma fille à l’école, et je fais des conférences partout dans le monde. Dans ce cas, effectivement, je serai obligé d’y aller. Pas par envie. Par devoir. Uniquement parce qu’il s’agit de la France»
Ci sarà purtroppo un momento in cui la domanda non sarà più: "avete voglia?" ma "avete scelta?" In quel caso, non potrei continuare a dirmi "sono felice, porto mia figlia a scuola e faccio conferenze in tutto il mondo". In quel caso, effettivamente, sarò obbligato a tornare in campo. Non per voglia. Per dovere. Soltanto perché si tratta della Francia. 
... uno bassino, pelatino? Che qualche volta mette i tacchi? Uno che ha degli investimenti nelle televisioni...

Non è che si è fatto prestare lo staff?

(*) La mia traduzione è molto libera, scusatemi!

venerdì 1 marzo 2013

La prima volta


La prima volta che entrai in un aula di Università dall'altra parte della cattedra non avevo ancora 27 anni, ed ero un dottorando (per l'esattezza, un perfezionando, perché alla Scuola Sant'Anna si chiamano così).

Deve essere stato il 1998, ma non ricordo molto bene. Facevo l'assistente alla didattica di un corso di Fondamenti di Informatica, per Ingegneria Civile, o Meccanica (non ricordo quasi niente, a dire la verità). E naturalmente non ero pagato, ci mancherebbe. Facevo le esercitazioni su codice binario, circuiti AND/OR/NOT, somma e sottrazioni binarie ecc. Naturalmente, non essendo un corso di laurea in Informatica, non era una materia molto importante. Capita che i docenti del dipartimento di informatica vengano chiamati a fare questi corsi di servizio agli altri corsi di laurea, e naturalmente si scocciano, e si cercano assistenti tra i dottorandi. Così fanno anche un po' di esperienza, che non guasta mai.

Appena entrai in aula, con la mia solita mise da studente di ingegneria (di dottorato, ma sempre studente), non si accorsero neanche della mia presenza e continuarono a chiaccherare fra loro. Ero uno studente tra gli altri, indistinguibile, forse solo un pochino più anziano degli altri. Quando cominciai a cancellare la lavagna, e a fare ehm ehm, e tossicchiare, qualcuno si girò a guardarmi, prima con uno sguardo tipo "che vuole questo adesso"; poi, intuendo che ero l'assistente, fece di gomito al suo amico, e sparse la voce che era arrivato l'assistente.

Io ero emozionatissimo, la voce mi tremava. Sono sempre stato un po' timido, e l'idea di essere al centro dell'attenzione mi ha sempre messo a disagio.

E poi, essere dall'altra parte per la prima volta non è semplicissimo. Tutte le volte che mi ero seduto su quei banchi ad ascoltare, ad annoiarmi, a fare disegnini, oppure a criticare il docente per come spiegava male, tutti quegli anni non erano passati invano, e in quel momento me li sentivo tutte sulle spalle come un macigno. "Riuscirò a farmi capire? E se faccio qualche errore stupido? E se si mettono a ridere alle mie spalle?"

Ma la cosa peggiore, il mio terrore più grande, era di non riuscire a riempire le due ore di lezione. Mi ero preparato degli appunti su un quadernone; degli esercizi da svolgere, delle piccole cose da spiegare. Ma, pensavo, se finisco di dire tutto quello che mi sono preparato e manca ancora mezz'ora alla fine? che faccio, improvviso? li mando via prima? Non ero il docente, non avevo il controllo sul programma; a dire la verità non sapevo neanche esattamente cosa aveva spiegato il titolare; avevo visto i titoli degli argomenti, avevo parlato con lui per 5 minuti, ma non ero sicurissimo di cosa esattamente avessero fatto. Nè potevo lanciarmi a spiegare argomenti nuovi.

Insomma, mano tremante o no, sono partito a spiegare, e mi ricordo che mi sembrava di andare a mille. Cercavo di stare calmo e mi dicevo "vai piano, vai piano, mi raccomando". E invece andavo veloce. Parlavo veloce, scrivevo veloce, non mi soffermavo a spiegare tutti i passaggi, veloce, veloce, non vedevo l'ora che finisse.

Andò bene: il materiale che mi ero preparato finì 10 minuti prima del termine delle due ore, e allora mi inventai lì per lì un ultimo esercizio a braccio, e non feci errori. L'argomento dopotutto era semplice, troppe cappellate non ne potevo dire.

Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti; moltissime ore passate a scrivere appunti, preparare slides, esercizi, esami.  E adesso vado lento. Lentissimo. Parlo lentamente, e mi concentro sul suono delle parole che escono dalla mia bocca. Spiego tutti i passaggi, e faccio delle pause per assicurarmi che non sto scordando niente di importante da dire. E quindi arrivo lungo, e spesso alla fine mi tocca accellerare un po' per finire il programma. Ho imparat le gioie della lentezza, e ho anche imparato ad apprezzare il mio lavoro, e lo trovo divertente, e anche un po' emozionante.

Ma nonostante tutta questa esperienza, ancora oggi quando comincio un corso, durante la prima lezione la voce mi trema un po' e non riesco a guardare gli studenti negli occhi.

La timidezza si può controllare, ma mai vincere veramente.

domenica 24 febbraio 2013

I francesi sulle elezioni italiane

L'edizione di Le Monde di ieri. 

La prima pagina
La vignetta satirico-politica

Il servizio interno
C'era anche uno speciale su Mario Monti. Il sommario è che di queste elezioni non si sa nulla e gli italiani sono preoccupati. Ma l'impressione è invece che siano soprattutto gli europei, e in particolare francesi e tedeschi, ad essere un tantino preoccupati. 

Della vignetta, a dire la verità, mi vergogno un po', come tutti gli italiani all'estero, credo. Ma dura poco, perché un po' ci ho fatto il callo. 

sabato 23 febbraio 2013

Domani

Sono tornato in Italia per votare. E domani voterò PD.

Il mio obiettivo è di non far vincere Berlusconi, e avere un governo che vada avanti almeno fino alla fine della legislatura. Per ottenere questo obiettivo voterò PD.

Il PD non mi rappresenta, naturalmente. L'ho criticato spesso, continuerò a farlo anche nel prossimo futuro. I suoi difetti peggiori sono l'etereogeneità; il non avere un progetto chiaro; il non sapersi esprimere e non saper comunicare chiaramente con il proprio elettorato di riferimento.

Però, diciamoci la verità: è il meno peggio che c'è in circolazione.

No, via, è inutile essere cattivi, meglio essere onesti: è il meglio che c'è in circolazione adesso in Italia, e scusate se è poco.

E' gente con una certa esperienza di politica, perché la fa da anni. C'è stato un certo rinnovamento, anche se non sufficiente: per esempio sono stati fatti fuori due pezzi grossi del partito in Sicilia, e me ne rallegro. Sono state fatte delle primarie, sia per il capo, sia per le liste. Alcune delle persone in lista sono molto rispettabili. Ci sono meno figurine Panini nel catalogo rispetto alla scorsa volta. Alcune vecchie cariatidi hanno un po' perso di rilevanza, e sono passati in secondo piano. (A me piace molto, per esempio, Ignazio Marino).

E' gente che sa dialogare e mediare: e scusate se mi permetto di ricordarlo, ma il dialogo e la mediazione sono l'ABC della politica. E' vero, sono conservatori, è gente navigata, sono dei professionisti della politica. Alcuni di loro non sono affatto all'altezza di ricoprire alcun incarico. Ma essere professionisti della politica dovrebbe un merito. Soprattutto essere bravi professionisti. Si parla tanto di meritocrazia, e poi c'è chi vorrebbe mandare in parlamento dei dilettanti allo sbaraglio.

Guardiamoci negli occhi: ci sono alternative plausibili, forse? Scelta Civica di Monti, con Fini e Casini, vi sembra un'alternativa plausibile? A me no, niente affatto.

Alcune di queste stesse cose oggi le ha scritte Francesco Costa, con cui sovente mi trovo in disaccordo. Ma oggi mi sento di sottoscrivere queste sue parole:
Dal punto di vista programmatico, ci sono cose su cui il PD mi dà più garanzie di quante me ne dia Scelta Civica (diritti sociali e civili, attenzione generale ai più deboli, valorizzazione della scuola pubblica), e altre su cui me ne dà di meno (politiche fiscali e del lavoro). Ma sulle cose su cui ho meno garanzie pendono comunque i dubbi generali che ho su Scelta Civica e mi rassicura il pragmatismo di Bersani, che viene da una tradizione politica che ha sempre fatto l’opposizione un po’ più a sinistra e il governo un po’ più al centro (con conseguente smarrimento della base elettorale, ma questo è un altro discorso). Per il resto, non me la sto a raccontare: il Partito Democratico di Bersani ha tutti i difetti storici dei partiti della sinistra italiana, tra cui un’allarmante lentezza e un deprimente e subalterno collateralismo con il sindacato e con la magistratura. Ma la sua offerta mi pare globalmente la più solida e credibile tra quelle in campo, la meno improvvisata, quella di cui potersi fidare di più; e il modo in cui si è arrivati a quell’offerta mi pare ragionevole e scalabile, così come mi pare sensato che Bersani abbia l’opportunità di mettere in pratica quanto ha promesso vincendo prima il congresso del Partito Democratico e poi le primarie del centrosinistra. Così da non avere più alibi, dopo: né lui, né noi. Nei grandi paesi occidentali, quelli a cui noi liberali di sinistra vorremmo molto assomigliare, funziona così.

Si, ecco. La democrazia è una rottura di palle, e la politica è (anche) sangue e merda, e quindi alla fine meglio il PD.

E poi, bisogna impedire che il nano prenda una percentuale troppo alta di voti.

Ah, dimenticavo. Da una mia piccola indagine tra colleghi stranieri e stampa estera, vi dico che nel resto d'Europa stanno tutti il fiato sospeso. Perché se torna il nano è la catastrofe non solo per l'Italia, ma per tutta l'Europa. E se anche il nano fosse sconfitto, ma non si riuscisse comunque a raggiungere una maggioranza solida al governo, sarebbero £$@#! amari per tutti.

venerdì 8 febbraio 2013

Il disertore

Io sono stato obiettore di coscienza, ma sono arrivato a 41 anni senza conoscere "Le déserteur" di Boris Vian. E' il momento di rimediare.


Monsieur le Président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers
Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens:
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir
S'il faut donner son sang
Allez donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le Président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer
Molti cantanti di tutto il mondo si sono cimentati con una traduzione. Qui una lista credo esaustiva. Ed ecco una bella versione italiana di Ivano Fossati.