sabato 1 agosto 2015

Viaggio in Sicilia

Sono tornato nella terra natale da qualche giorno. Compiuto i soliti rituali: granita con brioche da De Gaetano, arancino da Enzo e Nino. Si piazza benissimo anche la pasticceria Savoia.


 Fa un caldo incredibile e si fatica a dormire la notte. Google mi dice che ci sono 34 gradi, ma a me sembrano almeno 38. Sarebbe da stare sempre a bagno al mare, che per fortuna quest'anno è bellissimo, sembra una piscina.

Ho trovato Marsala più o meno come un anno fa, forse un po' peggio. L'ammiistrazione comunale è stata commissariata per lungo tempo, e durante il commissariamento tutto è rimasto fermo, immobile. Il nuovo sindaco si è insediato da poche settimane, è ancora troppo presto per dare un giudizio, ma non credo si riuscirà a fare granché. Non ci sono soldi, non ci sono risorse, ma soprattutto mancano le persone in gamba, le competenze. Quasi tutti i diplomati vanno a fare l'università al nord, tantissimi giovani lavorano al nord e tornano qui solo per le vacanze.

Se non riparte il sud, l'Italia non ce la può fare. E fare ripartire il sud dovrebbe essere più facile perché è messo peggio, e basta poco per migliorare.

Quindi, cari amici imprenditori del nord: venite a investire nel sud d'Italia! Compratevi le case al mare in Sicilia, costano poco; venite a vedere quello che si può fare. C'è tanto da sfruttare, da produrre, da far crescere; per esempio, prendete la pasticceria e la tavola calda siciliana e esportatele nel mondo: altro che panino di MacDo, volete mettere le arancine siciliane?

Venite ad investire qui al sud e fatelo crescere, perché qui da soli non ce la faranno mai.


martedì 16 giugno 2015

La luminara

Oggi c'è la luminara a Pisa, e me la perderò. Mi viene un po' il magone a pensarci. La festa della Luminara è davvero molto speciale, con tutti quei lumini ai palazzi, e le barche sul fiume, e i fuochi d'artificio. E Pisa mi manca tanto. Accidenti.

(Foto Muzzi, da iltirreno.geolocal.it)
Poi però penso che sono tanti anni che non vado alla luminara, e mi ricordo anche perché: c'è troppa gente. Per arrivarci devi camminare qualche chilometro; non si riesce a muoversi se non a gomitate, non parliamo poi se hai un passeggino o dei bimbi piccoli; trovare un posto decente per vedere i fuochi è una vera impresa; in borgo da qualche anno mettono la musica a palla. Insomma, la luminara è bella ma molto faticosa.

E' il destino delle cose belle: a un certo punto diventano popolari, anche troppo, e allora diventa difficile godersele, a volte impossibile. Per farla breve, quando eravamo a Pisa spesso la vedevamo in TV.

E allora questo magone da dove viene? E' che uno si costruisce i ricordi sui propri sentimenti e desideri e tende a dimenticare la dura realtà delle cose. E quindi mi sono fatto in testa il santino della Luminara, ho aggiunto un po' di stelline brillanti, ho cancellato le magagne, e gli ho acceso qualche candelina davanti. E guai a chi me lo tocca.

venerdì 5 giugno 2015

L'information technology serve veramente?

Qualche tempo fa ho letto un post di Paul Krugman sull'impatto dell'information technology sulla nostra economia (purtroppo non riesco a ritrovarlo, se qualcuno di voi lo trova vi prego di mettermelo nei commenti).

Krugman osserva che tutti parlano dell'Information technology come una "rivoluzione", che ha cambiato totalmente le nostre vite, il notro modo di lavorare, di studiare, di informarci, di tenerci in contatto con gli amici, ecc. Tutti lo dicono, quindi deve essere vero. E allora perché l'impatto sull'economia (e in particolare sulla crescita del PIL) è così modesto?

E' un dato di fatto: se guardiamo alla crescita nei paesi occidentali negli ultimi vent'anni, dove la rivoluzione di Internet e dell'informatica ha dato per prima i suoi frutti, vediamo una crescita modesta e ben due crisi economiche nel frattempo. Forse che l'impatto dirompente è stato appunto frenato dalle due crisi? Poco probabile.

Se guardiamo ad altre tecnologie dirompenti nel passato (l'industrializzazione e la produzione di massa, l'introduzione dei materiali plastici, la diffusione degli antibiotici, ecc.) possiamo collegarle a crescite della produttività a doppia cifra. Ci sono state cose, che ora diamo per scontate, che hanno davvero cambiato la vita dei nostri nonni e dei nostri padri. E perché l'informatica non ha provocato crescite del PIL altrettanto dirompenti? Forse è ancora una tecnologia immatura e darà i suoi frutti nel futuro? Forse i media tendono a pompare troppo l'importanza dell'informatica?

Krugman dice di non avere una risposta. Azzarda qualche ipotesi, ma tutte poco convincenti. 

Ne ho discusso con i colleghi, che sembravano tutti un po' perplessi: non ci avevano mai pensato. Siamo così immersi nell'"hype", nell'entusiasmo per gli smartphone luccicanti nelle nostre mani, siamo così presi dall'immaginare la tecnologia futura che non ci siamo mai accorti veramente di quale impatto reale la tecnologia odierna abbia prodotto nelle nostre vite.

Io credo che l'informatica non abbia davvero prodotto un incremento della "quantità" di cose che riusciamo a fare (cioé della produttività), quando della "qualità" con cui le facciamo. Vi faccio un esempio.




Il mio collega è un super geek: ha un PC fisso e un laptop, una tablette che usa per lavoro, il cellulare e lo smartwatch. E sostiene di usarli tutti durante il giorno, per motivi diversi ovviamente.

"Per esempio", mi ha detto, "per correggere le tesine degli studenti uso la tablette: così evito di portarmi dietro tonnellate di carta e ce le ho sempre li con me, per esempio per leggerle durante il tragitto in metro".

"Ok", gli ho chiesto, "ma alla fine riesci a correggere più tesine in meno tempo, oppure più o meno lo stesso numero di tesine?"

"Correggo più o meno lo stesso numero di tesine, più o meno nello stesso tempo".

Dunque, grazie alla tablette non è aumentata la sua produttività, ma la qualità del suo lavoro. Potrei fare tanti altri esempi come questo. Organizzare dei meeting usando il calendario sullo smartphone invece che l'agenda cartacea forse vi farà risparmiare qualche minuto, ma è soprattutto più comodo. I meeting aziendali vengono ancora oggi fatti per la maggior parte di persona, le teleconferenze non hanno mai davvero preso piede, ne hanno aumentato la nostra produttività in maniera significativa. Eccetera.

Insomma: il fatto di usare un PC e/o un altro apparecchio informatico vi fa lavorare meglio, ma non necessariamente di più di quanto facevato 20 anni fa.

Certo, ci sono degli ambiti in cui l'uso dell'informatica è ormai fondamentale: la grande distribuzione, la progettazione CAD, etc. Ma se ci pensate bene, il guadagno in termini di produttività non è "il doppio", semmai una percentuale non troppo elevata.

Insomma, maggior qualità di vita e di lavoro, non necessariamente maggior quantità di lavoro svolto. E la qualità non è sempre facilmente misurabile in termini numerici.

E voi che ne pensate: siete d'accordo con me?

lunedì 4 maggio 2015

Primo maggio alla Louche

Il primo maggio siamo stati alla "Louche d'Or" una simpatica manifestazione che si svolge ogni anno a Lille, quest'anno nel quartiere di "Wazemme". La "louche" sarebbe il mestolo, e la manifestazione è una gara tra "zuppe" preparate da associazioni e semplici cittadini privati. Il tutto arricchito da spettacoli di strada, musica e ... tanta birra.

Ecco due degli spettacoli che ho avuto la prontezza di filmare:




E un po' di musica country:


Diciamo che gran parte del pubblico era composta da bobos (bourgeois-bohème) e persone genericamente di sinistra. Che alcuni erano mascherati come a carnevale e giravano tra la gente tra frizzi e lazzi. Che c'era la birra che scorreva a fiumi, ma nessuno s'è ubriacato. Che c'era gente che puliva le verdure e cucinava la zuppa davanti ai nostri occhi. Che gli assaggi di zuppa erano gratis, e abbiamo anche comprato una mini-zuppiera per assaggiare meglio senza sprecare bicchieri di carta. Che c'era un bel sole, inusuale da queste parti. Che abbiamo assaggiato zuppe di tutti i tipi, alcune insolite, altre proprio gustose. Che Ginny si è divertita da matti sugli scivoli del parco giochi dentro la piazza. Che c'era davvero tanta gente allegra, tanto da non riuscire a passare tra le vie.  

L'anno prossimo ci si riviene, promesso.


PS: con tutto quello che succede in Italia, un post leggero ogni tanto ci vuole.

venerdì 20 marzo 2015

In volo con gli aquiloni

Qui in Francia fanno un programma alla TV che si intitola "On n'est pas que des cobayes" (siamo solo delle cavie) un programma molto divertente che racconta un pochino di scienza divertendo. Ai miei figli piace tantissimo, non se ne perdono una puntata. A ogni puntata all'equipe dei protagonisti vengono presentate delle sfide più o meno assurde: fare più di 20 salti lanciando una pietra in uno stagno, oppure perforare un muro lanciando una moneta, congelare una bolla di sapone, ecc. Alcune sfide sono un po' sciocche, altre più interessanti. In ogni modo, il cuore del programma non è tanto la sfida ma quanto la preparazione: infatti i protagonisti interpellano degli esperti del settore, spesso dei ricercatori del CNRS, per farsi spiegare come funziona il fenomeno fisico alla base, e le strategie da utilizzare per vincere la sfida. Tutto è molto scherzoso, il programma è leggero ma si imparano cose molto interessanti. Oggi ho visto una sfida che mi ha fatto un po' emozionare: come sollevarsi in volo con un aquilone. Ve la propongo qui sotto in streaming (spero si possa vedere anche al di fuori della Francia). Se non avete voglia di guardarvela tutta (niente sottotitoli, mi dispiace!), andate al minuto 8:30 dove cominciano a far volare l'aquilone.


EM65 Défi : s’envoler avec un cerf volant ! par cobayesF5

Credo che sia un'idea molto carina per un programma. Chissà che ne pensano i miei divulgatori scientifici preferiti? Potrebbe funzionare in Italia? (Segalatemi se avete problemi a visualizzare il video).

lunedì 16 marzo 2015

Di rondini, primavere, e jobs act

Il noto blogger Enrico Sola va scrivendo su twitter e su facebook che tre giovani che conosce verranno assunti proprio grazie al Jobs Act, e allora si vede che è proprio una buona legge.

Dice il saggio: "una rondine non fa primavera", e "tre giovani assunti non fanno una buona legge".

(una rondine dal sito http://www.ornitologiaveneziana.eu/)
Più degna di attenzione sembra essere quest'altra dichiarazione di Tito Boeri, novello presidente dell'INPS: "Nei primi 20 giorni di febbraio sono 76 mila le richieste arrivate dalle imprese per accedere alla decontribuzione per assunzione a tempo indeterminato".

In effetti questi sembrano essere gli effetti causati dal Jobs Act vero e proprio: richieste di decontribuzione = accedere alle agevolazioni della nuova legge.

Il problema da capire adesso è se queste richieste arrivano semplicemente per una mera convenienza economica (incassare i contributi), oppure se effettivamente può essere un segnale che sta ripartendo l'economia.

Non fraintendetemi: io spero con tutto il cuore che riparta l'economia e le imprese assumano. Però voglio anche capire che sta succedendo e se ci muoviamo nella giusta direzione.

Il Jobs Act da sè non può far ripartire l'economia, perché lavorare e produrre di più non porta automaticamente più soldi nelle casse delle imprese: bisogna anche vendere la produzione a qualcuno.

Se e quando ci sarà una ripresa, il Jobs Act potrebbe in effetti facilitare le aziende ad assumere a "tempo indeterminato" (con tutti i limiti di questo nuovo "tempo indeterminato") invece che a contratto, sia perché spendono meno (o beccano più contributi), sia perché nel caso di licenziamento se la cavano più facilmente.

Se però la ripresa non arrivasse, il Jobs Act rischia di mettere pressione affinché i dipendenti più anziani vengano prepensionati in favore di contratti "a tempo indeterminato" del nuovo tipo. In questo caso non si avrebbe affatto un aumento dell'occupazione, e avremo speso un po' di contributi pubblici senza ottenere un vantaggio diretto e immediato (se non quello di introdurre più velocemente la nuova forma di contratto). Insomma, introdurre flessibilità nel mondo del lavoro è sempre un'arma a doppio taglio, e fino ad ora ai politici italiani non è andata tanto bene con le "riforme" precedenti.

In tutti i casi, a me sembra troppo presto per valutare questa legge. Possiamo commentarla, fare ipotesi di scuola, o ipotesi a capocchia come quella mia e quella di Suzuki Maruti, ma non possiamo tirar le somme di una legge che mira a cambiare radicalmente il mercato del lavoro italiano dopo solo 2 mesi scarsi dalla sua entrata in vigore. Bisognerà aspettare molti anni per valutarne gli effetti considerandone tutti gli aspetti economici e sociali.

E invece, siamo già alle "prime valutazioni", alle esultanze e alle proteste vibranti, e ogni piccolo movimento in un senso o nell'altro causa polemiche a mai finire.

L'Italia, insomma.

giovedì 12 marzo 2015

Al Louvre

Domenica scorsa siamo stati al Louvre.

Non a quello a Parigi, ma alla sezione distaccata di Lens.

Lens è una cittadina a circa 40 Km da Lille, nel bel mezzo dell'ex bacino minerario. La presenza delle vecchie miniere di carbone è evidente dalle tante "collinette" fatte di materiale di scavo delle miniere che si vedono un po' dovunque intorno alla città.

La regione ha vissuto una forte immigrazione all'inizio del secolo, persone che venivano a lavorare nelle miniere. E naturalmente, anche di tanti italiani, che poi sono rimasti qui con la famiglia. E' per questo che nella regione ci sono così tanti italo-francesi di seconda o terza generazione, come si può notare dai molti cognomi prettamente italiani. Fare il minatore nelle miniere di carbone non doveva essere un lavoro di tutto riposo, ovviamente. I minatori venivano chiamati "les gueules noires" (i musi neri), ovviamente in maniera un po' spregiativa.

Dopo la chiusura delle miniere c'è stata una crisi tremenda nella regione, che infatti è diventata la regione più povera della Francia, e si sta riprendendo solo recentemente, anche grazie all'uso dei fondi europei. 

E' anche per questo che il Louvre ha deciso di aprire una succursale da queste parti.

Il museo è molto bello, anche se certamente non paragonabile alla sede centrale di Parigi. Siamo andati a vedere un'esposizione temporanea sugli animali al tempo dei Faraoni, e poi abbiamo visto anche la "Galleria del tempo".

Una delle cose che mi è piaciuta di più è che al piano sotterraneo, dove c'è il guardaroba, hanno allestito una sala multimediale molto bella. La sala ha una vista sui depositi del museo, che a quanto pare sono visitabili su appuntamento, e alcuni tavoli sui quali sono disponibili dei touchscreen che spiegano alcune cose. Quello che vedete nella foto qui sotto era una analisi interattiva della "Sant'Anna" di Leonardo da Vinci.

La vergine, il bambin gesù e Sant'Anna, spiegato bene.
 Ed ecco quello che si vedeva dei depositi. Su una parte della vetrata venivano proiettate delle immagini, e ovviamente la zona era sensibile al tatto, quindi potevi esplorare un modello 3d del deposito per vedere come venivano conservate le opere d'arte.

I depositi del Louvre Lens

I figli e la moglie giocano con i display.
Un coccodrillo mummificato nella sezione egiziana.

Il museo è stato costruito proprio al di sopra di una delle vecchie miniere

Qui una volta c'era un pozzo profondo fino a 560 metri

Insomma, è stata una bella giornata, e vi consiglio di andarci prima della fine del 2015 perché per quest'anno il museo è gratuito, grazie ai finanziamenti della regione. Bisogna approfittarne!



martedì 10 marzo 2015

Addio Friendfeed

Ieri Facebook ha annunciato la chiusura di FriendFeed, il 9 aprile 2015. 

Cos'era?

Era un Social Network, ovvero un posto dove le persone potevano interagire, ma era anche una piccola comunità di persone che ormai si riconoscevano tutte dai nickname. Si scrivevano "post" e si commentavano, si potevano mettere i like. Rispetto ad altri SN all'epoca della sua fondazione era molto "innovativo".

Ad un certo punto è stato acquistato da Facebook, che l'ha tenuto aperto per 5 anni circa, senza più svilupparlo. E poi ha deciso di chiuderlo
  
Cosa aveva di speciale?

Non lo so. O meglio, ho qualche idea, ma confusa: le stanzette; la discussione in real-time, tipo chat; i block e i lucchetti. Non saprei quale di queste cose è stata più importante. Probabilmente le persone. Come dice Cameron Neylon:
It is the combination of functionality and the community that makes the experience so rich.
Ultimamente c'erano sempre meno utenti. Ma quelli che sono rimasti ne sono molto appassionati, tanto che adesso siamo quasi tutti disperati per la chiusura.

E tu, che ci facevi? 

Non molto. Stavo molto (ma molto) ai margini della mischia. Ma è stato divertente finché è durato. E' li che ho "conosciuto" gente simpaticissima, anche se solo in maniera "virtuale" (tranne pochissimi che ho poi incontrato dal vero). E' il SN che mi ha fatto sentire più a mio agio di tutti, grazie a delle persone davvero meravigliose. E mi mancherà tantissimo.


Non potete andare su un altro SN? Per esempio su FB!

Eh, ci stiamo pensando. Ma non sarà la stessa cosa, ne siamo più che consapevoli. Si perderanno pezzi, amicizie, legami, gruppetti. Non so come spiegarvelo, ma non sarà lo stesso. E poi si perderanno pezzi di storie che ci hanno fatto ridere, piangere ed emozionare.

Le cose nascono e muoiono sempre più velocemente, non c'è neanche il tempo di abituarsi. Io sento l'esigenza di rallentare un po', forse la sentono tutti quelli più o meno della mia generazione?

Alcuni commenti

Io non ho tanta voglia di commentare, e poi l'hanno fatto altri molto meglio di me. Se avete voglia di commuovervi un pochino, ecco una serie di link a "obituaries" (che forse aggiornerò man mano):

Beh, ragazzi, #cisivedeingiro (sniff)

lunedì 9 marzo 2015

La sveglia

Oggi, mentre guardavo distrattamente Twitter, vedo questo twit:

Vado a guardare il post e scopro che Tim Cook, CEO di Apple, si sveglia solitamente alle 3:45, e oggi ha fatto un'eccezione per essere più riposato: si è alzato alle 4:30.

A parte che io sono il tipo che trova molto duro svegliarsi alle 7:00. A parte che dopo essermi svegliato mi servono 45 minuti e almeno 2 caffé per cominciare a capire come mi chiamo. A parte che di fare attività fisica prima di 3-4 ore dal risveglio non se ne parla proprio.

Ognuno ha le sue abitudini, ed evidentemente Tim Cook si trova bene così. Che abbia sentito l'esigenza di twittarlo mi rende un po' perplesso, ma probabilmente fa tutto parte della pre-tattica il giorno dell'annuncio dell'orologio apple.

Mi sembra che qui sia sottointeso che Tim Cook si alza così presto perché ha un sacco di cose da fare (rispondere a e-mail, quindi lavoro) e a giudicare dall'ambiente in cui lavoro, deve essere uno stakanovista da almeno 12-15 ore al giorno. Probabilmente a Tim Cook piace tantissimo il suo lavoro, beato lui, e le tante ore di lavoro non gli pesano poi tanto. Insomma, bravo Tim Cook che lavora tanto ed è tanto mattiniero (anzi: notturno), e tanti auguri a lui ed a Apple. Per quanto mi riguarda, io preferisco di gran lunga dormire la notte, e lavorare un po' meno di così.

E a Francesco Costa volevo dire: "sensi di colpa"? ma davvero, sei sicuro? Io per niente.

sabato 7 marzo 2015

Bilingue


Oggi siamo stati invitati a pranzo da una famiglia francese. Li abbiamo conosciuti casualmente perché ci siamo ritrovati a mangiare allo stesso ristorante in due tavoli uno accanto all'altro, e abbiamo fatto subito amicizia. Qui al Nord non è difficile: la gente è in media molto simpatica, accogliente e disponibile (proprio come nel film "Bienvienue chez le ch'tis").

Eravamo a tavola e il discorso cade sulla lingua: i nostri amici si sono stupiti del fatto che noi parlavamo abbastanza bene il francese. Insomma, a dir la verità, io un po' meno: basta che apra bocca perché si senta immediatamente il mio forte accento italiano (per non parlare degli errori di grammatica). A mia discolpa c'è da dire che fino a circa 3 anni fa non avevo mai parlato francese, e che quindi son dovuto partire da zero. Discorso diverso per mia moglie Eleonora che parla molto bene il francese, anche se con un leggero accento; lei lo ha studiato e parlato fin da piccola, e sa esprimersi perfettamente.

Ma i veri fenomeni sono i miei due figli che dopo appena 2 anni e mezzo in Francia parlano perfettamente il francese, e senza alcun accento straniero.  Nonostante sia una cosa a cui ormai mi sono abituato, mi stupisco sempre quando ci penso: in particolare, Edoardo, che ha adesso 11 anni, ha frequentato la scuola in Italia fino alla terza elementare, poi sempre in Francia, e adesso che è in prima media è uno dei primi della classe in francese.

La giornata è stata molto divertente e spensierata, siamo contenti di esserci fatti questi nuovi amici e venendo via ci siamo ripromessi di frequentarci più spesso.

In macchina, mentre tornavamo, alla radio c'era una di quelle canzoni melodiche francesi un po' parlate (che a me in genere non piacciono per niente), e il "cantante" parlava molto velocemente: distratto dalla guida e poco concentrato non capivo di cosa stesse parlando.

- Edoardo, di che parla la canzone?
- Mah, d'amore, cose così: ma davvero non la capisci, papà?
- Non sono concentrato, molte parole mi sfuggono.
- Ma come è possibile che non la capisci? è talmente semplice, non c'è bisogno di concentrarsi.
- Eh. Tu non hai bisogno di concentrarti, io invece si. Non sono mica bilingue come te!

Insomma ho i figli bilingue, sappiatelo.