giovedì 17 gennaio 2013

Dittature

Leggendo il post di Luca stasera sono incappato per l'ennesima volta nella "dittatura del relativismo", tanto citata da  Benedetto 16esimo. E mi sono messo a pensare a quanto siano importanti le parole e a quanto i chierici siano bravi nell'utilizzarle sapientemente.

Pensateci. Cos'è il contrario del relativismo? L'assolutismo. Ma B16 non può affacciarsi al balcone a menzionare direttamente l'assolutismo: la parola è troppo gravida di significati negativi. Anche se Iddio è l'Assoluto, anche se i valori proclamati dalla religione cattolica sono assoluti, la parola stessa e le parole da essa derivate hanno connotati non positivi, almeno nella nostra epoca di libertà di pensiero e parola.

Ma se non si possono proclamare le delizie dell'assolutismo, allora che si fa? Ovvio: si denigra il suo contrario. Ma non basta dire "relativismo cattivo", ci vuole un'espressione negativa, anzi ripugnante. E che c'è di peggio di una dittatura? Ed ecco lo spauracchio: la dittatura del relativismo, radice di tutti i mali del nostro tempo.

E io mi immagino uno vestito come Mussolini che si affaccia al balcone di piazza Venezia e strilla: "vi ordino di pensare con la vostra testa! Siete liberi di dire quello che vi pare, ve lo impongo!"

Che ossimoro geniale! Ribaltare una delle proprietà dell'assolutismo sul suo contrario! Sono o non sono dei bei marpioni?

6 commenti:

  1. Il Papa ha sostanzialmente ragione. Il relativismo - ovvero, l'idea che tutto sia relativo, compresa l'idea di bene e di male e che quindi, in ultima istanza, possa essere l'uomo a decidere che cosa è bene e cosa è male - è un grosso errore del nostro periodo storico.
    Esiste infatti una verità assoluta che è quella che ci è stata consegnata da Gesù "estendendo" (in termini sia geografici che di contenuto) quella precedentemente consegnata al popolo di Israele.
    Detto questo, la "dittatura del relativismo" consiste in uno stato o in una società che non accetta che per un individuo possa valere un'idea assoluta e ritiene che tutti debbano pensare che tutto sia relativo. Facciamo un esempio concreto e scottante: non so quale sia la legislazione corrente in materia (ma spero che esista l'obiezione di coscienza), ma se lo stato imponesse a un medico cattolico di prescrivere la pillola abortiva ai richiedenti indipendentemente da cosa pensa, lo obbligherebbe (dittatura) a dover pensare che tutto è relativo, compreso il concetto di vita e di essere umano. Questo è solo un esempio, e spero che le cose non stiano così. Penso però che negli anni a venire ci saranno circostanze in cui si obbligherà a negare una verità assoluta in nome di un relativismo diffuso.
    Capisco che per chi non ha incontrato Gesù nella propria vita, tutto questo sia assurdo. La mia esperienza di vita, però, mi dimostra che il messaggio dei Vangeli è autentico: Gesù si lascia trovare ed è al fianco di chi desidera incontrarlo.
    Ho avuto la grazia di nascere in una famiglia cristiana. Nonostante questo, ho sentito la necessità di verificare di persona ciò che mi era stato insegnato.
    Ho così cominciato un percorso personale con lo scopo di capire se questo Dio c'era oppure no. Oggi posso dire di averlo trovato, e di averlo sentito al mio fianco in tutte le prove più difficili della vita (non ultima quella attuale nel gestire un figlio piuttosto difficile). Per questo penso che giungere in fondo alla propria vita senza aver mai incontrato Gesù significa aver sprecato l'unica occasione che c'era stata data.
    Alla Chiesa è stato affidato il compito di portare questa verità a tutte le persone che desiderano riceverla. E l'intervento del Papa (far presente agli uomini che non è vero che tutto è relativo) mi sembra che rientri perfettamente in questo contesto. Purtroppo, esiste una discrepanza tra ciò che viene annunciato dalla Chiesa ed il comportamento di una buona parte del clero. Questo, seppure scandalizzi e allontani inevitabilmente le persone, non rende meno vero il messaggio contenuto nei vangeli, ovvero che esiste una Verità assoluta.

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    1. Ciao Claudio, ti tranquillizzo: in Italia esiste l'obiezione di coscienza. Detto questo eviterei proprio questo esempio sull'aborto. E' materia delicata, non tutti siamo d'accordo, io stesso sono pieno di dubbi. Magari ne parliamo a voce un'altra volta, perché è cosa lunga. Ecco, io sono relativo per eccellenza, perché il dubbio è il mio mestiere.

      Sono contento che tu abbia trovato la tua strada nella verità rilevata di Gesu, io invece no, e non è che non abbia tentato nel passato. Ho letto tutta la Bibbia da piccolo, perché avido lettore, e sebbene non ricordi più i dettagli, qualcosa mi è rimasto: fatto il catechismo, preso la comunione, frequentato i salesiani. Insomma, ho fatto il percorso standard. Ma alla fine ho deciso di abbandonare la Chiesa e pensare in maniera autonoma, di essere "relativo". Si, mi arrogo il diritto di usare la testa e valutare il bene il male secondo la "legge morale dentro di me".

      Detto questo, a me non sembra che i problemi del mondo siano dovuti alla "dittatura del relativismo": a me sembra invece che, guardando al passato, le più grandi dittature, le peggiori guerre, siano state guerre tra assolutismi, e spesso guerre tra religioni. Ognuno vuole imporre il proprio pensiero assoluto: e se uno pensa di avere assolutamente ragione, è chiaro che non c'è spazio per quell'altro che la pensa diversamente: egli ha necessariamente torto. L'assolutismo porta necessariamente alla dittatura, mentre il relativismo quasi mai. Anche nell'esempio che poni, per quanto riguarda il punto di vista del laico ci sono due esigenze in contrasto: la donna che vuole abortire, e il medico che vuole obiettare. Come detto, c'è l'obiezione, e la donna si dovrà trovare un medico non obiettore; e capisco che dal punto di vista anti-abortista, l'esigenza del dottore prevalga su quella della donna. Sono discorsi complicati, io eviterei però di parlare di dittatura in questo caso, non credi?

      Per andare al nocciolo della questione. Tu sai che la verità è quella di Cristo, e ne sei sicuro. Ma io no, e allora come si fa? D'altronde, non è che come verità sia autoevidente. Cioè, su alcuni principi cardine di questa verità sono d'accordo anch'io: "ama il prossimo tuo come te stesso", "porgi l'altra guancia", "non uccidere", e così via, e ti assicuro che cerco di applicarli nella vita di ogni giorno anche se sono ateo.

      Altre "verità", chiamiamole "indirette", sono meno evidenti. E però, se sei cattolico, le devi accettare comunque. Per esempio questa faccenda dei gay che sarebbero "malati", e delle unioni tra omosessuali che "minerebbero le fondamenta della famiglia tradizionale". Io, se permetti, vorrei applicare il pensiero critico e chiedo: "Perché? Quando mai Gesù ha parlato degli omosessuali? Mi devo quindi fidare del clero che interpreta e mi propone le sue verità?". E lo stesso dicasi per le faccende legate al sesso, al sesso prematrimoniale, al sesso dei sacerdoti, al divieto di usare preservativi, e così via. Su tutte queste cose non ci sono verità rilevate nelle scritture, o, se ci sono, sono interpretabili. Perché devo credere anche alle interpretazioni ufficiali della Chiesa? D'altro canto, non mi sembra che due omosessuali che si amano facciano del male ad altra gente, non contraddicono i principi universali dell'amore, e quindi perché su questo bisogna accettare la morale della Chiesa Cattolica?

      E anche assumendo che questi siano peccati: non siamo forse tutti responsabili davanti a Dio? Non è alla fine lui a giudicare le nostra azioni? Che c'entrano il papa e il prete?

      Alla fin fine, io preferisco la dittatura del relativismo.

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    2. Scusate, se mi intrometto.

      "obbligherebbe [il medico] (dittatura) a dover pensare che tutto è relativo, compreso il concetto di vita e di essere umano"

      Non direi, "a pensare". Al massimo lo obbligherebbe a prestare un servizio che, intraprendendo la carriera di medico, sapeva di dover assolvere - anche solo in termini probabilistici - in un contesto in cui l'aborto e le pratiche anticoncezionali sono ammesse.
      Diverso sarebbe se aborto e contraccezione fossero introdotti dopo l'inizio dell'attività del medico; in questo caso, la facoltà di obiezione sarebbe sacrosanta e non opinabile.


      Più in generale sul relativismo.
      Ritengo che nella questione del "relativismo" ci sia un aspetto comunemente male interpretato.
      In realtà, persone "relativiste" (come il sottoscritto e, da quel che ho inteso, il padrone di casa) non è vero che ritengono che qualsiasi "idea di bene e male" sia egualmente valida, se prendiamo come minimo presupposto l'autodeterminazione dell'individuo. Semplicemente, i princìpi non derogabili del proprio ideale etico si limitano a pochi punti fondamentali - che potremmo sintetizzare forzatamente con la frase "comportarsi nel rispetto delle libertà altrui" - al di là dei quali le persone possono fare ciò che vogliono, e valutare man mano se un dato comportamento può avere risvolti che in qualche modo si possano considerare nocivi oppure no.
      Quindi, in funzione di un rapporto di convivenza civile, la differenza tra un "relativista" e un "assolutista" sta solo nella quantità e nella pervasività dei precetti morali, non nella loro… qualità.

      Naturalmente, una differenza radicale c'è, e risiede nella connotazione trascendentale del concetto di "Verità assoluta", ma qui si entra in terreno psicologico e non vorrei farla troppo lunga. Ho già parlato troppo.

      Un saluto
      Marcoz

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  2. Attento Giuseppe che troppo relativismo porta a diventare libertari! ;-)
    Battute a parte, condivido molto la precisazione di Marcoz sull'interpretazione dei "relativisti" come semplici "minimalisti", almeno in campo etico.

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  3. @hronir, ma io sono un po' libertario in fondo. Un libertario socialista. Ce ne sono? Ci sono libertari di tutti i tipi, ci saranno anche i socialisti. Se no li posso sempre inventare io!

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    1. Forse disattendendo il tono di questo tuo commento, provo a prenderlo sul serio.
      A Fabristol piace molto questa cosa che ci sono libertari di tutti i tipi, io personalmente, pur concedendo molta variabilità, faccio fatica a concepire senza contraddizioni un libertario socialista (se non vogliamo stravolgere troppo il significato del termine socialista).
      Ad ogni modo sì, il termine "libertario" è particolarmente "minimale" e si limita a segnalare che metti al primo posto il rispetto per le libertà individuali di ciascuna persona: per il resto sei libero di scegliere il tuo stile di vita come meglio reputi!

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