Leggendo il post di Luca stasera sono incappato per l'ennesima volta nella "dittatura del relativismo", tanto citata da Benedetto 16esimo. E mi sono messo a pensare a quanto siano importanti le parole e a quanto i chierici siano bravi nell'utilizzarle sapientemente.
Pensateci. Cos'è il contrario del relativismo? L'assolutismo. Ma B16 non può affacciarsi al balcone a menzionare direttamente l'assolutismo: la parola è troppo gravida di significati negativi. Anche se Iddio è l'Assoluto, anche se i valori proclamati dalla religione cattolica sono assoluti, la parola stessa e le parole da essa derivate hanno connotati non positivi, almeno nella nostra epoca di libertà di pensiero e parola.
Ma se non si possono proclamare le delizie dell'assolutismo, allora che si fa? Ovvio: si denigra il suo contrario. Ma non basta dire "relativismo cattivo", ci vuole un'espressione negativa, anzi ripugnante. E che c'è di peggio di una dittatura? Ed ecco lo spauracchio: la dittatura del relativismo, radice di tutti i mali del nostro tempo.
E io mi immagino uno vestito come Mussolini che si affaccia al balcone di piazza Venezia e strilla: "vi ordino di pensare con la vostra testa! Siete liberi di dire quello che vi pare, ve lo impongo!"
Che ossimoro geniale! Ribaltare una delle proprietà dell'assolutismo sul suo contrario! Sono o non sono dei bei marpioni?